Ryan Reynolds e il congedo di paternità (e in Italia?)

Ryan Reynolds starà un anno lontano dal set per fare il papà a tempo pieno e permettere così alla moglie Blake Lively di lavorare a un nuovo progetto cinematografico: il principio alla base dell'emendamento pronto a passare al Senato

Ha fatto scalpore l'annuncio di Ryan Reynolds di volersi prendere una pausa dal cinema per dedicarsi completamente alla famiglia e alle sue tre figlie, James, Inez e Betty, avute dalla moglie, l'attrice Blake Lively.
Al termine delle riprese di Spirited, un musical in chiave moderna tratto da Canto di Natale di Charles Dickens, che lo vedrà al fianco di Will Ferrell e Octavia Spencer, ha affidato ai propri canali social una riflessione circa la necessità di prendersi un anno sabbatico. Non un addio ma, semplicemente, uno stop per mettere al primo posto gli affetti.

La scelta di Ryan Reynolds di mettere da parte le tute da supereroe indossate in Deadpool, Lanterna Verde o Free Guy, è dettata anche dal fatto di permettere alla moglie Blake di tornare sul set per un nuovo progetto cinematografico. È lo stesso principio sta alla base di un emendamento pronto a passare al Senato: quello di consentire a entrambi i genitori di poter lavorare e allo stesso tempo crescere i figli.

Se non l'anno, almeno un congedo di tre mesi

Un lusso, quello dell'anno di pausa, che si possono permettere in pochi. E anche molto americano. Ma, se non proprio un anno, anche in Italia sono molti i papà che vorrebbero potersi almeno alternare alla compagna nelle cure ai bebè. E anche le giovani donne, ovviamente, guarderebbero con favore a un cambiamento di rotta. Dieci giorni, però, cioè la misura al momento in vigore, sono pochi, anche rispetto al resto dell'Europa. Ecco perché la ministra per la Famiglia e le Pari opportunità, Elena Bonetti, ha annunciato che nell’emendamento sul congedo di paternità del Ddl Family Act è già stata inserita la possibilità di stare a casa con il bambino fino a tre mesi. «L’impegno è già previsto nella riforma del Disegno di legge Family Act», ha dichiarato la ministra Bonetti, «ma l’importante è parificare la responsabilità maschile a quella femminile». Un piccolo tassello verso la parità di genere per consentire anche alle donne di dedicarsi al proprio lavoro, oltre che alla famiglia.

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