Pasta e riso più “trasparenti”. Il 14 febbraio è scattato l’obbligo di scrivere su etichette e confezioni l’origine del grano e del riso, per i prodotti venduti da aziende italiane e da aziende straniere con stabilimenti nel nostro Paese. Lo prevedono i Decreti firmati nel luglio 2017 dal ministro dell’Agricoltura e dal ministro dello Sviluppo economico, per i quali Coldiretti ha spinto e combattuto strenuamente.

Etichette con l’obbligo di indicare l’origine del riso e del grano

“Finalmente si è messo fine – sottolinea Coldiretti – all’inganno dei prodotti importati e spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero e un pacco di riso su quattro non è made in Italy”. L’indicazione della provenienza della “materia prima” è applicata in via sperimentale. Durerà due anni o fino a quando la Commissione europea emanerà direttive specifiche, che potrebbero non essere identiche a quelle italiane.

Coldiretti intanto plaude e canta vittoria: “Come ha sancito anche il Tar del Lazio, prevale l’interesse pubblico ad informare i consumatori. Escono finalmente dall’anonimato e saranno riconoscibili 4,3 miliardi di chili di pasta e 1,5 miliardi di chili di riso, numeri che garantiscono all’Italia il primato in Europa”. Prossima tappa,  l’estensione dell’etichetta d’origine ai pomodori lavorati e ai derivati. Ma le battaglie, Europa permettendo, non sono finite, “Un quarto della spesa degli italiani – sottolinea il presidente dell’associazione di categoria, Roberto Moncalvo – resta ancora anonima. La Ue obbliga a rendere nota la provenienza della carne fresca, ma non di quella lavorata in salumi. L’onere c’è per la frutta fresca, ma non per i succhi”.

Il caos del regolamento europeo in arrivo

L’annunciato arrivo di un Regolamento esecutivo della Commissione europea, in lavorazione, rimescolerà le carte. Azzererà le direttive italiane sulle diciture “geografiche”, comunque temporanee, e imporrà  su scala continentale regole che potrebbero essere diverse o non del tutto coincidenti con le linee guida nazionali.

Il calendario e gli step previsti? La bozza delle disposizioni comunitarie è già stata sottoposta alla consultazione pubblica, un passo dell’iter formale da seguire. Ogni Stato dovrà ora esprimersi, suggerendo aggiustamenti o modifiche. Il testo finale  potrebbe essere pubblicato tra qualche settimana o qualche mese. L’applicazione, salvo imprevisti o cambi in corsa, scatterà nell’aprile del 2019. Una staffetta, se si correrà nella stessa direzione. O una sorta di gioco dell’oca, in caso contrario. Comunque vada, concordano i soggetti in campo, ci saranno ricadute per gli operatori del settore e per i consumatori.

Staffetta tra le norme: rischi e criticità

Spiega l’avvocato dello studio Food-law.it Paolo Borghi, docente universitario e vicedirettore della Rivista di diritto alimentare: «Il testo definitivo ancora non c’è. I rischi che potrebbero profilarsi, in negativo, sono di due tipi. I produttori, se e quando il Regolamento esecutivo andrà in porto e senza modifiche, temono di dover rifare le confezioni per adeguare le diciture o modificare di nuovo gli impianti per il packaging, con costi non da poco. I consumatori potrebbero essere indotti in errore, perché le nuove indicazioni seguiranno criteri diversi da quelli cui nel frattempo si saranno abituati. Mi spiego con un esempio. Gli spaghetti. L’ingrediente primario preso come riferimento dalla Ue  – sostiene sempre il legale – è la farina. In base al Decreto italiano oltre al luogo di molitura va indicata la provenienza del grano, supponiamo il Canada. In base al Regolamento europeo andrebbe riportata l’origine della farina (corrispondente al solo luogo di molitura, in molti casi l’Italia) e con modalità ed espressioni diverse da quelle stabilite dai nostri ministeri. Gli stessi Decreti su riso e pasta –  ricorda ancora Borghi-  prevedono che le etichette con l’indicazione dell’origine siano a tempo, sperimentali,  applicabili  fino alla data indicata, dicembre 2020, o comunque fino all’approvazione del Regolamento esecutivo comunitario”. 

La Ue deciderà anche per latte, formaggi, pomodori e derivati

Le future linee guida continentali riguarderanno anche le confezioni di latte e formaggi e di pomodori lavorati e derivati, oggetto di altre fughe in avanti fatte dal nostro Paese, in nome della tracciabilità, della trasparenza e della tutela del Made in Italy.  Per i prodotti a base di pomodoro, altra casella da considerare, il Decreto nazionale non è ancora stato pubblicato in Gazzetta ufficiale.  L’auspicio di Coldiretti è che si tratti di “tempi tecnici, non di un affossamento in attesa del Regolamento europeo”.

La posizione dei produttori di pasta

I più grossi produttori italiani di pasta avevano tentato la strada del ricorso al Tar del Lazio, contro il Decreto relativo a maccheroni & c.. I giudici amministrativi hanno respinto la richiesta urgente di stop cautelare alle nuove etichette d’origine. La motivazione? “ Pur tenendo degli oneri economici gravanti sulle imprese per adeguarsi alle nuove prescrizioni –  hanno argomentato i giudici amministrativi – appare prevalente l’interesse pubblico volto a tutelare l’informazione dei consumatori, considerato anche l’esito delle recenti consultazioni pubbliche circa l’importanza attribuita dagli italiani alla conoscenza del Paese d’origine e/o del luogo di provenienza dell’alimento e dell’ingrediente primario”.  Nel merito, però, tutto deve essere ancora esaminato e valutato. La data dell’udienza non risulta fissata.

“Il Decreto italiano è fatto male”

“Abbiamo preso atto della decisione interlocutoria del Tar  – commenta Cristiano Laurenza, segretario di settore dell’Aidepi, l’associazione delle industrie del dolce e della pasta  italiana –  e andremo avanti, affrontando il giudizio di merito. Come abbiamo sempre fatto,  ci adegueremo con la massima trasparenza alle direttive nazionali e produrremo la nostra pasta nel rispetto delle indicazioni interne. Il ricorso amministrativa non ha mai inteso andare contro la richiesta di trasparenza  voluta dai consumatori, che riteniamo giusta e condividiamo, ma è contro il Decreto interministeriale. Secondo noi è stato fatto male e non ha seguito le procedure corrette. Continuiamo a pensare che non sia questo il modo idoneo per informare il consumatore e di valorizzare una filiera, quella del grano e della pasta, strategica per il Paese. Anche noi – sempre parole del rappresentante degli industriali del ramo – aspettiamo di conoscere i contenuti esatti  i tempi di attuazione del Regolamento europeo sulle etichette. Perché è possibile che la corretta informazione sulle materie prime della pasta – ecco il punto critico – in sede comunitaria verrà soddisfatta in modo differente  – ecco il punto critico – da quanto stabilisce il provvedimento voluto dai ministri di Agricoltura e Attività produttive”.  E ancora, con una stoccata a Coldiretti: “Bisogna fare attenzione a non confondere la qualità con l’origine”.

“Le industrie del riso sono pronte”

Roberto Carriere, direttore dell’Associazione industrie risiere, garantisce: “Gli operatori del comparto sono pronti a immettere sul mercato le nuove confezioni. Il 90 per cento dei nostri prodotti – tiene a sottolineare – è italiano, il resto lo importiamo. Se andiamo a prendere il Basmati in India,  è perché la clientela vuole il basmati indiano.  Vuole anche sapere l’origine. E’ nostro interesse dichiarare la provenienza del riso, sempre. Deve essere così – conclude, alludendo al Regolamento europeo in arrivo – ma senza aumentare i costi  e cercando di risolvere qualche problema applicativo”.

Coldiretti plaude e rilancia

Coldiretti plaude all’operato delle autorità italiane e rilancia. Dice Rolando Manfredini, responsabile del settore Sicurezza alimentare della potente associazione di categoria, dopo la presentazione delle confezioni tipo di riso e pasta: “L’Italia ha spinto l’Europa ad avviare finalmente una consultazione pubblica sulle modalità di indicazione dell’origine in etichetta.  La Ue sta inseguendo l’Italia, su questo fronte, ed è positivo. Adesso occorre vigilare affinché la normativa comunitaria risponda realmente agli interessi dei consumatori e non alle pressioni esercitate dalle lobby.  Nei contenuti del nuovo Regolamento non entro, perché potrebbe essere ancora modificato. Quella che circola è una bozza in progress, non definitiva. Vedremo il risultato finale e lo valuteremo. Certo  – continua –  il testo non potrà non tenere conto delle richieste di trasparenza che arrivano dai cittadini, riconosciute anche dal Tar del Lazio. Anche le sperimentazioni su altri prodotti con l’indicazione d’origine, in primis il latte, stanno andando bene e non saranno ignorate. Quando al giudizio di merito del Tribunale, che ci aspettiamo in estate, siamo fiduciosi.  I magistrati amministrativi- – è la certezza del rappresentante di  Coldiretti – non si smentiranno. Continueranno a considerare prevalenti i diritti dei cittadini ”.

Come saranno le nuove etichette temporanee

Tornando alle scadenze imminenti, ecco che cosa i consumatori dovranno leggere sulle etichette, almeno fino all’attuazione del Regolamento esecutivo europeo o al 31 dicembre 2020.

Grano e pasta:

Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;

Paese di molitura: nome del Paese in cui il grano è stato macinato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi Ue, Paesi non Ue, Paesi Ue e non Ue.

Se il grano duro è coltivato almeno per il 50 per cento in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

Riso:

Paese di coltivazione del risone, Paese di lavorazione e Paese di confezionamento del riso

Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura “Origine del riso: Italia”.

Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi Ue, Paesi non Ue, Paesi Ue e non Ue.

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