1. Fare un planning dettagliato

Senza orari da rispettare, il rischio di perdersi in cose inutili è altissimo. Ecco perché ogni giorno bisognerebbe dedicare qualche minuto a pianificare ciò che si farà l’indomani. «È necessario decidere con precisione quante ore trascorrere alla scrivania, imponendosi delle scadenze quotidiane» dice Igor Graziato, psicologo del lavoro a Torino. «Durante il tempo stabilito, per esempio dalle 9 alle 13, tutto quello che non appartiene alla sfera professionale, come la telefonata con l’amica o l’appuntamento dall’estetista, deve essere evitato». Per rispettare le scadenze, è utile scrivere su un foglio tutto ciò che va fatto entro la fine dell’orario di lavoro. E spuntare via ogni voce a mano a mano che la si porta a termine.

2. Programmare i momenti di recupero

Gestire il tempo significa anche impedire che il lavoro invada ogni attimo della giornata. Restare al computer fino a tarda sera, per esempio, deve essere un’eccezione causata da un imprevisto, mai la regola. «Come si programmano le ore di lavoro, si devono prevedere anche quelle destinate allo svago e alla famiglia, che vanno rispettate al pari delle prime» raccomanda lo psicologo. «Se dopo le 13 l’agenda prevede un pranzo tra amiche, bisogna fare di tutto per non rimandare l’impegno preso. Senza pause di decompressione, del resto, è impossibile riprendere il lavoro in maniera produttiva».

3. Assecondare i ritmi

Non tutte le persone danno il massimo appena sveglie, nonostante la mente sia fresca e riposata. C’è anche chi, magari dopo una mattina dedicata alle faccende domestiche, solo dopo pranzo si sente pronto a pensare al lavoro e a stare alla scrivania fino alla sera. «Accade perché la capacità di concentrazione cambia nell’arco della giornata, a seconda anche dei bioritmi personali» spiega Igor Graziato, psicologo del lavoro. «Se si può, è sempre meglio assecondarli e mettersi al lavoro durante le ore più favorevoli».

4. Rispettare i riti

Chi ha sempre lavorato in un ufficio lo sa bene: ci sono alcuni gesti, come fare colazione al bar o leggere il quotidiano, che aiutano a iniziare la giornata di lavoro. «Sono dei veri e propri riti preparatori che predispongono la mente all’impegno successivo» spiega il Igor Graziato, psicologo del lavoro. «Purtroppo, quando la scrivania è nella stanza attigua alla camera da letto c’è il rischio che i tempi si accorcino e questi rituali spariscano per la frenesia di accendere il computer.

Non deve accadere». Soprattutto chi passa da un lavoro dipendente a quello di freelance deve provare a mantenere le stesse abitudini. Non si tratta di una perdita di tempo, perché i piccoli riti quotidiani rendono poi la giornata più fruttuosa.

5. Evitare le tentazioni

Lavorare a casa significa diventare il capo di se stesse e riuscire ad autoimporsi delle regole per non perdere la concentrazione. «La prima mossa è riconoscere le possibili distrazioni e fare in modo che non siano a portata di mano» consiglia Enrico Parpaglione, psicologo a Torino. Qualche esempio? Nessun giornale di gossip o album di fotografie sulla scrivania. Mai la pagina del social network costantemente aperta. E, se si dispone di due linee telefoniche, il cellulare privato deve restare spento.

6. Sgombrare la mente

Si può anche far sparire ogni fonte di distrazione dall’home office, ma spesso ciò che fa volare la fantasia è nella propria mente. «Chi non si concentra non fa altro che pensare di continuo a qualcosa di diverso rispetto a ciò che sta facendo» precisa Enrico Parpaglione, psicologo. «Quasi sempre riflette su un avvenimento passato o su uno futuro, con il risultato di non essere mai centrato sul presente. La soluzione a portata di mano è provare ad ascoltare il proprio respiro: un paio di minuti, a occhi chiusi, per rientrare in contatto con il corpo e ritornare con la mente al momento che si sta vivendo».

7. Essere elastici

Il vantaggio dell’home working è la flessibilità. Conservarla è un modo per lavorare meglio. «È inutile imporsi di restare concentrate per un’ora di fila: di solito, su 60 minuti l’attenzione resta alta per i primi 45, poi tende a calare» spiega Igor Graziato, psicologo del lavoro. «A volte, anziché combattere contro la voglia di pensare ad altro, che di per sé è un motivo di distrazione, conviene cedere. A patto, però, di ritornare su ciò che si stava facendo entro un tempo prestabilito». Se a un certo punto si muore dalla voglia di aprire un giornale on line per leggere le ultime notizie, è meglio farlo: una decina di minuti, poi di nuovo al lavoro.

8. Coltivare le pubbliche relazioni

«Occorre sfruttare tutte le occasioni di incontro con altre persone dello stesso settore» suggerisce Paola Cenni, psicologa del lavoro. «L’ideale è segnare sul calendario ogni evento interessante, come convegni e workshop, e fare di tutto per partecipare. È un modo per sentirsi meno isolate, ma anche per gratificarsi e cogliere al volo delle opportunità che, se si resta sempre a casa, rischiano di sfumare».

9. Tenere un’agenda telefonica curata

«Quello che manca spesso ai professionisti che lavorano da casa è il supporto che potrebbero ricevere dai colleghi e dai superiori» sottolinea Paola Cenni, psicologa del lavoro. «In ufficio, se c’è un momento di incertezza, basta un confronto con chi coordina il progetto o un suggerimento da parte di un collega di lavoro e subito si supera l’impasse. Ecco perché è davvero indispensabile avere sottomano un elenco di numeri utili: l’associazione professionale, il tecnico del computer, ma anche quello della la vicina di scrivania di quando si lavorava in azienda e con la quale si è rimaste amiche».

 

 

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