Festa della Donna: le pioniere che hanno contribuito a cambiare il mondo

Hanno avuto il coraggio di sfidare le convenzioni sociali e di imporre le proprie idee in contesti prettamente maschili. Donne di ispirazione, ieri come oggi. Eccone dieci. Ma la lista sarebbe lunga, quasi infinita.

Celebrare l'8 marzo significa (anche) ricordare tutte le donne straordinarie che hanno abbattuto i muri della discriminazione di genere. Che hanno lottato per rendere la società più giusta, e che sono riuscite a far valere i diritti delle donne nella scienza come nell'architettura, nello sport come nell'arte. Perché se siamo libere di fare ciò che facciamo lo dobbiamo anche a loro.

Rosa Parks (1913 – 2005)

Da sarta ad attivista simbolo della lotta per i diritti degli afroamericani. L'incredibile storia di Rosa Parks inizia il 1° dicembre 1955 quando, su un autobus della città di Montgomery, in Alabama, si rifiutò di cedere il posto a un bianco. Quel suo dignitoso “No” la fece arrestare per “condotta impropria”, ma ebbe il merito di scatenare la protesta di migliaia di afroamericani che iniziarono a boicottare i mezzi pubblici. Fu il punto di partenza del movimento che portò alla fine della segregazione razziale negli USA. “Non devi mai avere paura di quello che stai facendo quando sei nel giusto”, disse. Da quel momento, Rosa Parks diventò l'icona dei movimenti civili afroamericani e nel 1999 ricevette la Medaglia d’oro del Congresso, il massimo riconoscimento civile americano.

Simone de Beauvoir (1908 – 1986)

Scrittrice e filosofa, è considerata la madre del femminismo. Il suo saggio Il secondo sesso, pubblicato nel 1949, analizzava i punti di vista maschili sulla donna in vari campi, dalla biologia alla psicanalisi fino al materialismo storico e la letteratura, arrivando a rappresentare uno dei testi cardine del movimento femminista negli anni '60 e '70. “La donna è sempre stata, se non la schiava, la suddita dell’uomo; i due sessi non si sono mai divisi il mondo in parti uguali e ancora oggi, nonostante la condizione della donna si sia evoluta, la donna è gravemente handicappata”, scriveva. Fu un successo clamoroso, che scandalizzò mezzo mondo. A partire dagli anni '70 iniziò la sua lotta per la depenalizzazione dell'aborto redigendo nel 1971 il Manifesto delle 343 puttane, firmato da 343 fra intellettuali, attrici, e donne comuni che si autodenunciavano per avere fatto ricorso all'aborto.

Virginia Woolf (1882 – 1941)

Tra le più grandi scrittrici britanniche, Virginia Woolf fu un'innovatrice non solo nella letteratura, grazie all'elaborazione di una tecnica di narrazione moderna, ma anche nella società civile grazie alla sua lotta alla parità di genere. Negli anni Venti fu attivista all'interno dei movimenti femministi delle suffragette e nei suoi romanzi analizzò spesso la condizione femminile del tempo. “Per tutti questi secoli le donne hanno svolto la funzione di specchi dotati della magica e deliziosa proprietà di riflettere la figura dell'uomo a grandezza doppia del naturale”, scrisse. Ne Una stanza tutta per sé, del 1929, trattò il tema della discriminazione della donna, mentre in Le tre ghinee del 1938 compose una riflessione sulla figura dominante dell'uomo nella storia contemporanea. Ancora oggi, un simbolo dell'emancipazione femminile.

Nellie Bly (1864 – 1922)

Fu la prima donna a dedicarsi al giornalismo investigativo, creando la figura del giornalista sotto copertura. Ma il suo coraggio non è legato solo a questo: nel 1888 fu sfidata da Joseph Pulitzer, ispirato dalla lettura de Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne, a compiere il giro del mondo in meno tempo. Ci riuscì: ci mise settantadue giorni, sei ore, undici minuti e quattordici secondi. All'epoca si trattò di un record assoluto. Il suo diario Around the World in Seventy-two Days riscosse un grandissimo successo. Ma Nellie Bly non si considerava affatto una donna speciale: “Sono una donna che ha il coraggio, l'energia e l'indipendenza che caratterizzano molte donne della nostra epoca”, disse.

Tamara de Lempicka (1898 – 1980)

Figura fascinosa e anticonformista, fu lei a dare forma e colori alla donna emancipata degli anni Venti del Novecento. A metà tra il cubismo e la pittura metafisica, le sue tele ritraevano donne alla guida di automobili, in abiti maschili oppure nude in pose sensuali, libere e ribelli. Il suo celebre autoritratto del 1929, a bordo di una Bugatti, diventò il manifesto di un'epoca. Femminista, divorziata e dichiaratamente bisessuale, visse una vita dissoluta tra lusso e mondanità. “Ho sempre amato le persone che ho ritratto, donne o uomini che fossero!”, disse.

Coco Chanel (1883 – 1971)

Gabrielle Bonheur Chanel, detta “Coco”, rivoluzionò la moda femminile liberando le donne da corsetti e crinoline. Amante della comodità degli abiti del marito, nel suo atelier parigino disegnò indumenti fluidi e ariosi, che non costringevano il corpo dentro modelli prestabiliti ma anzi, lo lasciavano libero di muoversi. Per farlo utilizzava materiali innovativi (per l'epoca) come il jersey. Fu una paladina dello stile moderno: “Prima di uscire, guardati allo specchio e levati qualcosa”, diceva. I suoi completini in tweed, il tubino nero e le immancabili perle passarono alla storia. “Un uomo può indossare ciò che vuole. Resterà sempre un accessorio della donna”.

Maria Teresa de Filippis (1926 – 2016)

Pilota automobilistica, nel 1958 fu la prima donna a qualificarsi per un gran premio di Formula 1. Figlia di un conte appassionato di automobilismo, iniziò la sua attività sportiva poco più che ventenne, al Giro di Sicilia del 1948. Gli esordi non furono certo facili: “Agli inizi la mia vita si era tramutata, mio malgrado, in una sfida a battere gli uomini solo per poter spegnere quel loro sorrisino di sufficienza”, scrisse in seguito. Fu lei a dare il coraggio ad altre donne di avventurarsi nell'automobilismo sportivo. Fra il 1953 e il 1954, la De Filippis conquistò otto vittorie di classe, guadagnandosi il soprannome di “la diavola”. La sua carriera automobilistica si interruppe però nel 1959, quando l'amico Jean Behra disputò una corsa al posto suo e morì in un grave incidente.

Rita Levi Montalcini (1909 – 2012)

Senatrice a vita, fu la prima (e per ora unica) donna italiana ad aver vinto il Premio Nobel. Di origine ebrea, durante la Seconda Guerra Mondiale emigrò in Belgio per poi spostarsi, nel 1947, negli Stati Uniti. Fu qui che nel 1954 scoprì, insieme al collaboratore Stanley Cohen, il Nerve Growth Factor (NGF), una proteina coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso. Una scoperta che le valse il Premio Nobel nel 1986. In Italia fondò diversi centri di ricerca, tra cui l’Istituto di biologia cellulare preso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, e l’EBRI (European Brain Research Institute) di Roma. Ancora oggi è considerata un simbolo dell'emancipazione professionale femminile: “Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Ma le donne sono la colonna vertebrale delle società.”, disse.

Gae Aulenti (1927 – 2012)

Designer e architetto di fama internazionale, fu una delle prime donne a raggiungere il successo in un campo, quello dell'architettura, dominato dagli uomini. “L'architettura è un mestiere da uomini, ma io ho sempre fatto finta di niente”, diceva. Dalla sua penna nacquero varie icone del design italiano, come la lampada Pipistrello, prodotta da Martinelli Luce, oppure il Tavolo su Ruote di FontanaArte. Per tutta la vita, lottò per il riconoscimento professionale delle donne nell'architettura. “Le donne in architettura non devono pensare di essere una minoranza, perché nel momento in cui lo fai, vieni paralizzata da questo pensiero”.

Kathy Switzer (1947 - )

Atleta e attivista per l'inclusione femminile nello sport, fu la prima donna a correre la maratona di Boston nel 1967. Per partecipare utilizzò uno stratagemma: al momento dell'iscrizione si firmò con un generico K.V. Switzer. Il giorno della maratona, il direttore Jock Semple, accortosi dell'inganno, cercò di strapparle la pettorina – la mitica 261 – mentre correva. Kathy Switzer continuò a correre, tagliando il traguardo, in 3 ore, 21 minuti e 40 secondi. “Sapevo che se avessi smesso, nessuno avrebbe mai creduto che le donne avevano la capacità di correre per oltre 26 miglia”, dichiarò in seguito. Lo scatto di quel momento fece il giro del mondo, e grazie a quel suo gesto le donne iniziarono ad essere ammesse alle maratone.

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