Amo la bici. La uso spesso, ma non mi era ancora capitato di partecipare a un evento urbano tipo critical mass. Per di più con una delle bici più di tendenza, le naked, nude. Le conoscete?  È il nuovo trend sulle due ruote: più nude possibili, cioè senza catena, senza cambio e… senza freni. Tipo questa.

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Certo, questa è così pulita ed essenziale da sembrare un’opera d’arte. Gli estimatori del genere dicono sia la bici del futuro. Per ora, possiamo accontentarci di modelli più pratici e accessibili. Io, per esempio, ho aderito a una “pedalata globale”, un biketour organizzato a Milano da Unieuro per promuovere l’iniziativa #pedaloperché (qui trovate i dettagli). Tutti montavamo un modello un po’ meno estremo che l’azienda metteva a disposizione per poi, in parte, donarlo alla Fiab. Comunque una bici avveniristica, cioè senza cambio e senza catena. Unica concessione i freni, quelli sì. E anche solo così, io mi son sentita  “avanti”.

Lo scopo della biciclettata era sensibilizzare tutti all’uso delle due ruote e gli automobilisti al rispetto dei biker. E devo dire che ha funzionato. Le auto si fermavano: in 60 abbiamo invaso le vie del centro con le nostre pettorine tutte uguali, le bici tutte uguali e i caschi. Tutti uguali. Sembravamo una scolaresca in gita. Et voilà, poteva mancare la foto ricordo?

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In effetti, sono proprio così, allegre e disinvolte, le tribù urbane degli ultimi biker, quelli delle bici nude. I loro “padri spirituali” sono i bike messenger di Londra, New York e San Francisco (da noi, li vedi a Milano, Bologna, Padova e Novara), i corrieri su due ruote che sgusciano nel traffico con i loro zainetti e una scioltezza che sembra neanche stiano andando in bici. In effetti, la loro bici è così nuda che è quasi invisibile: addosso ha poco, quasi nulla. è la “fissa”, cioè priva di cambio, catena e freni.

E come ci si ferma su una bici così? Devi invertire la spinta sul pedale con tutto il peso del corpo. Quando va bene (perché sei uno di loro) finisci per fare una serie di saltelli sulla ruota posteriore oppure una grande sgommata. Quando va male ti ribalti del tutto. Insomma, non è proprio un mezzo comodo, diciamolo. Anche perché le ruote sono sottilissime, il sellino minimal e l’ammortizzazione pure. E allora perché queste bici sono così amate?

Il fatto è che la “fissa” è molto di più di un mezzo, incarna la filosofia “no frills” (senza fronzoli). Da noi, i ruotafissari appartengono ai gruppi underground, frequentano le Critical mass e le VeloCity urbane, le corse in città con percorso “a sorpresa”. Insomma, intorno a queste bici ruota tutto un ambiente goliardico e scanzonato. Per esempio, ho scoperto che c’è pure la AlleyCat race  (la corsa dei gatti randagi), che mima le avventure e i percorsi dei city messenger d’oltreoceano, con tanto di check point lungo la strada, oggetti da consegnare e telefonino sempre acceso per le indicazioni dell’ultim’ora.

Comunque:

-risolto l’intoppo della ruota infilata dentro il binario del tram (eh sì, perché in queste bici super minimal la ruota è una ruotina e finisce dappertutto)

– superata l’idea che tu possa stare su quel sellino più di mezz’ora (soprattutto noi donne, così delicatine)

– rassegnata al fatto di portare una borsa minimal pure quella (caso mai vi venisse in mente di andare a fare la spesa con questa bici, sappiate che non sono previsti portapacchi o cestini fioriti, pena anche la scomunica da parte della tribù dei freestyler)

ho concluso che questo trend ha un aspetto positivo, che mi piace molto: e cioè guidare in condizioni così credo sia un modo per rilanciare il proprio livello di attenzione, per ridestare insomma anche la percezione dei sensi, che nel nostro modo di vivere tendono sempre più ad assopirsi.

E allora vada per la bici senza cambio e senza catena, voglio far anch’io parte di questa tribù. Passi pure la ruotina extra light e il sellino a prova di ematomi (mi metterò il pantaloncino imbottito), ma senza freni no, per favore. Troppo pericoloso.

E voi, avete mai provato le bici nude? Le usereste?