A che cosa serve passare la mattina a scuola senza smartphone? Ci hanno chiesto imbronciati i nostri alunni, reagendo all’inasprimento del divieto di usare i cellulari a scuola.
Come i ragazzi difendono lo smartphone a scuola
Tanto, se vorremo distrarci a lezione, potremo sempre disegnare o guardare per aria… Che scemenza che il telefono non ci fa fare amicizia: abbiamo amici dappertutto grazie ai social. È solo un modo di relazionarsi diverso dal vostro, non vuol dire che sia sbagliato. E poi stare senza telefono anche all’intervallo è assurdo: si sa che la scuola ci mette ansia, all’intervallo abbiamo bisogno di decomprimere.
Lo smartphone è un anti ansia, a scuola e fuori
Sono pronta a ricevere tutta la loro rabbia, a sentire le loro ragioni e poi a cercare di persuaderli. Poi mi fermo: la scuola non è sempre stata ansiogena, se non un po’ le verifiche e le interrogazioni. Invece i nostri alunni parlano dell’ansia di stare in mezzo alle persone – ai professori ma anche ai loro coetanei – e questa è una cosa nuova. Stare qualche ora senza telefono forse serve proprio a questo, ad abituarsi a stare nelle emozioni fastidiose, senza fuggire subito in un mondo virtuale che seda la noia, l’imbarazzo, la solitudine, l’ansia… Questo vale anche per noi adulti, che tiriamo fuori il telefono in ascensore per sfuggire al silenzio di una corsa col vicino, ma ancora di più per gli adolescenti, il cui cervello si costruisce per potatura sinaptica: ciò che non si usa, si perde.
Lo smartphone aiuta anche noi adulti a fuggire
Probabilmente hanno ragione gli alunni quando dicono che le amicizie, quelle vere, non sono cambiate, né per qualità né per quantità. Sono le capacità relazionali di base a intorpidirsi quando le interazioni sono spesso virtuali, perché si perde l’abilità di interpretare il linguaggio del corpo, le espressioni facciali e il tono di voce. A scuola, in mezzo a tanta gente, si è bombardati da stimoli e informazioni che, se sono difficili da decifrare, mettono ansia per forza.
W l’intervallo senza smartphone
Vietare l’uso dei cellulari a scuola, in Italia e in tanti altri paesi del mondo, non ha lo scopo di creare studenti modello sempre attenti alle lezioni: quello che conta sono proprio i minuti dell’intervallo.