Maria Chiara Giannetta, 29 anni
Maria Chiara Giannetta, 29 anni

Maria Chiara Giannetta, da Blanca a Sanremo

Maria Chiara Giannetta sarà tra le conduttrici del Festival di Sanremo 2022. Ha conquistato il pubblico nei panni della poliziotta non vedente della fiction di Rai 1 Blanca

Maria Chiara Giannetta a Sanremo

Amadeus, conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo, ha annunciato le attrici che saranno al suo fianco quest'anno. Nella prima serata, martedì 1 febbraio, ci sarà Ornella Muti. Mercoledì sarà la volta di Lorena Cesarini. Giovedì 3 febbraio all'Ariston ci sarà Drusilla Foer, nella serata delle cover di venerdì ci sarà lei, Maria Chiara Giannetta mentre Sabrina Ferilli sarà alla conduzione della serata finale di sabato 5 febbraio.

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Maria Chiara Giannetta e la serie Blanca

Noi conosciamo già Maria Chiara Giannetta, l'avevamo intervistata quando uscì la serie tv Blanca, andata in onda su Rai 1 fino al 27 dicembre con la regia di Jan Maria Michelini. La serie, che ha avuto molto successo, seguiva le avventure di una ragazza non vedente che sogna di lavorare per la Polizia. Ecco cosa ci aveva detto Maria Chiara all'inizio dell'intervista, per darvi subito un'idea del personaggio: «Se sei demoralizzato per la pandemia o per qualsiasi altro problema, una come Blanca ti dà una sferzata. È come se ti dicesse: “Alzati e fai qualcosa”. Io per prima ne avevo bisogno».

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Maria Chiara Giannetta sul set di Blanca. La serie di Rai 1, prodotta da Lux Vide e tratta dai romanzi di Patrizia Rinaldi pubblicati da e/o, è ambientata a Genova.
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11 di 11 - Maria Chiara Giannetta con Giuseppe Zeno

Blanca è abilissima nel “décodage”, l’arte di tradurre i suoni in intercettazioni e telefonate ma, nel distretto genovese dove inizia uno stage, la mettono a fare i caffè. Lei non demorde, fa indagini di sua iniziativa affidandosi al suo orecchio e al cane-guida, oltre che all’intuito femminile che certi ispettori maschi snobbano, basandosi soltanto sugli occhi e i cliché. «Tu non sei cieca, sei matta!» le dice un’amica, vedendola farsi beffe di chi la mette all’angolo. «Anch’io come lei sono una che si butta, nella vita» dice Maria Chiara, partita da Foggia a 19 anni per frequentare il Centro sperimentale di cinematografia a Roma. «I miei mi hanno insegnato anche a sbagliare: meglio mettere in conto qualche delusione che rinunciare a realizzare i propri desideri».

Diventata popolare con il ruolo di Anna Olivieri in Don Matteo, Maria Chiara Giannetta ride dei social che ora danno la caccia a un ipotetico fidanzato: c’è chi la vede accoppiata con l’attore Maurizio Lastrico e chi, in mancanza di certezze, parla del suo amore per lo scrittore Philip Roth. «Tra le tante ipotesi è questa la più veritiera: sto leggendo tutti i suoi romanzi!» scherza.

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Intervista a Maria Chiara Giannetta

Blanca ha portato 5 milioni e mezzo di spettatori a riconoscersi in una donna disabile: per te è stato un modello?
«Eccome. Quando mi hanno proposto il ruolo sentivo che il Covid ci stava togliendo vitalità e farla rinascere con un personaggio così, regalandolo agli altri, ha ridato entusiasmo anche a me. Blanca è una donna rara, forte, che trasmette coraggio. Un ruolo delicato che può anche far paura, ma io sono stakanovista e ho messo da parte il timore perché non mi avrebbe fatto lavorare bene».

Come ti sei preparata?
«Ho letto testimonianze, ho lavorato molto con il cane guida e la sua addestratrice, ho pure girato per casa bendata imparando anche a cucinare e mettendoci 2 ore a preparare ricette che di solito faccio in 20 minuti… Ma soprattutto ho incontrato persone straordinarie come Andrea Bocelli e 2 sportive tostissime: Maria Ligorio, 51enne ex campionessa paralimpica di corsa, e Veronica Tartaglia, 30enne della Nazionale di scherma non vedenti. Maria è partita sola dalla Puglia, senza neppure il bastone, 30 anni fa: una forza della natura. Veronica viaggia in tutto il mondo con la sua labrador Ulma, con la quale ha un rapporto simile a quello di Blanca col suo bulldog. Oggi penso a loro ogni volta che mi perdo in piccoli problemi quotidiani».

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Blanca non sembra neanche cieca, anzi, parrebbe avere dei superpoteri grazie al décodage: forzatura di una serie “politically correct”?
«Macché, le persone che ho incontrato sono davvero come lei: coraggiose, gioiose, sicure nei movimenti. Per questo l’ho interpretata mettendo da parte la disabilità, come una ragazza che cerca semplicemente di costruirsi il futuro, una professione, le amicizie, l’amore. Che usa le battute per sconfiggere i pregiudizi maschilisti e svela il suo lato ironico anche nei momenti drammatici: questo è il vero superpotere. Chi si basa solo sulle informazioni visive non allena gli altri sensi, che invece fanno capire molte cose. C’è chi si è stupito quando, sul set, ho riconosciuto i passi di un collega che stava arrivando: d’altronde per mesi ho spostato l’attenzione sull’ascolto».

Il maschilismo ti infastidisce anche nel tuo, di lavoro?
«Intanto usare l’ironia, come fa Blanca, è meglio che arrabbiarsi. Ma devo dire che nel mio ambiente, pur essendo giovane e lavorando soprattutto con attori maschi, mi sono sempre sentita protetta e trattata alla pari».


«PER INTERPRETARE BLANCA HO MESSO DA PARTE LE PAURE E OSSERVATO CHI VIVE OGNI GIORNO QUESTA CONDIZIONE: DA ANDREA BOCELLI ALLE ATLETE PARALIMPICHE»


È vero che hai iniziato a recitare a 11 anni?
«Sì, al paese d’origine dei miei genitori dove andavamo d’estate, Sant’Agata di Puglia, sull’Appennino. C’era una compagnia amatoriale che faceva le prove nella casa accanto alla nostra e, siccome mi affacciavo spesso, mi chiesero se volevo farne parte. Preparavano musical tipo Grease o Sister Act, in playback, e i miei erano contenti che avessi qualcosa da fare. Qualche anno dopo sono andata al Teatro dei Limoni a Foggia, poi a Roma».

Che cosa porti con te dei tuoi luoghi d’origine?
«Il senso di accoglienza, la capacità di coinvolgere gli altri in modo positivo: fa parte della mia famiglia e della Puglia. E poi amo il cibo».

Non hai l’accento pugliese, però: l’hai perso studiando dizione?
«Ho imparato a esprimermi in italiano senza far capire da dove vengo, ma con gli amici mica parlo così. Anche se vivo nella Capitale e l’accento romano ti si appiccica, sono a mio agio solo con la mia cadenza. Vuoi sentirla?».

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