Sophie Kinsella: «I miei figli sono critici severissimi»

28 03 2018 di Isabella Fava
Credits: Penguin Random House

Sophie Kinsella, autrice del bestseller “I love shopping”, torna con ben 2 romanzi: “Sorprendimi!”, storia di un matrimonio in crisi. E la fiaba “Io e Fata Mammetta”. Che ha inventato per far addormentare i suoi bambini

Questa intervista con Sophie Kinsella è iniziata con un imprevisto tragicomico. La prima chiacchierata è stata vivace e piacevole, ma poi, mentre ero alle prese con la sbobinatura, il registratore mi ha abbandonato. Ho dovuto così richiamarla a casa sua a Londra e lei mi ha risposto ridendo: «Sa, è proprio quello che è successo alla protagonista di un mio libro». All’improvviso mi sono sentita come Becky Bloomwood, la giornalista un po’ imbranata protagonista della serie I love shopping, che ho divorato un’estate in vacanza. E in questa atmosfera surreale - e molto divertente - abbiamo continuato a parlare dei nuovi progetti di Sophie. Dopo Sorprendimi!, il romanzo uscito a febbraio con cui ha conquistato (ancora una volta) le classifiche, la scrittrice inglese ha appena pubblicato un libro per bambini. Si intitola Io e Fata Mammetta (Mondadori) ed è dedicato a Rex e Sissy, i suoi figli più piccoli di 7 e 6 anni (gli altri sono Freddy, 21, Hugo, 20, e Oscar, 12). «È una delle storie che ho inventato per loro, la sera quando li mettevo a letto. Mi sono accorta che le avventure di Ella e di sua mamma li divertivano, che avevano grandi potenzialità narrative. Io raccontavo, Sissy e Rex a volte mi suggerivano cosa aggiungere. Anche Oscar, il 12enne, poi ha letto il libro, ma diciamo che non è esattamente nelle sue corde».

«La magia fa parte del mondo dei piccoli»

Raccontare di una fata in un periodo in cui alle bambine si presentano modelli come scienziate e astronaute sembrerebbe fuori moda. Kinsella però lo fa al solito con ironia: «Mammetta è una fata, ma in un mondo contemporaneo, che i bambini conoscono: è una mamma che lavora, si occupa della casa e al posto della bacchetta magica ha lo smartphone, usa la FataApp e la FataMail». Non solo: la zia di Ella, ovvero la sorella di Fata Mammetta, ha persino vinto il premio per il miglior incantesimo agli Oscar delle fate. «In questa fiaba parlo di donne, grandi e piccole, che non sono solo spettatrici. Vogliono cambiare le cose». Madre e figlia sono un team, mi spiega.

E siccome è un libro per l’infanzia, aggiunge: «Non è forse vero che tutti i bambini pensano alla propria mamma come a una fata capace di fare magie?». Tra “riparidù”, l’incantesimo che ripara gli oggetti che si rompono, e mucche che compaiono in cucina quando hai voglia di latte fresco, la risata viene spontanea. «Sono “addicted” all’elemento comico. Non riesco a scrivere niente senza trovare l’aspetto divertente delle cose» spiega la scrittrice inglese. Intanto Io e Fata Mammetta ha superato il giudizio dei critici più esigenti. «Prima che fosse pubblicato sono andata a leggerlo nella scuola dei miei figli. I loro compagni hanno riso tanto, quindi mi sono detta: “È ok”».

«Racconto di episodi comici. Che capitano a tutti»

Anche Sorprendimi!, il romanzo per adulti, inizia come una fiaba, con il matrimonio ideale tra Dan e Silvye (una specie di Raperonzolo dai lunghi capelli biondi). Ma appena scoprono di essere in perfetta salute e che il loro matrimonio potrebbe durare ancora per 68 anni, i 2 vanno in crisi. «Racconto di rapporti in cui riconoscersi» dice Sophie Kinsella con la sua voce squillante e la parlantina veloce. «Amo scrivere in maniera semplice e naturale. Parlare di situazioni in cui identificarsi, che succedono un po’ a tutti, anche se a volte sono imbarazzanti. Vorrei che il lettore pensasse “Conosco questa persona” e iniziasse un viaggio insieme al mio personaggio». Leggerezza non significa superficialità.

«Non hai bisogno di discorsi complicati o di parole lunghe per mandare messaggi e trasmettere emozioni. Credo che tu possa raggiungere le persone usando un linguaggio diretto e onesto». In Sorprendimi! il tema è il matrimonio e la pressione sociale e affettiva che lo circonda. «Il modo in cui oggi ci relazioniamo nella coppia è molto cambiato rispetto al secolo scorso. Non ci si sposa più per ragioni finanziarie, per uscire di casa o perché ci si sente soli. Oggi l’impegno è molto più significativo e proprio per questo deve durare. Ci si chiede in continuazione: “Sta funzionando?”, “Abbiamo ancora qualcosa da dirci?”».

«A volte uso parole inventate. Anche con le amiche»

Chi ha già letto gli altri romanzi della Kinsella conosce una delle sue caratteristiche: la capacità di giocare con le parole e di inventarne di nuove. Sorprendimi! inizia con la spiegazione di alcuni termini usati dalla protagonista Sylvie: “stropiccioso”, per indicare la faccia accartocciata del marito quando è confuso, “tesingo”, quando è teso e guardingo, e “schiaccicato”, quando la vita ti molla un pugno che ti toglie il fiato (e qui gli applausi vanno alla traduttrice del romanzo in italiano: Stefania Bertola). «Mi diverto un sacco a formulare nuove espressioni. Pensi che a volte le uso nella conversazione con le amiche. Ultimamente butto lì ogni tanto “schiaccicato” e dalla loro faccia capisco se hanno letto il libro o no».

«Sì, Becky mi manca tantissimo»

Con 5 figli, un marito e una lunga lista di romanzi nel curriculum (di cui uno per teenager, Dov’è finita Audrey?), viene da chiedersi dove Sophie Kinsella trovi il tempo e le energie. «Diciamo che con una grande famiglia moderna io e mio marito non ci annoiamo. C’è sempre un po’ di rumore e un po’ di “drama”, però il matrimonio funziona. C'è rispetto e voglia di stare insieme». Il trucco per far andare avanti le cose, spiega, è come in Sorprendimi!: trovare sempre qualcosa di nuovo, un motivo per “rinfrescare” l’unione e stupire il partner. Però il tran tran quotidiano esiste. «Lavoro alla mattina, quando il cervello è fresco: mi sveglio già con un tema o un episodio in testa». E Becky Bloomwood, la star della serie I love shopping, che fine ha fatto? «Mi manca tantissimo» conclude Sophie. «Penso che prima o poi tornerò a raccontare di lei».

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