Ape sociale: requisiti e scadenze 2018

28 06 2018 di Lorenza Pleuteri
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In attesa delle annunciate riforme del sistema, e del modello “quota 100”, c’è ancora tempo per inviare le richieste di certificazione per la “pensione anticipata”, ovvero l’Ape sociale. L’indennità, però, non è per tutti coloro che vogliono uscire prima dal mondo del lavoro. Occorre avere una serie di requisiti e i fondi a disposizione non sono illimitati.

Le scadenze

Si chiuderà il 15 luglio 2018 la seconda “finestra” utile per presentare all’Inps la richiesta della certificazione necessaria per poi accedere alla “pensione anticipata”, l’indennità-ponte prevista per alcune categorie di lavoratori e di disoccupati. La scadenza riguarda coloro che matureranno i requisiti previsti entro il 31 dicembre 2018 e che non hanno mandato la domanda prima del 31 marzo 2018. L'istituto di previdenza, che in questi giorni sta trattando le pratiche arrivate nella prima tornata, avrà tempo fino al 15 ottobre per rispondere e dare l’ok alle fasi successive. Per i ritardatari ci sarà poi una terza “finestra”, con il 30 novembre 2018 come termine ultimo.

I requisiti di base richiesti

L’Ape sociale è l’indennità- ponte pagata interamente dallo Stato (cioè senza alcuna penalità sul futuro assegno) per accompagnare chi esce prima dal mondo del lavoro (sempre che rispetti una serie di parametri) fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia (o fino al conseguimento della pensione anticipata intesa in senso tecnico o di un trattamento conseguito anticipatamente in base alle leggi Monti- Fornero). Per richiedere il via libera all’uscita dal mondo del lavoro e al contributo economico, ricorda l’Inps, occorre aver compiuto almeno 63 anni (entro la fine del 2018), aver versato 30 o 36 anni di contribuiti (sempre entro la fine del 2018) e non essere già titolari di pensione diretta o indiretta in Italia o all’estero. Per le donne madri c’è una agevolazione: per ogni figlio si posso scalare 12 mesi dal totale dei contributi stabiliti, fino a un massimo di 24 mesi per 2 o più figli (scendendo così a 28 o 34 anni). Per tutti, maschi e femmine, è richiesto un altro requisito: l’appartenenza a una delle categorie elencate dalla normativa, ampliate rispetto all’anno scorso.

Le categorie di lavoratori ammesse

1. Disoccupati involontari che abbiano finito di percepire il sussidio da almeno tre mesi. Per loro sono richiesti 30 anni di contributi. Per l’inoltro della prima domanda deve essere già presente lo stato di disoccupazione mentre non è necessario che siano trascorsi i tre mesi dalla fine del sussidio.

2. Caregiver che assistono da almeno sei mesi il coniuge, il partner unito civilmente o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità, oppure (novità 2018) un parente o affine di secondo grado convivente se i genitori o il coniuge/partner della persona con handicap hanno almeno 70 anni oppure sono affetti da patologie invalidanti. Anche in questo caso ci vogliono 30 anni di contributi. Al momento di presentazione della domanda deve essere già presente il requisito dell’assistenza da almeno sei mesi.

3. Invalidi almeno al 74 per cento, con 30 anni di contributi versati.

4. Addetti a mansioni gravose e usuranti. Qui sono richiesti 36 anni di contributi, da maturare entro fine 2018. I lavori gravosi che consentono di accedere all’Ape sociale devono essere stati svolti per almeno 6 anni negli ultimi 7 oppure per almeno 7 anni negli ultimi 10.

I lavori pesanti che hanno diritto 

Nei gruppo dei lavoratori con occupazione particolarmente pesante rientrano: operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; guidatori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; conducenti di treni e personale viaggiante; conducenti di mezzi pesanti e camion; infermieri, infermiere e ostetriche organizzate in turni; addetti all’assistenza personale di persone non autosufficienti; insegnanti della scuola dell'infanzia e educatrici e educatori degli asili nido; facchini e addetti allo spostamento merci; personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operatori ecologici ed altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Le categorie new entry

“Quest’anno – spiega Elisa Rebecchi, esperta dell’Inca Cgil di Milano – tra gli aventi diritto sono stati inseriti anche gli operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca, dipendenti o soci di cooperative, poi i siderurgici di prima e seconda fusione (cioè fonditori, operatori di altoforno, convertitori e di forni di raffinazione, operatori di forni di seconda fusione, colatori di metalli e leghe e operatori di laminatoi, operatori di impianti per il trattamento termico dei metalli, conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati), i marittimi imbarcati a bordo, i marinai di coperta egli operai assimilati (coloro che conducono macchine e motori navali, barche e battelli, o che supportano le operazioni di trasporto marittimo), il personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne”.

Le indicazioni per i lavoratori precoci

Per quanto riguarda la pensione anticipata per precoci, quelli che hanno cominciato a lavorare da giovanissimi, ci vogliono almeno 41 anni di contributi (entro la fine del 2018), con un anno di contributi versati entro il compimento del 19esimo anno di età, e si deve rientrare in una delle quattro categorie sopra indicate.

Nuove condizioni per i disoccupati

A decorrere dal primo gennaio – specifica una circolare dell’Inps - possono presentare domanda di certificazione per accesso all’Ape sociale anche coloro che siano in stato di disoccupazione a seguito di scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato: la condizione è che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi ed abbiano concluso, da almeno 3 mesi, di godere della prestazione di disoccupazione loro spettante. L’arco temporale dei 36 mesi decorre, a ritroso, dalla data di scadenza dell’ultimo rapporto al momento della domanda di verifica delle condizioni e sulla base della quale il soggetto chiede di poter avere il beneficio. I 18 mesi di rapporto di lavoro dipendente possono essere anche non continuativi”.

Occhio alle cause di esclusione

L’accesso al beneficio, precisa l’Inps, è subordinato alla cessazione di attività di lavoro dipendente, autonomo e parasubordinato svolta in Italia o all’estero. L’indennità non è compatibile con i trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria, con l’assegno di disoccupazione, nonché con l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale. È invece compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa dipendente o parasubordinata soltanto nel caso in cui i relativi redditi non superino gli 8.000 euro lordi annui e con lo svolgimento di attività di lavoro autonomo nel limite di reddito di 4.800 euro lordi annui. Nelle ipotesi di superamento del limite annuo così determinato, il soggetto decade dall’Ape sociale e l’indennità percepita nel corso dell’anno in cui il superamento si è verificato diviene indebita e la Sede Inps procede al relativo recupero.

Come e dove presentare domanda

La domanda per la richiesta dell’Ape sociale deve essere presentata direttamente all’Inps, competente anche per l’erogazione dell’indennità. Per l’inoltro delle domande sono previste più opzioni:

-direttamente online, utilizzando i servizi telematici dell’Istituto, per chi è in possesso del Pin Inps (www.inps.it);

-attraverso caf o patronati;

- tramite contact center Inps (numero 803.164 da telefono fisso, 06.164164 da cellulare, con Voip e Skype da internet, ma tutto solo per i primi step della pratica, come spiegano gli operatori).

Quanto spetta ai beneficiari

L'indennità è pari all'importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell'accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro al massimo (se la pensione è pari o maggiore di questo importo). Non è prevista la reversibilità, non spettano gli assegni familiari e neppure contribuzioni figurative. Nel caso di una persona con contribuzione versata o accreditata a qualsiasi titolo presso più gestioni, tra quelle interessate dall’Ape sociale, il calcolo dell’importo sarà effettuato pro quota per ciascuna gestione in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle retribuzioni di riferimento.

I fondi disponibili sono limitati

Non è detto che tutti i richiedenti otterranno l’Ape sociale. Chi non possiede i requisiti base, va da sé, non sarà ammesso al beneficio. E i fondi a disposizione non sono illimitati. Per l’assegnazione , nel caso in cui i sodi disponibili non bastassero per l’intera platea, si terrà conto della maggiore prossimità al requisito anagrafico di vecchiaia e, a parità di questa variabile, della data di presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni per la concessione.

I passaggi e le scansioni temporali

Sono tre le fasi pianificate: la prima riguarda le istanze di verifica delle condizioni per l’accesso all’Ape social inoltrate entro il 31 marzo 2018 (cui l’inps deve dare una risposta entro il 30 giugno); la seconda è relativa alle domande prodotte dal 1 aprile al 15 luglio 2018 (da evadere entro il 15 ottobre 2018), la terza concerne le richieste di via libera mandate tra il 16 luglio ed il 30 novembre 2018 (e vagliate dall’Istituto entro il 31 dicembre 2018 sempre che siano rimasti soldi disponibili). “Uno dei problemi principali dell’Ape sociale – commenta Rebecchi, l’esperta dell’Inca Cgil milanese – è la lunghezza dei tempi di risposta, dilatati. Le persone vengono lasciate a lungo nell’incertezza e nella preoccupazione.”.

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