Ibiza e Maiorca restano tra le mete più amate del Mediterraneo. Mare cristallino, vita notturna, calette selvagge e borghi storici continuano ad attirare milioni di viaggiatori ogni anno. Ma proprio questo successo oggi è al centro di un acceso dibattito. Nelle Baleari si discute infatti della possibilità di introdurre un limite massimo annuale di visitatori, una misura pensata per contenere l’overtourism e ridurre la pressione su territorio, servizi e mercato immobiliare.

Ibiza e Maiorca: perché si parla di numero chiuso nelle Baleari

La proposta è stata avanzata dal Partit Socialista de les Illes Balears, attualmente all’opposizione. L’idea è fissare un tetto massimo di 17,8 milioni di turisti l’anno, pari agli arrivi registrati nel 2023.

Il tema nasce dalla continua crescita delle presenze soprattutto nella stagione estiva. Nel 2024 gli arrivi sono saliti a circa 18,7 milioni, fino a toccare i 19 milioni nel 2025. Un incremento costante che, a fronte di una popolazione residente di poco superiore a 1,2 milioni di abitanti, ha alimentato il confronto politico e sociale.

In passato l’ex ministro Iago Negueruela aveva suggerito una soglia ancora più bassa, intorno ai 16,5 milioni di visitatori. Al momento, però, non sono stati definiti né i dettagli operativi né le modalità concrete con cui un eventuale limite potrebbe essere applicato.

Parallelamente si discute di controlli più severi sugli alloggi turistici abusivi, ritenuti uno dei fattori che contribuiscono alla pressione sul mercato immobiliare.

Le ragioni di chi è favorevole: qualità della vita e diritto alla casa

Il tema più sentito riguarda la casa. Negli ultimi anni affitti e prezzi degli immobili sono aumentati in modo significativo, rendendo sempre più difficile per molti residenti trovare soluzioni accessibili.

Maiorca, che è l’isola più visitata dell’arcipelago, ha superato i 13 milioni di turisti nel 2024. Una parte rilevante dei visitatori proviene dal Regno Unito. L’impatto sulla disponibilità di alloggi è uno dei punti centrali della protesta.

Lo scorso giugno circa 5.000 persone sono scese in piazza a Maiorca contro il turismo di massa. Tra gli slogan più ripetuti c’era “Maiorca non è in vendita”, una frase che sintetizza il timore di vedere trasformate città e quartieri in spazi sempre più orientati ai visitatori e meno alla vita quotidiana di chi ci abita.

Per chi sostiene il numero chiuso, la questione non riguarda solo il fastidio per l’affollamento. Si parla di servizi sotto pressione, infrastrutture sovraccariche e tutela dell’ambiente. L’obiettivo dichiarato è trovare un equilibrio tra economia turistica e qualità della vita.

Le preoccupazioni del settore turistico

Dall’altra parte, il comparto dell’ospitalità guarda con cautela a possibili restrizioni. Alcuni rappresentanti delle associazioni di categoria hanno parlato di un inizio d’anno difficile e temono che un clima percepito come ostile possa spingere i turisti verso altre destinazioni.

Il turismo rappresenta una componente centrale dell’economia delle Baleari. Un eventuale tetto agli arrivi solleva interrogativi su occupazione, indotto e competitività internazionale.

Per questo il dibattito resta aperto e complesso. Nessuna decisione definitiva è stata ancora presa e restano da chiarire eventuali strumenti, tempi e criteri di applicazione.

Overtourism e crisi abitativa: un tema europeo e anche italiano

Il caso di Ibiza e Maiorca non è isolato. Negli ultimi anni il fenomeno dell’overtourism ha interessato diverse città europee, mentre alcune isole sono finora riuscite ad arginare il fenomeno.

Grecia e Portogallo hanno affrontato criticità simili, così come alcune grandi capitali culturali.

Il nodo degli affitti brevi e della disponibilità di case a prezzi sostenibili è diventato centrale in molte località turistiche. Anche in Italia il dibattito è acceso. Venezia, per esempio, ha introdotto un contributo di accesso per i visitatori giornalieri in alcune giornate di maggiore affluenza, nel tentativo di gestire i flussi.

La questione, quindi, non riguarda solo le Baleari. Interroga il modello di sviluppo turistico adottato in molte destinazioni europee. Come conciliare il diritto di viaggiare con il diritto di vivere in città accessibili e sostenibili?

Un equilibrio ancora da trovare

Il dibattito su Ibiza e Maiorca riflette una sfida più ampia: proteggere territori fragili senza rinunciare ai benefici economici del turismo.

Per ora il numero chiuso resta una proposta politica. Ma il confronto in corso segnala un cambiamento culturale. Sempre più destinazioni si chiedono quale sia la soglia oltre la quale il successo rischia di trasformarsi in sovraccarico.

E forse, per chi viaggia, significa iniziare a guardare le mete non solo come luoghi da visitare, ma come comunità in cui qualcuno vive ogni giorno.