Il tuffo al cuore di scoprire che in un sacchetto di plastica, mentre porti fuori il tuo cane, in una piccola area verde a Cinisello Balsamo, nel milanese, c’è un neonato. Che emette i suoi vagiti come un gattino. Che lotta per vivere. Un bambino di poche ore, con ancora il cordone ombelicale e la placenta, in quel sacchetto rigido con stracci sporchi di sangue. Il suo, forse anche quello della madre, una donna che non ha visto altra alternativa se non l’abbandono.
Il ritrovamento del neonato a Cinisello Balsamo
Un’altra donna però l’ha trovato, avvisato i soccorsi, scaldato col suo maglione e ora il bambino è ricoverato all’ospedale Niguarda in condizioni “discrete”. È stato stabilizzato nella Terapia Intensiva Neonatale e il suo stato è in miglioramento.
Questo piccolo è stato salvato ed entrerà nel censimento “ufficiale” di quei 300-400 neonati che ogni anno vengono abbandonati, secondo la SIN (Società Italiana di Neonatologia). Ma non sappiamo quanti siano gli altri di cui non abbiamo notizia, quelli che sfuggono a qualsiasi monitoraggio. Chi lavora con le mamme in difficoltà, i bambini abbandonati e, in generale, le persone e le famiglie più fragili sa che, purtroppo, i numeri “invisibili” ci sono e non sono trascurabili.
Ecco perché, tanto per i bambini di cui abbiamo traccia quanto per quelli che nessuno vede e vedrà mai, è necessario continuare a promuovere e a far conoscere le alternative che le donne hanno a disposizione. Quelle che la madre responsabile di aver abbandonato il suo bambino a Cinisello Balsamo forse non conosce. In Italia infatti ogni donna ha il diritto di partorire in ospedale nel totale anonimato, garantendo la salute propria e del neonato.
Partorire in anonimato: come funziona il sistema di tutela in Italia
Qualsiasi donna in Italia può scegliere di non riconoscere il bambino e di mantenere per sempre il proprio segreto. Come funziona tutto ciò? Nell’atto di nascita del piccolo viene inserita la dicitura ufficiale “nato da donna che non consente di essere nominata”. La volontà di rimanere anonima viene formalizzata per iscritto e conservata in una busta sigillata presso la Direzione Medica. Nell’archivio centrale delle cartelle cliniche quindi la scheda della donna non riporta i suoi dati anagrafici, ma esclusivamente un codice numerico di riferimento.
Un segreto che dura tutta la vita. Tutto il personale sanitario, amministrativo e sociale è vincolato infatti al segreto d’ufficio e professionale. E il diritto della madre a rimanere segreta prevale anche su eventuali future richieste dell’adottato di conoscere le proprie origini biologiche.
Assistenza medica, psicologica e sociale alla madre
La donna ha diritto a tutta l’assistenza sanitaria necessaria durante e dopo il parto. In ospedale le viene garantita la massima discrezione e, se possibile, una sistemazione riservata. Prima di confermare la sua decisione, viene affiancata dagli assistenti sociali dell’ospedale per informarla sui supporti economici, abitativi e sociali disponibili nel caso in cui invece desideri tenere il bambino.
Esiste anche un periodo di ripensamento. La madre può chiedere al Tribunale per i Minorenni una sospensione della procedura di adottabilità fino a due mesi.
Le tutele per il neonato e l’adozione rapida
Entro 10 giorni dalla nascita, il medico o l’ostetrica che ha assistito il parto effettua la dichiarazione anagrafica, permettendo al bambino di ottenere subito un nome, l’identità e la cittadinanza.
L’ospedale segnala immediatamente la presenza del bambino non riconosciuto alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni, omettendo qualsiasi riferimento alla madre. Viene così aperto il procedimento di adottabilità per affidare il piccolo nel minor tempo possibile a una coppia idonea.
Le “Culle per la vita”: un’ulteriore rete di emergenza
Per le situazioni in cui la donna non riesca ad accedere a un ospedale, in tutte le regioni sono presenti le Culle per la vita (l’evoluzione moderna dell’antica “ruota degli esposti”). Si tratta di strutture calde e protette, collocate presso ospedali o enti di assistenza, dotate di sensori di rete che allertano immediatamente il personale medico garantendo il totale anonimato di chi vi deposita il neonato (per scoprire dove sono: https://www.culleperlavita.it/dove-sono/.
L’informazione è la prima forma di cura
Nessuna donna dovrebbe mai sentirsi così sola da credere che la strada sia l’unica via d’uscita. Diffondere la conoscenza del parto in anonimato significa offrire una rete di salvataggio concreta, proteggere la salute delle donne e garantire a ogni nuova vita il diritto di nascere in sicurezza ed essere accolta dall’amore di una famiglia.