Si celebra oggi 10 febbraio il “Giorno del ricordo”, ricorrenza istituita nel 2004 per mantenere viva la memoria dei massacri delle foibe e dell’esodo forzato di istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre nel secondo dopoguerra.

La ricorrenza istituita nel 2004

Lo scopo del Giorno del ricordo, così come stabilito dalla legge n.92 del 2004, è quello di conservare e rinnovare “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato secondo dopoguerra (1943-1945), e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Foibe: fra 5mila e 10mila vittime

Secondo le stime, furono tra i 5mila e i 10mila gli italiani vittime delle foibe ad opera dei partigiani jugoslavi di Tito. Le stragi delle foibe cominciarono dopo l’8 settembre 1943, con l’annuncio dell’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile. In Istria e in Dalmazia i partigiani jugoslavi di Tito si vendicarono contro i fascisti che avevano imposto l’italianizzazione forzata delle popolazioni slave locali.

Basovizza
Il monumento commemorativo di Basovizza

Cosa sono le foibe

A quel punto tutti gli italiani non comunisti vennero considerati nemici del popolo. Gli uomini di Tito torturarono, fucilarono e gettarono nelle foibe, spesso ancora vivi, moltissimi innocenti. La parola dialettale “foiba” deriva dal latino “fovea” (“fossa”) e identifica cavità naturali profonde anche decine di metri, tipiche dei terreni carsici, con un ingresso a strapiombo. Vittime di quella morte atroce furono, fra il 1943 e il 1947, non soltanto i fascisti, ma anche cattolici, liberaldemocratici, socialisti, donne e bambini.

L’esodo giuliano dalmata

Al massacro delle foibe seguì l’esodo giuliano dalmata, ovvero l’emigrazione forzata dei cittadini di etnia e di lingua italiana dalla Venezia Giulia, del Quarnaro e dalla Dalmazia. Il 10 febbraio 1947 furono infatti firmati i trattati di pace di Parigi. La Jugoslavia entrava in possesso dell’Istria, del Quarnaro, della città di Zara con la sua provincia e della maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell’Italia. Da quella data centinaia di migliaia di esuli di etnia e di lingua italiana lasciarono forzatamente l’Istria e la Dalmazia. Un esodo biblico che coinvolse tra i 250mila e i 350mila italiani e che si concluse soltanto nel 1960. I territori istriani e dalmati furono di fatto svuotati della presenza italiana.

L’omaggio di Giorgia Meloni alle vittime

Sui social il primo messaggio della premier. “Una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza. Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità”, ha scritto Giorgia Meloni. “La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia. È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi”, ha proseguito la premier. “Abbiamo ricevuto un testimone, e non intendiamo farlo cadere. Come dimostra la pluralità di iniziative e celebrazioni che il Governo promuove anche quest’anno, come il ‘Treno del Ricordo’ che da Nord a Sud ripercorrerà idealmente il viaggio di chi ha deciso di essere italiano due volte. Per nascita e per scelta. L’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene a una porzione di confine o a quel che resta del popolo giuliano”.