Biciclette in città: nuove regole e dispositivi di sicurezza in arrivo

19 07 2019 di Vera Caprese
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La convivenza tra bici e auto è ancora difficile. Ma le soluzioni ci sono: limiti di velocità più bassi in città e nuovi dispositivi hitech studiati dalle case automobilistiche

«Si infilano da tutte le parti, vanno contromano, non rispettano nessuna regola» accusano gli uni. «Non guardano gli specchietti, non mantengono le distanze di sicurezza e non ci rispettano» rispondono gli altri. La difficile convivenza tra automobilisti e ciclisti è un’annosa questione, ma se finora il monopolio dell’auto nelle preferenze degli italiani sembrava quasi assoluto, adesso qualcosa sta cambiando e i fan delle due ruote sono sempre più numerosi.

Lo dice l’ultimo Rapporto Mobilità degli italiani elaborato dall’Istituto superiore di formazione e ricerca sui trasporti (Isfort): nel giro di un solo anno in Italia, la quota degli spostamenti in automobile è scesa di 7 punti, passando dal 65,3 per cento del 2016 al 58,6 del 2017, mentre quelli in bicicletta nello stesso periodo sono quasi raddoppiati, superando per la prima volta il 5 per cento del totale.

Non solo: il 76 per cento degli italiani ha dichiarato di volere più bici sulle strade. «In una società in cui la questione ambientale è sempre più urgente e sentita, la bicicletta viene finalmente riconosciuta come il mezzo di trasposto ideale con cui risolvere alcuni dei problemi, dall’inquinamento dovuto a emissioni nocive e polveri sottili al traffico» osserva Matteo Dondé, architetto urbanista esperto in pianificazione della mobilità ciclistica e moderazione del traffico.

Una convinzione condivisa dalle amministrazioni locali

Le due ruote infatti stanno conquistando posizioni nell’agenda politica di Comuni grandi e piccoli che puntano sempre di più sulla mobilità integrata: a Genova l’acquisto di veicoli elettrici a due ruote viene sostenuto con 1.000 euro, mentre Milano, nell’ambito del bando per la nuova Area B, ha stanziato un milione di incentivi per la rottamazione dei vecchi mezzi inquinanti e l’acquisto non solo di auto, ma anche di cargo-bike, bici pieghevoli ed elettriche.

Senza contare che, secondo il rapporto Focus2R di Confindustria Ancma e Legambiente che fotografa le politiche comunali in favore dei bikers, dal 2015 a 2017 la disponibilità media di piste ciclabili è aumentata del 9 per cento, le città dove è consentito trasportare le bici sui mezzi pubblici sono lievitate del 31 per cento e i comuni con bike sharing sono aumentati del 6 per cento.

Ma pensare che ormai bici e mobilità integrata abbiano via libera sarebbe un grosso errore

«In Italia nel 2017 si sono verificati 17.521 incidenti stradali con coinvolgimento di ciclisti e nonostante nel nostro Paese siano molti di meno rispetto alla media europea, il numero delle morti in incidenti stradali è superiore» nota Dondé. Il motivo? «Negli altri Paesi lo sviluppo della mobilità attiva è accompagnato da quello di provvedimenti di sicurezza stradale, per esempio attraverso le cosiddette “zone 30” che impongono il limite di 30 chilometri orari. In Italia sono poco diffuse, ma in Germania il 70-90% degli abitanti delle grandi metropoli già ci vive e Parigi vorrebbe riqualificare tutta la città in zona a bassa velocità entro il 2020».

Se a progettazione stradale siamo al palo, un contributo concreto sul fronte sicurezza arriva invece dai costruttori di automobili che in sempre più casi prevedono sistemi elettronici. «Si tratta di dispositivi di assistenza alla guida in grado di individuare, segnalare e in certi casi persino evitare pedoni e ciclisti» spiega Monica Mecacci, responsabile ufficio stampa Ford. «Quest’anno, ad esempio, abbiamo lanciato una nuova generazione di Focus dotata per la prima volta della tecnologia Pre-Collision Assist con Pedrstrian e Cyclist: oltre a rilevarli, in caso di mancata risposta del guidatore applica automaticamente i freni o, nel caso di guida notturna, utilizza la luce dei fari». E Ford è in prima linea anche per promuovere l’educazione stradale: «Una delle attività dei nostri corsi di guida sicura è il WheelSwap, un’esperienza di realtà virtuale che permette ai partecipanti di mettersi nei panni di automobilisti e ciclisti per comprendere direttamente quanto alcuni comportamenti siano potenzialmente fatali per i loro compagni di strada».

Il prossimo passo per migliorare la convivenza?

La modifica del codice della strada, appena approvata dalla Commissione trasporti. «Tra le proposte più importanti l’obbligo del rispetto di distanza laterale dalle bici in fase di sorpasso e le “case avanzate”, le postazioni dedicate alle bici davanti alle auto negli incroci semaforici, così che i ciclisti possano evitare le gincane e liberare gli incroci in sicurezza» conclude Dondé. Perché per vivere bene insieme, anche su strada, la prima regola è il rispetto, se non reciproco, delle leggi.

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