Ligabue - Leopardo su roccia
Leopardo su roccia, l’opera di Ligabue esposta al Fidenza Village fino al 1° novembre

La pittura di Ligabue, maestro di libertà

Malato, deriso ed emarginato. Ma anche coraggioso, controcorrente e capace di affermare se stesso attraverso i suoi dipinti. Due mostre e un film ci guidano alla riscoperta del grande artista. Per ricordarci il valore della diversità

«Ho conosciuto il Toni quando avevo 13 anni: il padre di un mio amico gli aveva concesso un angolo del suo distributore di benzina per dipingere. Ero attratto da questo personaggio solitario, che a Gualtieri tutti chiamavano “al Matt”, perché era capace di mettere sulla tela belve feroci che sembravano vive». Augusto Agosta Tota, curatore insieme a Vittorio Sgarbi e Marzio Dall’Acqua della mostra appena inaugurata a Parma Dare voce alla natura (fino al 30 maggio 2021, fondazione archivioligabue.it), ricorda così il suo primo incontro con Ligabue. Un evento che ha cambiato la sua vita.

L’idea del ragazzino era vendere quei quadri pieni di colori esplosivi. «Il Toni mi ha preso in simpatia e abbiamo concluso l’affare: guadagnavo dalle 300 alle 500 lire per ogni quadro e facevamo a metà». Il piccolo Augusto è stato il primo mercante dell’artista. Oggi Agosta Tota è presidente della Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma e ha catalogato quasi tutte le sue opere (circa un migliaio tra oli, disegni e sculture). I ricordi che lo legano a quell’artista fuori dagli schemi sono impressi per sempre nella sua memoria.

Autoritratto (1958), una delle opere di Ligabue in mostra a Parma
Autoritratto (1958), una delle opere di Ligabue in mostra a Parma

Ligabue suscita un interesse crescente non solo negli appassionati d’arte

La sua storia di emarginato, senza fissa dimora e con attacchi maniaco-depressivi (è stato ricoverato in diversi istituti psichiatrici) ci commuove. La sua personalità tormentata e solitaria affascina, ma è anche uno specchio dove ognuno riconosce il suo disagio. Lo dimostra il successo di Volevo nascondermi, il film diretto da Giorgio Diritti che per diverse settimane è stato in vetta al box office Italia, sbaragliando anche l’ultima pellicola di Muccino. «La mia opera è un elogio della diversità, o meglio dell’identità. Ognuno di noi ne ha una e la scommessa è esprimerla senza omologarsi. Ligabue ci insegna che la diversità può essere un grande valore per tutta la comunità» ha spiegato il regista. Ma non è tutto. «Non ha mai dipinto su commissione e aveva con le sue opere un rapporto di necessità, erano un modo di esorcizzare le sue paure e i suoi fantasmi» ha commentato Elio Germano, vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino per l’interpretazione magistrale dell’artista. Un ostinato desiderio di libertà che colpisce al cuore. Come la sua pittura.

Chico De Luigi
Scene dal film Volevo nascondermi. Per l’interpretazione di Ligabue Elio Germano ha vinto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino.
(scatti di Chico De Luigi)
Chico De Luigi
Chico De Luigi
Chico De Luigi
Chico De Luigi
Chico De Luigi

Le mostre di Parma e Ferrara

Nella mostra di Parma sono presenti i tre soggetti principali di Ligabue: gli autoritratti, accostati da Vittorio Sgarbi a quelli di Van Gogh per potenza espressiva, gli animali esotici e i paesaggi agresti, quasi tutti ambientati in Svizzera, dove il pittore è cresciuto con i genitori adottivi prima di venire espulso ed essere condotto a Gualtieri, il paesino emiliano che aveva dato i natali al padre naturale.

Leopardo con bufalo e iena (1928), un'altra delle opere di Ligabue in mostra a Parma. Gli animali er
Leopardo con bufalo e iena (1928), un'altra delle opere di Ligabue in mostra a Parma. Gli animali erano il soggetto preferito di Ligabue: li dipingeva immedesimandosi, in una sorta di transfert emotivo.

A neanche 100 chilometri da lì, a Ferrara, il 31 ottobre si celebra l’artista con l’inaugurazione di un’altra mostra importante: una monografica che presenterà più di 100 opere di Ligabue. «Quando il Toni aveva in mente un soggetto entrava in una sorta di trance» ricorda Agosta Tota. «Se voleva disegnare un leone in agguato, si immedesimava nell’animale: ruggiva, imitava i suoi movimenti felpati, urlava. Poi prendeva il pennello e riempiva la tela di getto, senza pentimenti, usando abbinamenti di colore che non sono consoni alle regole della pittura, ma sono perfetti nella loro immediatezza».

I suoi capolavori non sono nati dall’osservazione della natura, come quelli degli impressionisti. «Tutto affiorava dalla sua memoria: i felini visti allo zoo o sui libri, come le montagne della sua infanzia». Grande assente nelle tele, la figura umana. «Ligabue parlava con gli animali, ma diffidava degli esseri umani» ricorda lo studioso.

La fama di Ligabue ebbe inizio nel 1961

Nel 1961 la galleria La Barcaccia di Roma gli dedica una personale che lo consacrerà come artista. Da quel momento Ligabue avrà critici che lo cercano, amici più o meno interessati e un po’ di soldi per soddisfare le proprie passioni: si comprerà nove Guzzi rosse, tutte uguali, e due auto. Ma continuerà a non fidarsi del genere umano. «A volte gli piaceva farsi beffe del prossimo: vendeva un quadro, poi se lo faceva ridare indietro con la scusa di aggiungere qualche dettaglio che gli era venuto in mente all’improvviso. Tornato in possesso dell’opera, la riproponeva a qualcun altro» rivela Agosta Tota. «Era la sua rivincita verso il mondo che per anni l’aveva schernito». Un gesto pieno di ironia, quasi dadaista.

Ligabue in mostra

. A Palazzo Tarasconi di Parma Dare voce alla natura mette a confronto 87 opere di Antonio Ligabue con 15 sculture di Michele Vitaloni, artista contemporaneo che condivide l’empatia verso il mondo animale e naturale. Ingresso: 10 euro, fino al 30 maggio 2021 (fondazionearchivioligabue.it).
. Una tela di Ligabue è esposta al Fidenza Village (fino al 1° novembre, prenotazioni su eventbrite.it).
. Il 31 ottobre inaugura a Ferrara Antonio Ligabue. Una vita d’artista, con un centinaio di opere (palazzodiamanti.it).

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