Nella moda ci sono marchi abitudinari, che amano sfilare sempre nello stesso posto o in location diverse ma convenzionali. Per Emé invece il luogo deve dialogare con la collezione, a volte anche in modo inaspettato. È successo con collezione P/E lungo la scalinata Est della Stazione Centrale di Milano, per raccontare la quotidianità frenetica della donna oggi, sempre in movimento. E per svelare la collezione Autunno/Inverno 2026, Emé ha scelto un luogo suggestivo e poco conosciuto di Roma: il Chiostro di Michelangelo del Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano. EMÉ non si limita a ospitare la sfilata: con una sponsorizzazione tecnica sostiene il restauro, entro il 2027, del grande plastico di inizio Novecento delle Terme di Diocleziano.

Sfilata Emé a Roma: una scelta per le donne

«Roma e il flagship di via del Corso, sono per noi importantissimi» ci racconta Silvia Falconi, direttrice creativa del brand. «E a differenza di altre volte, front row ci saranno anche le nostre clienti più importanti. Un modo per avvicinarle al nostro mondo. Dopo le tante sfilate milanesi era il momento di andare incontro a loro. In futuro non sono escluse altre tappe italiane». E in una settimana dominata dal Festival del Cinema di Roma, non mancano anche volti noti del grande schermo come Vittoria Belvedere, Nicoletta Romanoff, Giulia Bevilacqua e Giulia Michielini, ma anche l’étoile Eleonora Abbagnato e la giovanissima Chanel Totti.

Wabi-sabi: l’ispirazione giapponese

La scelta del Museo Nazionale Romano non è casuale, perché è molto più di una location: è la dichiarazione d’intenti della stagione. Seppure segnate dal tempo o spezzate, le sculture del Chiostro, rappresentano la perfezione dell’imperfezione, concetto che segna la filosofia giapponese wabi-sabi a cui si ispira Emé. l punto di partenza sono infatti i vasi giapponesi riparati con il filo d’oro, dove la rottura diventa valore, Silvia Falconi ha infatti rotto gli schemi del perfetto «L’imperfezione, tradotta in abiti da occasione, è diventata il nuovo perfetto di Emé: l’abito elegante con gli anfibi per esempio» ci racconta «E ci sono delle forme completamente nuove, questa collezione ha molte più giacche, molti più pantaloni, molte più gonne, non ci sono più solo gli abiti».

Una collezione che lascia spazio alla personalità

Una nuova consapevolezza prende forma in outfit che mescolano elementi di classicità con il linguaggio punk degli anfibi. «Il look che sintetizza la collezione è una giacca lunga dal taglio inedito in raso, abbinata a un pantalone cargo dello stesso tessuto: la forma è da giorno, ma la materia da sera». La matrice sartoriale emerge nei completi gessati, spigati e check, attraversati da fili lamé o micro paillettes e accostati a twill con ricami botanici. Pizzi anni Venti, velluti dalla lucentezza liquida e tulle ricamato portano accenti déco; di sera, paillettes nere dégradé disegnano riflessi stellari su bustini, giacche e cappotti in bouclé ricamato. Il raso lucido dialoga con la flanella e la micro faille. Ogni pezzo può creare un mix differente.

Un guardaroba che cresce con gli accessori

E poi ci sono i dettagli lingerie, parte del DNA del brand, che compaiono nei corpetti effetto bralette sotto le giacche. Bustier in similpelle, chiodi effetto coccodrillo e giacche costruite come corsetti portano un’energia radical punk, mentre bomber cropped, bermuda e pantaloni cargo aprono allo streetwear. La maglieria si divide in due capsule: filati fluffy per bomber oversize, gonne a tubino e gilet, e sottili coste lamé per un lungo abito con schiena scollata da abbinare a un cardigan oversize.

Tra gli accessori ci sono mocassini in suede (affusolati o chunky con stampa coccodrillo), anfibi con fibbie logate, stivali bassi con strass, tronchetti con zeppa in similpelle e tote bag nei colori della collezione. L’offerta di scarpe e borse cresce per la seconda stagione consecutiva, con cinque modelli di stivali, due di mocassini e due di sneakers, tra cui la storica sneaker in raso ora in pelle stampata.

I colori della collezione A/I 2026 di Emé

La palette è ispirata all’universo naturale e all’estetica definita rural punk, una ribellione bucolica e ogni colore ha un nome che ne definisce l’intensità. Si passa dal bordeaux del Deep Plum al marrone terroso del Rural Brown, dal mattone del Rust Rouge all’ottanio vibrante dell’Urban Teal. A queste tonalità si affiancano il grigio tortora dello Smoky Grey e note più brillanti, come il rosa saturo del Punk Rose e l’azzurro cielo del Soft Indigo. «Tutti i toni in passerella sono più invernali» racconta Silvia Falconi «ma la palette colori è molto vasta. Il nero e il blu ci sono sempre, però in sfilata tantissimo ottanio, ma anche terracotta, prugna molto scuro per gli abiti da sera».