Ogni volta che accendiamo un elettrodomestico diamo per scontato che il contatto con la sua carcassa metallica non comporti alcun rischio. Questa sicurezza non è automatica: dipende da un sistema spesso invisibile, sepolto nel terreno accanto a casa, chiamato impianto di messa a terra. Il suo compito è portare tutte le parti metalliche di un edificio allo stesso potenziale elettrico del suolo, in modo che un eventuale guasto o una dispersione di corrente vengano scaricati a terra invece che attraverso il corpo di chi tocca l’apparecchio.

Molte case dispongono del filo di terra (giallo-verde) in tutte le prese, ma questo da solo non basta: senza un dispersore collegato a un pozzetto ispezionabile all’esterno dell’abitazione, l’intero sistema perde la sua funzione. In questo articolo vedremo prima come funziona e come si realizza correttamente l’impianto di messa a terra, poi come verificarne l’efficienza nel tempo, con gli strumenti e i test che chiunque può eseguire periodicamente, prima di rivolgersi a un tecnico qualificato per i controlli più approfonditi.

Come funziona la messa a terra e perché è indispensabile

Una corrente elettrica è un flusso di energia che percorre un circuito, in modo per certi versi simile al flusso dell’acqua in un tubo. Il circuito domestico ha origine dalla rete di distribuzione nazionale e viene condotto in casa tramite conduttori, generalmente in rame, protetti da guaine isolanti. La tensione misura la forza di questa alimentazione ed è presente anche quando non scorre corrente; quando invece l’isolamento di un cavo o di un apparecchio si deteriora, può generarsi una dispersione, cioè un passaggio indesiderato di corrente verso le parti metalliche esterne.

Il sistema di messa a terra risponde a due esigenze distinte:

  • Protezione diretta: impedisce di prendere la scossa toccando l’involucro metallico di un elettrodomestico, perché la corrente dispersa trova nel dispersore un percorso preferenziale verso il suolo.
  • Protezione indiretta: interviene tramite l’interruttore differenziale, comunemente chiamato salvavita, che rileva lo squilibrio di corrente dovuto alla dispersione e interrompe automaticamente l’alimentazione. La maggior parte dei differenziali usati negli impianti domestici scatta a una soglia di circa 30 mA, un valore molto basso pensato proprio per intervenire prima che la corrente diventi pericolosa per l’organismo.

All’interno dell’edificio, l’impianto di terra è costituito da un conduttore verticale che si dirama e si collega a tutte le masse metalliche fisse della struttura (tubazioni, infissi, scheletro dell’edificio), così da mantenere l’intero fabbricato allo stesso potenziale ed evitare differenze di tensione pericolose tra un punto e l’altro.

I componenti dell’impianto di messa a terra

Prima di passare alla realizzazione pratica, è utile conoscere gli elementi che compongono il sistema:

  • Dispersore: il picchetto metallico infisso verticalmente nel terreno, a diretto contatto con il suolo, che disperde la corrente.
  • Conduttore di terra: il cavo in rame, rivestito da guaina giallo-verde, che collega il dispersore al resto dell’impianto.
  • Collettore (o nodo) di terra: il punto in cui convergono tutti i conduttori di terra provenienti dalle diverse parti dell’impianto.
  • Pozzetto ispezionabile: il contenitore interrato che permette di accedere al dispersore per i controlli periodici, senza doverlo disseppellire.

Un accorgimento importante, valido in fase di progettazione e installazione: i conduttori interrati devono sempre essere posati all’interno di tubi protettivi, per evitare che corrosione, urti o lavori di giardinaggio ne compromettano l’integrità nel tempo.

Come realizzare la messa a terra: guida pratica all’installazione

Realizzare un impianto di messa a terra richiede attenzione e alcuni materiali specifici. Va detto subito che, se non si ha esperienza pregressa con impianti elettrici, questa è un’operazione da affidare a un elettricista qualificato, anche perché al termine dei lavori è necessaria una misurazione strumentale della resistenza di terra che solo un professionista può certificare correttamente. Ecco comunque come funziona il processo, utile anche solo per capire cosa aspettarsi da un intervento tecnico.

Materiale occorrente

  • Pozzetto ispezionabile
  • Cemento per il fissaggio
  • Picchetto metallico (dispersore) di lunghezza superiore al metro, a sezione stellare o cilindrica
  • Tubo flessibile di protezione
  • Cavo conduttore di sezione adeguata (tipicamente 6 mm²)
  • Morsetti, uno dei quali isolato
  • Cassetta di derivazione già presente nell’impianto

Fasi di installazione

  1. Mettere in sicurezza l’impianto: prima di qualsiasi intervento, abbassare l’interruttore generale.
  2. Scegliere la posizione: individuare un punto esterno all’abitazione, comodo da raggiungere e vicino a una cassetta di derivazione.
  3. Scavare e posizionare il pozzetto: scavare una buca di dimensioni adeguate, interrare il pozzetto e fissarlo con il cemento. Il fondo va lasciato aperto, in modo che sia a diretto contatto con il terreno sottostante.
  4. Infiggere il dispersore: piantare il picchetto metallico verticalmente all’interno del pozzetto, lasciandone sporgere circa 20 cm dalla base, e fissare con un bullone il cavo di terra a uno dei fori predisposti sulla testa del picchetto.
  5. Collegare il tubo protettivo: forare lateralmente il pozzetto per far passare il tubo flessibile che collegherà il dispersore alla cassetta di derivazione.
  6. Posare e collegare il cavo: far scorrere il cavo conduttore all’interno del tubo, spellarne le estremità e fissarlo da un lato al dispersore con l’apposito morsetto, dall’altro, nella cassetta di derivazione, a tutti i fili giallo-verdi dell’impianto, utilizzando un morsetto isolato.
  7. Lasciare accessibile il pozzetto: non ricoprire la sommità del pozzetto, in modo da poter aprire il coperchio per le ispezioni future.

Una volta completati questi passaggi, l’impianto è in grado di scaricare a terra eventuali dispersioni. Un lavoro eseguito in modo approssimativo, però, può creare più rischi che benefici: per questo, come accennato, la realizzazione andrebbe sempre affidata a un tecnico abilitato, che effettuerà anche la misurazione finale della resistenza di terra.

Come verificare l’efficienza della messa a terra

Anche un impianto installato correttamente va controllato nel tempo: umidità del terreno, corrosione, usura dei componenti o piccoli danni accidentali possono ridurne l’efficacia. Ecco i controlli che si possono fare periodicamente, con strumenti semplici, per accertarsi che il sistema stia funzionando come dovrebbe.

Materiale occorrente

  • Tester (multimetro)

1. Testare l’interruttore differenziale (salvavita)

Il primo controllo, il più semplice e da ripetere idealmente ogni mese, si fa direttamente sul quadro elettrico: individuare l’interruttore differenziale, contrassegnato dal tasto T, e premerlo. Se il salvavita funziona correttamente, l’alimentazione si interrompe immediatamente. Questo test manuale verifica che il dispositivo sia pronto a intervenire in caso di reale dispersione di corrente.

impianto elettrico
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2. Misurare la tensione con il tester

Per un controllo più approfondito si utilizza un tester impostato sulla funzione di tensione alternata (AC), con fondo scala a 250 o 500 volt:

  • Inserire un puntale nel foro centrale di una presa di corrente e l’altro in uno dei fori laterali: il valore letto dovrebbe attestarsi tra 190 e 220 volt.
  • Spostare il secondo puntale sull’altro foro laterale: in questo caso il valore atteso è 0 volt.
  • Lasciare un puntale nel foro centrale della presa e appoggiare l’altro su un elemento metallico collegato all’impianto idrico, ad esempio un rubinetto: anche qui il valore corretto è 0 volt, segno che l’impianto idraulico è correttamente isolato dalla rete elettrica.

3. Misurare la resistenza in Ohm

Infine, spostando la manopola del tester dalla modalità AC a quella Ohm (resistenza) e ripetendo la misurazione con il puntale sempre a contatto con il rubinetto o altro elemento metallico a terra, il valore dovrebbe collocarsi indicativamente tra 3 e 30-40 Ohm. Questo dato indica che il collegamento tra il conduttore di rame, il pozzetto di terra e le tubazioni dell’acqua (anch’esse generalmente collegate a terra) è integro e funzionante.

Se uno di questi valori risulta anomalo, è opportuno non intervenire da soli sull’impianto ma contattare un elettricista, che potrà eseguire una misurazione strumentale precisa della resistenza di terra ed individuare l’eventuale punto di guasto.

Quando rivolgersi a un professionista

I test descritti sopra sono utili per un controllo periodico “di primo livello”, ma non sostituiscono le verifiche tecniche previste dalla normativa sugli impianti elettrici, che un elettricista qualificato è tenuto a effettuare sia in fase di prima installazione sia con controlli periodici successivi, specie in ambienti diversi dall’abitazione privata. Vale la regola generale: qualunque intervento sull’impianto di terra – dalla posa del dispersore alla sostituzione di un componente danneggiato – andrebbe sempre affidato a personale esperto, perché un errore in questo ambito compromette proprio il sistema pensato per la sicurezza.