Una parte consistente di quello che paghiamo quando facciamo rifornimento non dipende dal valore della benzina o del diesel. Nel prezzo alla pompa entrano anche le accise sul carburante, imposte che vengono applicate alla quantità acquistata, oltre all’Iva.
Capire come funzionano è particolarmente utile in questi giorni. Da martedì 6 ottobre, infatti, è terminato l’ultimo sconto fiscale sul gasolio e l’accisa è tornata alla sua aliquota ordinaria. Il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che avrebbe potuto compensare almeno in parte la variazione, non è scattato. Vediamo allora che cosa significa e quanto può incidere su un pieno.
Che cosa sono le accise sul carburante e quanto incidono
Le accise sono imposte indirette applicate a determinati prodotti, tra cui benzina e gasolio. A differenza dell’Iva, non vengono calcolate come percentuale del prezzo di vendita. Sono stabilite in una determinata somma per quantità di prodotto.
Per benzina e gasolio, quindi, conta il numero di litri acquistati. A questa componente fiscale si aggiunge poi l’Iva, applicata sul prezzo che comprende anche l’accisa.
Dal 2026 è cambiato un altro elemento importante. La normativa ha uniformato l’aliquota ordinaria di benzina e gasolio a 672,90 euro per mille litri, equivalenti a 0,6729 euro al litro. Il decreto legislativo del 28 marzo 2025 prevedeva infatti, dal primo gennaio 2026, una riduzione dell’accisa sulla benzina e un aumento di quella sul diesel della stessa entità: 4,05 centesimi al litro.
Questo spiega perché parlare semplicemente di “accise” può essere fuorviante quando si guarda lo scontrino del distributore. Il prezzo finale nasce dalla somma di diverse componenti: costo del prodotto, margini della filiera e tassazione.
Inoltre, l’importo alla pompa può cambiare anche quando l’aliquota fiscale rimane identica. Il petrolio e i prodotti raffinati hanno quotazioni variabili e incidono anche altri fattori. Per capire quanto paghiamo, quindi, bisogna distinguere il movimento dei prezzi dalla parte strettamente fiscale.
Perché dal 6 ottobre aumenta l’accisa sul gasolio
La novità di oggi riguarda soprattutto chi guida un’auto diesel. Fino al 5 ottobre 2026 era in vigore una riduzione temporanea dell’accisa sul gasolio.
Il decreto legge del 16 settembre aveva fissato l’accisa a 572,90 euro per mille litri dal 18 al 25 settembre. Dal 26 settembre al 5 ottobre era invece salita a 622,90 euro per mille litri.
Dalla mezzanotte tra il 5 e il 6 ottobre questa seconda agevolazione è terminata. L’aliquota torna quindi al livello ordinario di 672,90 euro per mille litri. In termini fiscali, sono 5 centesimi di accisa in più per ogni litro rispetto al giorno precedente.
Per chi fa rifornimento, però, il conto comprende anche l’Iva. Considerandola, l’effetto fiscale complessivo della fine dello sconto arriva a circa 6,1 centesimi al litro. È questo il valore che permette di capire meglio l’impatto potenziale sul portafoglio.
Non significa necessariamente che ogni distributore debba modificare il prezzo esposto esattamente di 6,1 centesimi nello stesso momento. Il prezzo alla pompa dipende anche dalle altre componenti e dalle dinamiche commerciali. Quello che cambia dal 6 ottobre è la componente fiscale applicata al gasolio.
Il tema dei rincari non nasce oggi. Già durante l’estate il rischio di un aumento del prezzo del gasolio aveva riportato l’attenzione sul costo dei carburanti.
Si chiude così una fase di riduzioni temporanee adottate durante il 2026 per contenere l’effetto dei rincari energetici. In diversi momenti dell’anno le aliquote erano state abbassate, con importi e durate differenti.
Che cosa sono le accise mobili e perché se ne parla
Qui entra in gioco un’espressione diventata familiare negli ultimi mesi: accise mobili. Il meccanismo permette, in determinate condizioni, di utilizzare le maggiori entrate Iva generate dai rincari del petrolio per ridurre temporaneamente le accise. Il funzionamento delle accise mobili è legato proprio all’andamento delle quotazioni internazionali.
Non si tratta soltanto di una possibilità teorica. Nel maggio 2026 questo strumento era già stato utilizzato. Un decreto aveva rideterminato le aliquote dall’11 al 22 maggio proprio per compensare le maggiori entrate Iva dovute all’aumento del prezzo internazionale del petrolio.
Il 6 ottobre avrebbe dovuto aprirsi una nuova fase. Era atteso un decreto congiunto dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Il provvedimento avrebbe dovuto indicare carburanti interessati, entità della riduzione e periodo di applicazione.
Alla sera del 5 ottobre, però, il decreto necessario non risultava pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Per questo la riduzione attraverso le accise mobili non è partita insieme alla scadenza dello sconto precedente. Senza una nuova misura che compensi la fine dell’agevolazione, dal 6 ottobre il gasolio è tornato a essere assoggettato all’accisa ordinaria.
La situazione potrà naturalmente cambiare con eventuali nuovi provvedimenti. Per questo, soprattutto in una fase di prezzi energetici molto mobili, è importante distinguere ciò che è già entrato in vigore dalle misure annunciate o ancora attese.
Quanto può costare in più un pieno di diesel
Tradurre i centesimi in euro rende più immediata la portata del cambiamento. Prendiamo come riferimento l’effetto fiscale complessivo di circa 6,1 centesimi per litro, comprensivo dell’Iva.
Su un rifornimento da 40 litri, la differenza teorica è di circa 2,44 euro. Con 50 litri si arriva a circa 3,05 euro, mentre per 60 litri l’incremento è di circa 3,66 euro.

Sono calcoli utili per capire l’ordine di grandezza, non una previsione del prezzo che comparirà sul display del distributore. L’aumento effettivamente osservato può essere diverso perché il prezzo finale del gasolio non dipende soltanto dalle tasse.
Sul prezzo alla pompa incidono anche le scelte commerciali dei singoli operatori. A fine settembre, per esempio, Eni ha introdotto uno sconto su benzina e diesel.
C’è poi un altro aspetto da considerare. Pochi euro su un singolo pieno possono sembrare una variazione contenuta. L’effetto diventa più evidente quando i rifornimenti sono frequenti, per esempio per chi percorre molti chilometri ogni settimana per raggiungere il lavoro.
Proprio quando i rifornimenti diventano una voce importante del budget, possono essere utili alcune semplici regole per risparmiare sulla benzina.
Per questo vale la pena guardare non soltanto al prezzo assoluto del carburante, ma anche a quale componente sta cambiando. Dal 6 ottobre la novità certa riguarda il ritorno dell’accisa ordinaria sul diesel dopo la scadenza della riduzione temporanea.
Il prossimo passaggio da osservare riguarda invece le accise mobili. Un eventuale nuovo provvedimento potrebbe modificare nuovamente il quadro. Nel frattempo, per capire quanto costa davvero il cambiamento, il riferimento più concreto resta quello del proprio pieno: circa tre euro di differenza teorica su 50 litri di gasolio, se l’intero effetto fiscale si trasferisce sul prezzo pagato dall’automobilista.