In America e in Inghilterra, dov’è nato negli anni ’80, il “Controllo del vicinato” (Neighbourhood watch) è realtà in 480 Comuni. In Italia, dal Piemonte alla Sicilia, i gruppi attivi aumentano ogni settimana e la criminalità, dicono i dati, anche da noi cala.

Cos’è il Controllo del vicinato

«Il Controllo del vicinato non ha nulla a che fare con le sentinelle dell’ordine: le ronde hanno spesso una connotazione politica, che a noi manca» precisa Gianfrancesco Caccia, cofondatore dell’associazione (www.acdv.it). «Non organizziamo gruppi di sorveglianza per le strade con le pettorine: la nostra è un’attività che ricrea il senso di comunità, a partire dalla conoscenza di chi abita nel nostro palazzo. Quando un paese o una zona di un Comune ci chiamano per aderire all’iniziativa, spieghiamo che il primo passo è formare un gruppo con un referente responsabile che raccoglie nomi e contatti dei vicini. Il secondo è conoscersi, parlarsi, raccontarsi abitudini e piccoli problemi. Così si alza subito il livello di allerta».

Come funziona il “Controllo del vicinato”

Partecipare al “controllo” significa lasciare le chiavi di casa al vicino quando si è in vacanza per farla sorvegliare e mettersi a disposizione per fare altrettanto; vuol dire che se si incrocia un estraneo sulle scale o nell’androne del palazzo, non si tira dritto ma gli si chiede dove sta andando e, nel caso, lo si blocca; è fare passaparola in caso di furti o microcrimini nelle zone vicine. Sono i referenti (e non i singoli cittadini) ad avere poi un contatto diretto con la polizia locale, che allertano in caso di urgenza.

Come si aderisce al “Controllo del vicinato”?

Come la mettiamo, però, con la privacy e i diritto a non essere troppo sorvegliati? «Dare un’occhiata alle case della via dove abitiamo non intacca la riservatezza dei cittadini» dice Gianfrancesco Caccia. «L’iniziativa parte dall’amministrazione comunale e l’adesione è libera: in un condominio, per esempio, non serve l’unanimità per aderire al progetto, che è a costo quasi zero: i cartelli con il nostro logo, che si possono affiggere nelle strade “controllate”, costano poche decine di euro. E i dati delle forze dell’ordine rilevano che nelle zone coinvolte la criminalità si abbassa almeno del 20%».

Dove funziona già il progetto

Il progetto è diffuso soprattutto nelle città medio-piccole: un caso? «Direi di no: un’iniziativa basata su conoscenza e passaparola funziona in zone limitate, come paesi o quartieri costruiti in modo omogeneo» nota Asher Colombo, professore di Sociologia all’università di Bologna. «La microcriminalità in Italia è al minimo, eppure la percezione della sicurezza tra la gente non aumenta, soprattutto per l’allerta terrorismo e immigrazione. Qualsiasi iniziativa che faccia sentire le persone più tutelate è ben accetta».