Niente cellulare a scuola, di nessun ordine e grado. È sicuramente la novità principale di quest’anno e soprattutto quella che sta turbando maggiormente alcuni docenti, ma anche genitori. Da parte dei primi c’è il timore di non poter più svolgere alcune attività didattiche digitali in classe, da parte dei secondi le domande sulla gestione pratica del divieto corrono e animano in particolare le chat di classe, già roventi. Eppure in molte scuole lo smartphone era già “bandito” da tempo, come conferma un preside.
Dove tenere gli smartphone a scuola?
Il divieto di tenere smartphone in tasca, sopra o sotto i banchi, annunciato dal ministro dell’Istruzione, sta agitando qualche insegnante e alcuni genitori: si potranno mandare a scuola i figli con i cellulari nello zaino? Ci si limiterà a farli spegnere durante le lezioni? E in caso di necessità come si comunicherà con i figli? Se le chat dei genitori sono già affollate di domande, anche le segreterie scolastiche stanno ricevendo telefonate con richieste di chiarimenti. Il problema, però, si pone per quegli istituti che non hanno ancora deciso come regolamentare la gestione del divieto.
I dubbi logistici: come e quando ritirare i cellulari
Tra i più preoccupati c’è Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, che ritiene che il divieto di smartphone a scuola sia «totalmente irrealistico» da far rispettare. «È impensabile chiedere alle scuole di organizzare il ritiro e la riconsegna quotidiana di migliaia di dispositivi ogni giorno – ha spiegato Giannelli a Wired – quello che suggeriamo di fare è semplicemente di imporre un divieto all’interno del regolamento di istituto. Dopodiché, se qualcuno commette un’infrazione disciplinare, verrà punito». Eppure molte scuole prevedevano già misure di limitazione all’uso di cellulari.
Chi custodirà i cellulari durante le lezioni?
«Come preside di una scuola per lunghi anni posso testimoniare che vietare gli smartphone è fattibile», spiega invece spiega Mario Rusconi, presidente della stessa ANP di Roma, vicepresidente dell’ANP Lazio. «Nel nostro istituto i ragazzi hanno sempre consegnato il telefonino al bidello, all’ingresso a scuola, per poi recuperarlo all’uscita, a fine giornata. Non sono mai capitati incidenti di sorta, quindi non credo che sarà un problema proseguire con questa organizzazione. È sufficiente dotarsi di una scatola di plastica o metallo, custodita dal personale scolastico, magari con un lucchetto», prosegue Rusconi.

Multe o ritiro dei telefonini?
Alcuni rappresentanti dei sindacati, invece, temono proprio possibili “incidenti”, come furti o smarrimenti. Chi ne risponderebbe, in caso avvenissero? Per questi alcuni istituti, ai quali è demandato dal Ministero l’onere di decidere le modalità di applicazione del divieto, si stanno organizzando per evitare il ritiro degli smartphone all’ingresso, salvo far scattare multe – anche molto salate – nel caso in cui gli studenti siano colti in flagrante, in possesso del cellulare o mentre lo usano durante le lezioni. Chiaramente tutto sarebbe più semplice se le scuole italiane fossero dotate di armadietti, come negli Stati Uniti, il che eviterebbe il “sequestro” dei device.
La polemica sul “sequestro”
Un altro motivo di polemica riguarda, però, il “sequestro” che deve essere effettuato dei cellulari stessi: «Francamente mi meraviglio anche sentendo parlare di “coercizione”, a proposito del ritiro dello smartphone: da tempo si stigmatizza l’uso eccessivo dei device da parte dei ragazzi, salvo appunto lamentarsi quando si interviene per limitarne il ricorso, almeno a scuola. Credo, invece, che il divieto sia una misura opportuna, perché chiunque abbia lavorato a scuola sa che in classe è un grande distrattore. Tra l’altro è quasi impossibile per un insegnante avere il controllo assoluto in una classe di 25/30 studenti, specie alle superiori dove i ragazzi hanno una certa stazza e diventa difficile vedere se stanno usando il cellulare sotto il banco», aggiunge il preside.
Meno didattica digitale
Come se non bastasse, tra gli argomenti di discussione della vigilia della ripresa dell’anno scolastico c’è anche il tema della didattica digitale, che potrebbe essere limitata dal fatto di non poter usare i cellulari in classe. Non tutte le scuole, infatti, sono dotate di aule computer o lavagne LIM. «Anche su questo punto, però, vorrei chiarire: l’autonomia didattica degli insegnanti non è affatto messa in discussione. Quanto al digitale, un paese all’avanguardia come la Svezia sta persino tornando indietro sull’uso del libro elettronico, rivalutando quello cartaceo, così come la scrittura a mano», dice Rusconi.
Meno tentazioni in classe
«Nessuno vuole demonizzare gli smartphone o altri device, ma porre dei limiti è doveroso, specie a scuola. Prima del divieto erano capitati casi di ragazzi controllavano risultati sportivi o visitavano siti dubbi. È una tentazione troppo forte per gli studenti», aggiunge il preside. E a chi sostiene che sia meglio insegnare un uso corretto dello smartphone invece che vietarlo, Rusconi risponde: «I cellulari non ci sono da adesso: dire che occorre promuoverne un uso consapevole è un insulto per gli insegnanti, come se finora non avessero tentato di farlo. La verità è che ormai si era superato il limite. È chiaro, comunque, che potranno essere previste delle eccezioni, come per motivi di salute o urgenza, ma deve trattarsi di “eccezioni intelligenti”».