Isabel Allende: «Vi racconto il mio Cile, generoso e arrabbiato»

08 11 2019 di Isabella Fava
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ph. Lori Barra

Il suo ultimo romanzo Lungo petalo di mare è una storia d’amore, guerra, politica. E un omaggio al Paese in cui è cresciuta, oggi dilaniato dalle proteste. «Le differenze tra ricchi e poveri sono vergognose, la gente ha rialzato la testa»

Un cuore che pulsa dentro il petto ferito di un “piccolo soldato”. Inizia con questa immagine potente l’ultimo romanzo di Isabel Allende, Lungo petalo di mare (Feltrinelli, traduzione di Elena Liverani). È il 1938, la Spagna è devastata dalla guerra civile. Quel cuore è l’inizio di un racconto lungo 56 anni, che intreccia gli eventi storici del 20° secolo con la storia d’amore tra il giovane medico Víctor Dalmau e la pianista Roser Bruguera. Un romanzo che è anche dichiarazione d’amore per il Cile, la terra in cui Isabel è cresciuta, e omaggio a Pablo Neruda. Il poeta premio Nobel nel 1939 riuscì a salvare 2.100 rifugiati spagnoli portandoli a Valparaíso a bordo di un cargo, il Winnipeg, preso a noleggio con i soldi del governo cileno e con altre donazioni. Una vicenda poco nota, raccontata con passione e con molta ricerca, come tutti gli altri romanzi della scrittrice. «A settembre è ricorso l’80° anniversario dello sbarco della Winnipeg in Cile. Hanno organizzato una mostra in Spagna, ma sono ancora in pochi a conoscere questa storia». Quando incontro Isabel Allende a Milano, sono molti i legami tra il suo romanzo e l’attualità: la situazione incandescente in Cile, i flussi dei migranti che premono ai confini di tanti Paesi, persino l’attuale polemica su Neruda, giudicato maschilista dal movimento femminista cileno. «La storia del Winnipeg non ci sarebbe stata senza di lui. Era innamorato della Spagna, aveva seguito da vicino la guerra, anche perché era amico di Federico Garcìa Lorca e di altri intellettuali che vennero uccisi» spiega. Il titolo del libro è una frase che lo stesso Neruda usò per descrivere il proprio Paese: “il lungo petalo di mare e neve”. E ogni capitolo inizia con un verso del poeta. «L’ho conosciuto quando era molto più grande di me, ed era già un premio Nobel. Io invece ero una giovane giornalista, non ero nessuno. Mi invitò a casa sua perché gli piacque una cosa che scrissi. Però mi consigliò di fare l’autrice perché diceva che inventavo troppo».

Amore e storia

«I migranti vivono in condizioni disumane». Come in La casa degli spiriti, considerato il capolavoro della Allende, in Lungo petalo di mare è forte l’intreccio tra la vita dei personaggi e gli eventi storici. «È il mio stile, ma è anche frutto di anni di esperienza. Non riuscirei a scrivere un “romance”, un romanzo rosa, perché per me i fatti sono davvero importanti». I fatti appunto. «Negli ultimi 3 romanzi - L’amante giapponese, Oltre l’inverno e questo - parlo di sfollati, rifugiati, migranti, richiedenti asilo. Nei Paesi a sud degli Usa la gente è in condizioni disumane e questo è molto presente nella mia vita di oggi». Isabel, che da oltre 30 anni abita in California, ha una fondazione (isabelallende.org) che sostiene gli immigrati e le donne vittime di violenza. «Quando parliamo di migranti noi pensiamo in numeri, perché ce ne sono milioni. Ma ognuno di loro ha una storia, un volto, un nome. Sono persone che stanno scappando dalle loro vite. Spero che il mio romanzo faccia scattare l’empatia». E poi ci sono Víctor e Roser che si amano di un amore profondo quando sono avanti con gli anni. «Anche io ho conosciuto tutti i tipi di amore: quello giovane, maturo, anziano. Avendoli vissuti è facile scriverne. E poi, certo, ho anche tanta immaginazione...». Isabel, 77 anni, si è sposata a luglio con il coetaneo Roger Cukras, avvocato di New York. «Una storia d’amore tardiva (ride). Meravigliosa e davvero inaspettata».

Nuovi progetti

«Abito negli Usa da 30 anni, ma nel profondo mi sento cilena». Nonostante viva da tempo a San Francisco, Isabel Allende (che è nata in Perù) si sente cilena nel profondo: «È la lingua, il senso dell’umorismo, la storia che condivido». Ed è preoccupata per quello che sta succedendo nel Paese, che in seguito alle proteste delle ultime settimane non ospiterà più il summit Asia-Pacifico di metà novembre e la conferenza globale sul clima di inizio dicembre. «Gli amici che stanno lì mi dicono: “Finalmente il Cile si è svegliato”. C’è una situazione di disuguaglianza molto crudele. Ogni cosa è stata privatizzata: l’educazione, la salute, i trasporti, l’acqua, il gas, l’elettricità, persino le foreste. Il gap fra ricchi e poveri è vergognoso: l’1% della popolazione possiede il 26,5% della ricchezza nazionale, il 10% il 60. E il resto della gente deve dividersi il poco che rimane. Per forza è arrabbiata». Dopo questo romanzo la Allende ha già un impegno: «L’8 gennaio si avvicina. Io inizio sempre un nuovo libro in quella data, se non lo faccio mi sento male. Ho solo 2 mesi per pensare a un argomento». Perché proprio quel giorno? L’8 gennaio 1981 scrisse una lunga lettera al nonno che stava morendo: così nacque La casa degli spiriti. Tra i nuovi progetti che la aspettano ci sono 6 serie tv tratte dai suoi romanzi. E un film che stanno girando sulla sua vita. «Una cosa che un po’ mi fa paura» rivela. «Un’attrice sarà me. Speriamo che sia bionda!».

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