Insalata in busta

L’insalata in busta potrebbe sparire? La stretta dell’Ue

La proposta di regolamento della UE sugli imballaggi imporrebbe l'addio alle confezioni monouso per frutta e verdura di peso inferiore a 1,5 chilogrammi

Il nuovo regolamento sugli imballaggi proposto dall’Unione Europea potrebbe cancellare dagli scaffali dei supermercati italiani l’insalata in busta. E non solo. Stessa sorte toccherebbe a vaschette di fragole, buste di mele, arance o limoni in rete, e tutti quei prodotti ortofrutticoli non venduti sfusi.

È Coldiretti a lanciare l’allarme, denunciando l’effetto dirompente che le disposizioni proposte dalla UE potrebbero avere sulle abitudini di consumo degli italiani e sui bilanci delle aziende agroalimentari.

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Imballaggi, la proposta dell’UE: a rischio insalata in busta

Così come strutturata, l’ultima proposta di regolamento sugli imballaggi presentata dalla Commissione Europea imporrebbe l’addio alle confezioni monouso per frutta e verdura di peso inferiore a 1,5 chilogrammi, giudicate superflue.

Una scelta che, secondo Coldiretti, aprirebbe a una serie di problemi. Dal punto di vista igienico-sanitario, della conservazione e degli sprechi, che potrebbero aumentare. Ma anche l’incremento dei costi per consumatori e produttori. Basti pensare al tradizionale cestino di fragole o piccoli frutti che soprattutto nelle fasi di trasporto protegge l’integrità del prodotto.

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Effetto negativo sui consumi

Il rischio, aggiunge Coldiretti, è quello di un effetto negativo anche sui consumi, soprattutto sui prodotti di quarta gamma (freschi, lavati, confezionati in imballaggi protettivi, pronti per essere consumati). Insalate in busta e frutta confezionata sono entrati a far parte delle abitudini degli italiani e ridurne il consumo, già calato dell’8% per la frutta e del 10% per gli ortaggi nel 2022, avrebbe un impatto pericoloso sulla salute.

Bottiglie di vino

Le conseguenze sul settore vinicolo

La direttiva impone poi – spiega Coldiretti – la standardizzazione delle bottiglie per il vino e la riduzione del loro peso, eliminando di fatto il formato magnum. Dal 1° gennaio 2030, il 10% delle bevande alcoliche immesse sul mercato dovrà inoltre utilizzare imballaggi inseriti in sistemi di riuso. Ma dal 1° gennaio 2040 tale soglia salirà al 25% dei prodotti immessi sul mercato. Per i vini, ad eccezione dei vini spumanti, è prevista una soglia del 5% a partire dal 1° gennaio 2030 che salirà al 15% entro il 1° gennaio 2040. Un vero e proprio stravolgimento che soprattutto nel caso del vetro – accusa Coldiretti – rischia di vanificare tutto il lavoro compiuto nel corso degli anni sul fronte del riciclo.

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Colpiti settori di punta del made in Italy

Così come strutturato il regolamento andrebbe a colpire due settori del Made in Italy più esportati all’estero. Se le vendite di vino sui mercati stranieri hanno sfiorato nel 2022 la quota record di 8 milioni di euro in valore, quelle di ortofrutta hanno raggiunto i 5,7 miliardi, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat, ai quali si aggiungono altri 4,8 miliardi di ortofrutta trasformata, quella più esposta ai cambiamenti in fatto di packaging.

Pur condividendo la necessità di assicurare una maggiore sostenibilità dei consumi, Coldiretti chiede di correggere l’attuale proposta, eliminando i divieti per il monouso di frutta e verdura sotto il peso di 1,5 chili e ricalibrando le misure per il settore vinicolo al fine di non pregiudicare la qualità delle produzioni e la possibilità di scelta da parte dei consumatori.

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