L’Ape sociale non scompare, ma proseguirà fino al 31 dicembre 2024, con una proroga di un anno rispetto alla precedente scadenza del 31 dicembre 2023. Ci sono, però, alcuni cambiamenti che riguardano i requisiti e la cumulabilità dei redditi per chi richiede la prestazione, rispetto ai redditi da lavoro dipendente o autonomo. A fare chiarezza sull’anticipo del pensionamento è stato l’Istituto di previdenza sociale, con una circolare (N.35 del 20 febbraio 2024).

Cosa cambia: l’età

Tra le nuove norme per poter accedere all’Ape sociale c’è l’età: dal 1° gennaio 2024 per fare domanda di pensionamento anticipato (senza dover attendere i 67 anni previsti dalla legge), occorrono 63 anni e 5 mesi, dunque 5 mesi in più rispetto a chi ha chiesto la prestazione lo scorso anno. Per chi rispetta questo requisito c’è dunque la possibilità di poter lasciare il lavoro, ricevendo un sussidio “ponte”, di importo non superiore a 1.500 euro al mese, pagato dallo Stato ed erogato dall’Inps, fino al raggiungimento dell’età pensionabile. Non è prevista, però, la tredicesima né la rivalutazione in base all’eventuale aumento dell’inflazione.

Gli altri requisiti

La domanda può essere presentata, però, solo se si rispettano altre condizioni: oltre ad aver cessato l’attività lavorativa, non si deve essere titolari di pensione diretta e, soprattutto, occorre rientrare in una delle categorie “fragili” per le quali è stata pensata l’Ape sociale. Si tratta di caregivers (categoria in cui rientrano molte donne), disoccupati, invadili civili (almeno al 74%). L’indennità è prevista anche per coloro che si prendono cura di parenti con disabilità oltreché per chi ha svolto lavori definiti gravosi. Occorre anche aver versato almeno 30 anni di contributi (36 per i lavori gravosi).

Ma ecco come funziona nel dettaglio, dove e a chi rivolgersi per ottenere l’Ape.

Cos’è l’Ape sociale e per chi è stata pensata

Si tratta di un contributo, a carico dello Stato ed erogato dall’INPS, riservato a chi abbia compiuto 63 anni e 5 mesi (requisito anagrafico) e che serve ad accompagnare fino all’età pensionabile, cioè 67 anni, coloro che vogliano anticipare la pensione. Come anticipato, occorrono però specifici requisiti, primo tra tutto l’aver svolto lavori considerati gravosi. In pratica è una sorta di prepensionamento, introdotto in via sperimentale nel 2017 e poi prorogato più volte.

Perché è importante

Secondo Antonello Orlando, del centro Studi della Fondazione Consulenti del Lavoro, ha rappresentato finora una misura importante: «È un assegno che accompagna platee bisognose (disoccupati, caregivers, invalidi e addetti a mansioni gravose) fino alla pensione di vecchiaia senza chiedere nessun prestito bancario, a differenza del vecchio ape privato che non è stato da anni rinnovato». Dopo aver ventilato la fine dell’indennità, la legge di Bilancio ha confermato la misura fino al 31 dicembre 2024. Esistono, però, altre condizioni per potervi accedere, come il requisito contributivo, che varia a seconda del tipo di lavoro o condizione del richiedente.

Quanti contributi?

Il requisito contributivo dipende dalla categoria di lavoro a cui si appartiene. Attenzione, però, perché si tratta di una misura riservata ai lavoratori dipendenti, privati o pubblici, agli artigiani, commercianti e coltivatori diretti e iscritti alla Gestione Separata.

Esistono, poi, altre condizioni: cessazione dell’attività lavorativa, non essere titolari di altra prestazione economica previdenziale, residenza su suolo nazionale e, infine, rientrare in una delle categorie che l’Ape sociale mira a tutelare. Al momento la suddivisione è la seguente.

  • disoccupati, ma solo se a seguito di licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale, oppure scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato. Occorrono almeno 30 anni di contributi, aver avuto nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto di almeno 18 mesi di lavoro dipendente, e occorre aver terminato l’indennità di disoccupazione;
  • caregiver familiari, quindi spetta a chi si prende cura di un familiare (coniuge, parente di primo grado convivente o parente o un affine di secondo grado convivente con handicap o in situazione di gravità). Bisogna aver svolto l’attività da almeno 6 mesi;
  • invalidità civile, sempre con 63 anni e 5 mesi di età e 30 di contributi, insieme a un’invalidità dal 74%;
  • attività lavorative gravose, con un’anzianità lavorativa di 36 anni. Le attività devono essere state svolte, inoltre, per almeno 7 anni negli ultimi 10, in una delle categorie previste dalla Legge di Bilancio.

Ape sociale, le agevolazioni per le madri

Nulla cambia, invece, per le lavoratrici madri per le quali non era prevista un’agevolazione specifica, neppure in passato: «In particolare le donne hanno uno sconto per ogni figlio sui requisiti contributivi pari a un anno richiesto in meno di contributi per uno sconto massimo di due anni» spiega Orlando. Possono accedere all’indennità, quindi, con uno sconto contributivo di 12 mesi per ciascun figlio, ma fino a un massimo di due anni, sempre per ciascun figlio. Per tutti è anche previsto essere iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti (AGO), alle forme sostitutive ed esclusive di questa, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, o alla Gestione Separata. «Il sostegno è aperto a coloro che hanno contributi sparsi in tutte le gestioni INPS, dai dipendenti del privato ai pubblici, passando per gli artigiani fino alle partite iva in gestione separata» precisa ancora l’esperto. Non si deve avere, invece, l’età prevista per la “normale” pensione di vecchiaia e non si devono ricevere altre pensioni anticipate o trattamenti.

Le categorie per l’accesso all’Ape sociale

Di recente è stata estesa la platea dei potenziali beneficiari a queste categorie di lavoratori con mansioni gravose, ai quali è richiesta un’età contributiva di 36 anni:

Operai che lavorano nell’industria delle estrazioni;

Operai che lavorano per l’edilizia e la manutenzione delle strutture, conduttori di gru;

Lavoratori di pelli e pellicce;

Autotrasportatori di mezzi pesanti e camion;

Conduttori di convogli ferroviari;

Personale sanitario infermieristico, ostetriche;

Maestre di scuola;

Assistenti a persone non autosufficienti;

Facchini e operai per lo spostamento di merci;

Operatori ecologici;

Addetti alla pesca;

Lavoratori marittimi;

Operai agricoli e zootecnici;

Operai del vetro e di impianti siderurgici;

Addetti alla gestione di magazzini;

Operai che lavorano i metalli;

Operai agricoltori;

Operatori estetici;

Operai per la fabbricazione della carta;

Operai addetti al sollevamento merci;

Portantini;

Operai della manutenzione verde;

Sono, invece, necessari 32 anni di contribuzione per:

Operai edili con contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle imprese edili e affini (da verificare i codici Istat nell’allegato 3 dell’INPS), ceramisti (codice 6.3.2.1.2); conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta (codice 7.1.3.3).

L’importo dell’Ape sociale

Oltre a essere un sostegno in attesa di ricevere la pensione, l’indennità non intacca la cifra che l’INPS erogherà al pensionato una volta raggiunta l’età per poter incassare l’assegno di vecchiaia. Il valore massimo dell’Ape sociale non può superare i 1.500 euro mensili, senza rivalutazioni annuali. Va anche chiarito che, nonostante l’erogazione dell’Ape sociale, non si potrà incassare il Tfr, il Trattamento di fine rapporto, fino al raggiungimento dell’età della pensione.

L’importo dell’indennità, comunque, viene tassato come quello da reddito da lavoro dipendente, quindi in modo più vantaggioso rispetto alla pensione vera e propria. Per questo è particolarmente utile per chi non può contare su una pensione superiore a 1.500 euro mensili. La misura, comunque, non è compatibile con i trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria, con l’assegno di disoccupazione (ASDI), né con l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale. “È invece compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa dipendente o parasubordinata soltanto nel caso in cui i relativi redditi non superino gli 8mila euro lordi annui e con lo svolgimento di attività di lavoro autonomo nel limite di reddito di 4.800 euro lordi annui” chiariva l’INPS già lo scorso anno. Se si supera questa soglia, viene meno il requisito per ottenerla, quindi non sarà più erogata.

Come fare domanda per l’Ape sociale e dove

Come spiegato in passato dall’Istituto di Previdenza, chi ha i requisiti deve presentare prima una domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio. Contestualmente, o dopo la presentazione della prima, può fare richiesta anche per l’Ape Sociale stessa, per non perdere “ratei di trattamenti” durante la fase di lavorazione della domanda, che dura fino a un massimo di 30 giorni.

Le domande, in entrambi i casi, possono essere presentate sia nelle fisiche dell’Inps sul territorio, sia in modalità telematica: in questo caso si deve cercare sul sito la sezione dedicata all’Ape sociale (inps.it/prestazioni-servizi/ape-sociale-anticipo-pensionistico), selezionando Prestazioni e Servizi, poi Ape sociale – Anticipo pensionistico, infine Accedi al servizio. Occorrono le credenziali SPID, CIE o CNS.

Come alternativa è possibile rivolgersi ai patronati.