Cerimonie con pochi intimi, 30 al massimo, al posto dei classici 200 invitati. Pranzo rigorosamente con servizio al tavolo invece del buffet. Testimoni, genitori e amici opportunamente distanziati e mascherati. Le limitazioni imposte ai matrimoni in questa seconda ondata di pandemia (che seguono lo stop primaverile) hanno sconvolto i piani di tanti promessi sposi, spingendoli a rimandare le nozze all’anno prossimo, e anche di troppi operatori del settore, esclusi dal sostegno economico statale dei vari Decreti Ristori. «Fioristi, camerieri, pasticcieri, fotografi, stilisti: l’elenco delle professionalità che ruotano intorno a ogni matrimonio è potenzialmente infinito» racconta Stefania Arrigoni, che nel 2007 ha fondato Assowedding. «Il nostro è un mondo che vale circa 15 miliardi di euro l’anno, eppure è incredibilmente sottovalutato».


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– Un matrimonio in Lombardia con gli invitati distanziati e in mascherina.


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– Una tavolata che oggi sarebbe vietata.


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– L’interno dell’atelier siciliano di Umberto Sciacca.


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– Una stilista dell’atelier Sciacca con una sposa.

Il business dei matrimoni

Nel business dei matrimoni operano almeno 50.000 imprese e 300.000 lavoratori, stando ai dati diffusi dalla Federmep, Federazione matrimoni ed eventi privati. «Senza contare» aggiunge Arrigoni «il peso dei “destination wedding”, i matrimoni di stranieri che scelgono il nostro Paese per l’evento».

Secondo il Report 2019 dell’Osservatorio italiano destination wedding tourism, sono state 9.018 le nozze di stranieri celebrate nella scorsa stagione, con un incremento del 2,1% rispetto al 2018. Prima che arrivasse il Covid, per il 2020 le previsioni erano ottimistiche. Poi l’impossibilità di viaggiare ha congelato tutto. A soffrire il calo del wedding tourism sono alcune regioni più di altre. In prima fila, la Toscana: «Firenze, la zona del Chianti e la Val D’Orcia: sono queste le destinazioni più amate» spiega Elia Moretti, wedding planner di Cortona, che da 10 anni si occupa solo di sposi stranieri. «Avevo 60 matrimoni in programma, tutti cancellati. E al momento anche quelli del 2021 sono in stand-by. Nessuna categoria può rimanere ferma così a lungo. La politica deve aiutarci». Malgrado gli appelli, però, i 3 Decreti Ristori, adottati per sostenere le categorie in difficoltà, escludono molte delle professionalità legate ai matrimoni: tra queste, per esempio, wedding planner, fotografi e fioristi.

Rimangono fuori dagli aiuti anche i titolari di atelier di abiti da sposa, come quello che Umberto Sciacca ha inaugurato, nel 2015, con l’aiuto di sua moglie stilista. «Tiriamo su le serrande ogni mattina, pur sapendo che nessuno entrerà. D’altro canto, chi compra un abito nuziale se le cerimonie sono sospese?» si chiede. «Mi sono indebitato per non fallire. Ma non potrò ripagare le banche. Praticamente, sono già fallito. E oltre il danno c’è la beffa: ho un magazzino pieno di tessuti comprati e inutilizzati, che presto si deprezzeranno» conclude.

Matrimoni: le nuove idee per il futuro

Nonostante le difficoltà, c’è chi si arma di ottimismo e progetta nuove idee per il futuro. Per affrontare il tema del materiale inutilizzato, la wedding planner milanese Diana Da Ros ha creato il bazar online Wedding Stock. «Come molti colleghi, anche io avevo acquistato oggetti e accessori, poi mai sfruttati» spiega. «E ho pensato che sarebbe stato utile unirci, per dare nuova vita ai nostri stock rivendendo la merce». Un’idea anti-spreco, ma anche un modo per ammortizzare i costi in un momento particolarmente difficile.

Oltre a non sprecare quel che viene dal passato, Da Ros non ha rinunciato a progettare il futuro. E lo farà, da gennaio, lanciando The Great Italy, una guida online per il wedding tourism. «Sul sito, i futuri sposi potranno farsi un’idea delle location per l’evento e delle mete per il viaggio di nozze. È un modo per avvicinarli alle nostre eccellenze», racconta. Un’occasione per mettere alla prova The Great Italy sarà la prima data fissata da Diana per il 2021: maggio, quando una coppia di inglesi si sposerà sul Lago di Garda. Covid permettendo. «Sono una inguaribile ottimista» conclude Da Ros. «Mi aspetto che per quella data le paure più grandi siano alle spalle. In ogni caso ce la faremo».

Quando le restrizioni ai matrimoni diminuiranno…

Se nella prossima stagione le restrizioni ai matrimoni diminuiranno, è probabile che il lavoro, per gli operatori del settore, raddoppierà. La pensa così Gisena Morra, 33enne napoletana e organizzatrice di matrimoni dal 2014, che per questo è già corsa ai ripari. «Sfrutto sempre l’inverno per aggiornarmi sulla mia professione» racconta. «Quest’anno ho fatto un passo in più e ho deciso di organizzare corsi di formazione online per chi vorrà lavorare con me nel 2021». Un’iniziativa, quella della giovane imprenditrice, che ha riscosso successo. «Per me è fondamentale formare nuova forza lavoro. Se ci si potrà sposare dalla prossima primavera, dovremo recuperare tutti i matrimoni saltati quest’anno. Praticamente potremmo trovarci a lavorare 7 giorni su 7. Certo, sarebbe un bene. Ma dobbiamo farci trovare pronti».

Coltivare il rapporto con i clienti

In attesa che arrivino tempi migliori, c’è chi si impegna a coltivare il rapporto con i clienti. Come Tania Gentile, titolare di una società di bar catering per matrimoni in tutta Italia: «Non potevano venire da me» ricorda «e allora ho pensato che la scelta migliore fosse entrare nelle loro case». Per riuscirci, Tania ha progettato delle box – prenotabili online – con dentro tutto il necessario per cocktail o cene romantiche a domicilio. «La prima box l’ho venduta ad aprile. Conteneva un ricettario di drink, il distillato, l’attrezzatura per fare il cocktail, una profumazione per ambiente che ricordava la primavera e persino una pen drive con playlist da ascoltare durante l’aperitivo. Ho voluto creare un’esperienza, da vivere in sicurezza nel proprio salotto».

Dopo il successo durante il primo lockdown, l’obiettivo ora è il Natale. «Le box natalizie conterranno panettoni artigianali, rum, sigari e tanto altro. Oggi sono in grado di arricchire il prodotto con molti accessori, grazie al progetto What Women Do, una partnership creata con altre imprenditrici, tutte donne, che producono ad esempio borse o cravatte, da inserire come gadget nelle scatole. Le donne sanno davvero come cavarsela in ogni situazione. E questo è il momento di unirsi».