Come capire il pianto dei neonati

È minuscolo ma si fa sentire, soprattutto quando si lamenta. Non sempre, però, le lacrime sono un campanello di allarme. Una psicoterapeuta ti aiuta a interpretarle

<p>C'è chi piagnucola quando ha fame, chi strilla perché vuole compagnia o perché deve essere cambiato. Non spaventarti, è il suo modo di comunicare con te, le sue “prime parole”.</p><p> <b>È vero che una mamma riconosce il pianto del suo bambino tra mille?</b><br />«È una leggenda» sostiene Alessandra Marcazzan, <b>psicoterapeuta</b> dell'istituto Minotauro. «Ma ogni <b>mamma</b> è sensibile al richiamo del <b>neonato</b> e riesce presto a riconoscerne le intonazioni. Appena arrivato a casa il nuovo venuto è, passatemi l'espressione, uno sconosciuto. Servirà tempo e reciproca conoscenza. Il compito della madre è creare una routine prevedibile, che aiuta a misurare l'urgenza dei suoi <b>pianti</b>».</p><p> <b>In quale modo?</b> <br />«Ognuno piange a modo suo. C'è chi geme ciucciandosi le mani se ha fame, chi con un lamento segnala che si è sporcato. La mamma imparerà a decodificare i diversi pianti e a dare a ognuno la giusta risposta. L'<b>allarme</b> deve scattare solo se la disperazione è improvvisa e imperativa: quando non si riesce a capirne la causa, meglio mettersi sul chi va là».</p> Credits: Corbis

C'è chi piagnucola quando ha fame, chi strilla perché vuole compagnia o perché deve essere cambiato. Non spaventarti, è il suo modo di comunicare con te, le sue “prime parole”.

È vero che una mamma riconosce il pianto del suo bambino tra mille?
«È una leggenda» sostiene Alessandra Marcazzan, psicoterapeuta dell'istituto Minotauro. «Ma ogni mamma è sensibile al richiamo del neonato e riesce presto a riconoscerne le intonazioni. Appena arrivato a casa il nuovo venuto è, passatemi l'espressione, uno sconosciuto. Servirà tempo e reciproca conoscenza. Il compito della madre è creare una routine prevedibile, che aiuta a misurare l'urgenza dei suoi pianti».

In quale modo?
«Ognuno piange a modo suo. C'è chi geme ciucciandosi le mani se ha fame, chi con un lamento segnala che si è sporcato. La mamma imparerà a decodificare i diversi pianti e a dare a ognuno la giusta risposta. L'allarme deve scattare solo se la disperazione è improvvisa e imperativa: quando non si riesce a capirne la causa, meglio mettersi sul chi va là».

Un neonato coccolato e circondato di attenzioni sarà più sicuro e piangerà meno. E non è a rischio "vizi" perché fino all'anno di età la vicinanza con la mamma è solo un bisogno fondamentale che non rischia certo di trasformarlo in "mammone"! Così crescerà sereno e con un buon equilibrio psico-fisico.
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Un modo buffo e tenero per far smettere di piangere un bimbo: farsi aiutare dal nostro amico a quattro zampe!

<p> <b>Perché i bebè spesso prima della nanna sembrano disperati?</b> <br /> «L'addormentamento è il distacco dal <b>mondo della veglia</b>, dalla mamma e dal papà. È un momento delicato: i più piccoli sembrano a volte rifiutarsi di “crollare”, i più grandini richiedono compagnia. Ma attenzione: acquisire la capacità di entrare da soli nel mondo dei sogni è una grande <b>conquista di autonomia</b>.<br /> Dopo una giornata intensa i bambini fanno spesso fatica ad addormentarsi perché sono troppo stanchi e questo li rende apparentemente sveglissimi. Per i più piccoli,<br /> può essere utile una giostrina a sospensione o un carillon. Se <b>piange</b>, proviamo a stare con lui senza prenderlo in braccio: spesso basta la dolce pressione di una mano<br />per farlo addormentare».</p> Credits: Corbis

Perché i bebè spesso prima della nanna sembrano disperati?
«L'addormentamento è il distacco dal mondo della veglia, dalla mamma e dal papà. È un momento delicato: i più piccoli sembrano a volte rifiutarsi di “crollare”, i più grandini richiedono compagnia. Ma attenzione: acquisire la capacità di entrare da soli nel mondo dei sogni è una grande conquista di autonomia.
Dopo una giornata intensa i bambini fanno spesso fatica ad addormentarsi perché sono troppo stanchi e questo li rende apparentemente sveglissimi. Per i più piccoli,
può essere utile una giostrina a sospensione o un carillon. Se piange, proviamo a stare con lui senza prenderlo in braccio: spesso basta la dolce pressione di una mano
per farlo addormentare».

<p> <b>E per i pianti notturni che tanto affaticano i genitori? </b><br />«A volte basta rassicurarlo facendosi vedere, magari ridandogli il ciuccio per poi allontanarsi. Ma se c'è qualcosa che lo disturba o se voi siete sfiniti, accoglietelo nel lettone. Fino all'anno d'età i bimbi non prendono vizi, ma sono sensibili alle abitudini».</p> Credits: Corbis

E per i pianti notturni che tanto affaticano i genitori?
«A volte basta rassicurarlo facendosi vedere, magari ridandogli il ciuccio per poi allontanarsi. Ma se c'è qualcosa che lo disturba o se voi siete sfiniti, accoglietelo nel lettone. Fino all'anno d'età i bimbi non prendono vizi, ma sono sensibili alle abitudini».

<p> <b>Il neonato va consolato in braccio sì o no?</b><br />«Non ci sono regole. C'è chi ama tranquillizzarlo tenendolo stretto e chi preferisce coccolarlo sulla seggiolina: l'importante è stargli vicino come viene più naturale».</p> Credits: Corbis

Il neonato va consolato in braccio sì o no?
«Non ci sono regole. C'è chi ama tranquillizzarlo tenendolo stretto e chi preferisce coccolarlo sulla seggiolina: l'importante è stargli vicino come viene più naturale».

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