C’è uno sport che più di ogni altro ha capito una cosa fondamentale: sul ghiaccio non basta essere impeccabili, bisogna essere memorabili. E quale miglior modo se non anche attraverso i costumi. Il pattinaggio artistico, alle Olimpiadi invernali, è da sempre il luogo dove tecnica e teatralità si incontrano, dove il costume smette di essere “divisa” e diventa racconto, personaggio. A volte raffinata, altre volte decisamente crazy. Spesso entrambe le cose insieme.

Ora che le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono iniziate e siamo tutte attaccate agli schermi per innamorarci, vale la pena ripercorrere i look più fuori dagli schemi che hanno trasformato una gara in uno spettacolo impossibile da dimenticare.

I baschi bianchi di Cecilia Colledge e Viktoria Lindpaintner (1936)

Prima ancora che il pattinaggio osasse con colori, strass e provocazioni, c’è l’eleganza composta degli anni Trenta. Durante gli allenamenti a Garmisch-Partenkirchen, Cecilia Colledge e Viktoria Lindpaintner indossano baschi bianchi coordinati. Un dettaglio semplice, quasi borghese, che racconta un’epoca in cui anche sul ghiaccio si portava una certa idea di decoro. Non era gara di stile, ma già lo sembrava.

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Jacqueline du Bieff e la mini prima della mini (1952)

Alle Olimpiadi di Oslo, quando il concetto di “abito corto” è ancora un tabù, Jacqueline du Bieff scende sul ghiaccio con un vestito a maniche lunghe e orlo sorprendentemente alto. Una minigonna ante litteram, elegante ma audace, che anticipava di anni la rivoluzione della moda femminile. Sul ghiaccio, prima ancora che nelle strade.

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Rosalynn Sumners e l’arcobaleno a stelle (1984)

Sarajevo, anni Ottanta, e l’America che non ha paura di farsi notare. Rosalynn Sumners indossò un costume blu e bianco costellato di stelle, con un accento arcobaleno che sembrava uscito da un videoclip pop. Patriottico, energico, decisamente extra. Un look che diceva: qui non si passa inosservati.

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Tanja Szewczenko, colori e cristalli (1994)

La tedesca Tanja Szewczenko porta in Norvegia un’esplosione di colore e decorazioni. Strass, sfumature accese, dettagli preziosi: un costume che sembrava riflettere le luci dell’arena come una palla da discoteca su ghiaccio. Massimalismo puro, senza chiedere scusa a nessuno.

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Anissina e Peizerat, oro e argento (2002)

Salt Lake City consacra il glamour olimpico. Marina Anissina e Gwendal Peizerat vincono indossando costumi metallici, uno dorato e l’altro argentato. Il messaggio era chiaro: siamo qui per brillare, dentro e fuori dal podio. E infatti l’oro arriva davvero.

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Torino, il bianco teatrale (2006)

Elena Grushina e Ruslan Goncharov scelgono il total white per il loro tema spirituale e potente: rouches, perline, volumi che trasformano il ghiaccio in un palcoscenico d’opera.

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Nello stesso anno, Tanith Belbin e Benjamin Agosto incendiano Torino con costumi ispirati al flamenco: rosso, nero, movimento, passione. Due estetiche opposte, stesso risultato: colpo d’occhio garantito.

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Vancouver, l’Europa dell’est e il Far West sul ghiaccio (2010)

Il tema Folk/Country conquista tutti, anche i pattinatori olimpici. Tanith Belbin e Agosto Benjamin tornano con outfit ricchissimi di decorazioni, richiamando gli abiti tradizionali dell’Europa dell’Est: Tanith con un costume bianco riccamente decorato con ricami rossi e floreali, tipici dell’artigianato moldavo, mentre Benjamin porta una tunica coordinata e pantaloni scuri.

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Emily Samuelson ed Evan Bates invece vestono da cowboy e cowgirl senza mezze misure. Lei abito corto e sbarazzino rosso, lui un vero e proprio cowboy, con tanto di camicia a quadri, gilet e pantaloni scuri.

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Anche la squadra britannica abbraccia il mood country tutto jeans, camice a quadri e cappelli. In vero spirito da rodeo: il ghiaccio non è mai stato così selvaggio.

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E poi ci sono Aliona Savchenko e Robin Szolkowy… vestiti da clown. Sì, clown. Un azzardo totale, che divide, ma che nessuno dimentica.

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Sochi e l’estetica senza freni (2014)

Aliona Savchenko torna sul giacchio, ma questa volta nei panni della Pantera Rosa in total pink dalla testa ai pattini. Un look monocromatico, quasi surreale insieme al suo partner Robin Szolkowy.

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La Spagna con Sara Hurtado e Adria Diaz punta su costumi artistici e pittorici. La loro musa? Pablo Picasso e al suo rapporto con la musa Dora Maar. Sara indossa un costume che ricorda una tela dipinta, con motivi astratti e “pennellate” di colore, mentre Adrià portava un completo che richiamava lo stile personale di Picasso (inclusa la celebre maglia a righe).

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L’Australia risponde con Gregory Merriman e Danielle O’Brien in neon coordinato che richiama il tema del circo. Fluorescenze, arte, provocazione: a Sochi si sente l’atmosfera carnevalesca.

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In fondo, il pattinaggio artistico è questo: uno sport che non ha mai avuto paura di esagerare. Perché sul ghiaccio, come nella moda, il rischio più grande è passare inosservati. E queste divise, nel bene e nel male, hanno fatto esattamente il contrario.