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Assegno unico per i figli: come potrebbe cambiare

Fino a fine anno si può ancora chiedere il bonus nido, mentre con l'assegno unico e universale sono stati riorganizzati i precedenti sussidi per le famiglie con figli. Ma il contributo potrebbe cambiare a breve

L'assegno unico è una novità del 2022, ma già tra pochi mesi potrebbe cambiare e non di poco, a partire da un ritocco degli importi e dall'introduzione del quoziente familiare come priorità rispetto al mero reddito. Ecco quali sono le novità alle quali ha fatto riferimento la ministradella Famiglia, Eugenia Roccella.

Assegno unico: da 100 a 200 euro in più per famiglie numerose

Quanto potrebbe cambiare la cifra per famiglia? L'obiettivo è rendere in Manovra finanziaria l’assegno unico più sostanzioso per le famiglie numerose. Finora, secondo la neoministra della Famiglia, il meccanismo di calcolo che partiva dall’Isee ha penalizzato i nuclei con più figli. L’ipotesi più accreditata è raddoppiare da 100 a 200 euro la maggiorazione per i nuclei con 4 o più figli e di garantire 100 euro in più per i figli gemelli. L’idea è quindi intervenire sul quoziente familiare, un sistema per tassare i cittadini tenendo conto del carico familiare e quindi del numero dei figli.

L’assegno sarà rivalutato tenendo anche conto del tasso di inflazione. Se quella reale si aggira intorno all’11,8% (dato di ottobre), è presumibile che la percentuale possa crescere ulteriormente. A pesare, inoltre, è il rincaro dei prezzi della spesa corrente, stimato oltre il 12%, quindi ci si aspetta una rivalutazione almeno del 9% sugli importi del 2022. Tradotto in numeri potrebbe voler dire un assegno tra 175 euro a 196 euro per le famiglie con ISEE a 15mila euro e tra 50 a 55euro mensili per chi ha un ISEE oltre i 40mila euro.

I primi ritocchi, intanto, sono stati effettuati per i nuclei familiari che hanno figli maggiorenni disabili, con effetto retroattivo al 1° marzo 2022.

La domanda per l'assegno unico diventa automatica

Cambiano anche le modalità di presentazione della domanda, che diventerà automatica, almeno per chi presenta l’indicatore ISEE. L’INPS, quindi, riterrà validi gli importi della certificazione già in suo possesso, come le coordinate bancarie che serviranno per erogare l’assegno direttamente sul conto corrente dei destinatari.

In caso di mancata presentazione dell’ISEE, sarà necessario presentare la domanda nuovamente per il 2023, come già avvenuto nel 2022. Se nel frattempo ci fossero delle variazioni (numero di figli, importi del reddito familiare, ecc.) queste andranno comunicate per tempo all’INSP. Va ricordato che in questo caso l’assegno avrà un importo minimo di 50 euro a figlio, salvo rivalutazione.

Cos’è il piano di natalità

L'aumento dell'assegno unico viaggia in parallelo con il Piano strategico di natalità annunciato dalla ministra Eugenia Roccella. Riguarderà alcune misure che, nelle intenzioni del Governo, avranno lo scopo di sostenere le famiglie, privilegiando il numero di figli a carico e altre condizioni specifiche, piuttosto che limitarsi a erogare l’assegno unico o altri sussidi in base al solo reddito. Da qui l’idea di utilizzare maggiormente proprio il quoziente familiare come indicatore principale.

Per avere conferme a riguardo occorrerà attendere ancora. Intanto ricordiamo che i pagamenti dell'assegno unico e universale sono iniziati la scorsa primavera, insieme ai primi conguagli, e con questa misura il precedente Governo ha riordinato i precedenti sussidi per le famiglie con figli.

Il bonus nido fino a dicembre

Nel frattempo e fino a fine anno, si può ancora chiedere, però, il bonus nido. Il bonus nido è un contributo economico che spetta alle famiglie con figli fino a 3 anni di età e che può arrivare fino a 3.000 euro (come assegno o come rimborso per spese già sostenute). Serve per far fronte al costo delle rette del nido o, in alternativa, di servizi di assistenza domiciliare per minori con patologie.

Le domande possono essere presentate fino al 31 dicembre 2022 e probabilmente la misura rimarrà in vigore anche nel 2023. Viene erogata dall'INPS e occorre presentare l'Isee.

I requisiti per il bonus nido e i tetti Isee

Quanto agli altri requisiti, i figli devono avere massimo 3 anni, compiuti tra gennaio e agosto 2022, che siano naturali, affidati o adottati. La domanda è presentata dal genitore di cui il bambino o la bambina è a carico, che paga materialmente la retta del nido. Se questa è versata da entrambi alternativamente, ciascuno farà domanda per la mensilità versata personalmente. Occorre essere residenti in Italia, avere cittadinanza italiana o europea o permesso di soggiorno. Nel caso di servizi domiciliari, se il bambino non può usufruire del nido per qualche patologia cronica, alla domanda va unito un certificato del pediatra. Il tetto massimo di Isee è di 25mila euro (con bonus fino a 3.000 euro), erogabile mensilmente con 11 assegni fino a 272,72 euro ciascuno). Con Isee tra 25.000 e 40.000 si scende a 2.500 euro, che diventano 1.500 per Isee superiore a 40mila euro.

Bonus nido: le domande: dove e come

Le domande di rimborso devono essere presentate in via telematica presso il portale dell'Inps. Se si è fatta domanda anche lo scorso anno, si può ricorrere alla domanda precompilata, che contiene già i dati del richiedente, se nel frattempo non sono variati. Una volta sul sito, basta digitare nel riquadro di ricerca le parole "Bonus nido" o "supporto domiciliare", accedendo con Spid, Cie o Carta nazionale dei servizi. Occorre, infine, inserire i dati anagrafici del richiedente, il tipo di contributo richiesto, il nome dell'asilo, le mensilità per le quali si chiede il rimborso, gli estremi dei pagamenti già sostenuti (fatture, bonifici o quietanze). A ciò si aggiungono l'eventuale certificazione medica per assistenza domiciliare o la documentazione relativa all'iscrizione del bambino al nido.

Diverso, invece, il discorso per quanto riguarda l'assegno unico. Qui ve lo presentavamo quando uscì, a inizio 2022.

Assegno unico e conguaglio

L'assegno unico riorganizza tutti i sussidi precedentemente previsti per le famiglie, ad esclusione del bonus nido. Per chi non ha presentato in tempo l’Isee (cioè entro il 28 febbraio) oppure chi l'ha inviato in maniera errata, è possibile chiedere il conguaglio. L'Isee non è obbligatorio ma, come spieghiamo più sotto, chi non lo presenta ottiene il minimo dell’assegno, cioè 50 euro per ogni figlio a carico, ovvero l'importo per redditi oltre i 40mila euro. Quindi chi ha un Isee sotto i 40 mila euro, ha tutto l'interesse a inviarlo e può farlo in un secondo momento. Fino a quando la situazione non sia regolarizzata, il nucleo familiare percepirà la quota minima dell’assegno unico, ovvero 50 euro per ogni figlio minore a carico. Ciò non comporta particolari conseguenze perché si percepisce ugualmente l’assegno unico. Entro la fine dell’anno, però, queste persone devono sanare la loro situazione e a quel punto scatteranno i conguagli, oppure verrà chiesta la restituzione degli importi elargiti in eccedenza

Come funziona l'assegno unico e universale

Dal 1° marzo 2022 è possibile incassare l’assegno unico e universale. Ma occorre prestare attenzione a come viene presentata la richiesta, perché se tutti possono chiedere l’assegno, gli importi variano a seconda del reddito e della presentazione o meno dell’Isee. Ecco come.

Le indicazioni dell’Inps per non sbagliare

Prima di tutto attenzione al conto corrente indicato per l’accredito: deve essere intestato a chi presenta la domanda di assegno unico universale. L’Inps ha chiarito, infatti, che non accrediterà alcun “rimborso” a persone differenti: la verifica avverrà tramite codice fiscale. L’unica eccezione riguarda la possibilità di un conto cointestato, per esempio tra i genitori: non sono ammesse, invece, deleghe alla riscossione. Naturalmente occorre anche che il conto corrente sia attivo.

Il secondo punto importante riguarda l’Isee. Come già chiarito (e spiegato anche sotto) si può presentare domanda anche senza la certificazione, ma in questo caso si otterrà il minimo dell’assegno, cioè 50 euro per ogni figlio a carico, previsto per redditi oltre i 40mila euro. Presentando, invece, l’Isee si avrà diritto a beneficio proporzionato alla fascia di reddito in cui ci si trova, quindi fino a un massimo di 175 euro per i guadagni più bassi.

Infine, attenzione: la certificazione deve essere in corso di validità, quindi relativa all’anno 2022, quindi significa che quella del 2021, che scade il 31 dicembre di ogni anno, non è più valida!

Assegno unico: le scadenze da ora in poi

Il consiglio degli esperti è proprio quello di affrettarsi per non perdere il beneficio. I canali per fare domanda sono tre: online sul sito internet dell’Inps, tramite Spid, Cie o Cns; telefonicamente, tramite il contact center al numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o al numero 06.164.164 (da rete mobile a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori); presso i patronati.

Ma cosa succede se non si è presentato l’Isee? Se l’Isee è stato elaborato entro fine febbraio, automaticamente gli importi erogati a partire dal mese di marzo 2022 sono stati calcolati in base all’indicatore reale della situazione economica (Isee, appunto) della famiglia, altrimenti l’assegno avrà l’importo minimo. Invece se l’Isee 2022 è presentato entro giugno, entro luglio si è ricevuto l’eventuale conguaglio degli importi a partire da marzo e fino a giugno.

Infine, per chi ha presentato l’Isee dopo giugno c'è un eventuale adeguamento solo dalla mensilità in corso, mentre si perde la possibilità di conguaglio.

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Cos'è l'assegno unico e universale

Era stato annunciato e poi atteso, soprattutto dalle famiglie: da gennaio è possibile iniziare a presentare le domande per ricevere il sussidio, che sarà erogato da marzo. Andrà a sostituire tutte le attuali misure a sostegno delle famiglie con figli, come detrazioni Irpef per carichi familiari o assegni di vario tipo (bonus bebè, assegno di natalità, adozione, bonus mamme per il terzo figlio) e permetterà quindi di semplificare le pratiche, permettendo a tutte le famiglie di ricevere un contributo, fino a 175 euro al mese per ogni figlio.

«Senz’altro semplificherà la richiesta di molte prestazioni. Anche gli ANF (coloro che usufruiscono dell’Assegno per il Nucleo Familiare, ndr) hanno attualmente una serie di limitazioni che non sono conosciute da tutte le famiglie che spesso si ritrovano a non sapere se ne hanno diritto o meno o in che misura. Comprendendo anche altre prestazioni (bonus bebè e premio alla nascita) sicuramente renderà più facile destreggiarsi nella “giungla” delle pratiche INPS» spiega Carolina Casolo, fondatrice di Sportello Mamme.

Chi può presentare domanda per l'assegno unico

Come ricorda il sito dell'Inps, dal 1° gennaio 2022 possono fare domanda tutte le categorie di lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati), autonomi, pensionati, disoccupati, inoccupati ecc. È riconosciuto a tutti i nuclei familiari, per ogni figlio minorenne a carico e decorre dal settimo mese di gravidanza e fino ai 21 anni di età, in presenza di una delle seguenti condizioni: il figlio maggiorenne deve essere a carico e deve frequentare un corso di formazione scolastica o professionale, oppure un corso di laurea, o deve svolgere un tirocinio o un’attività lavorativa con un reddito complessivo inferiore a 8.000 euro. E' riconosciuto anche a chi è disoccupato e in cerca di un lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego oppure a chi svolge il servizio civile universale.

Perché l'assegno è unico e universale

Si chiama “unico” perché racchiuderà in un unico sostegno tutte le forme di aiuto alle famiglie finora presenti; è definito “universale” perché è destinato a tutti i contribuenti, senza distinzioni tra lavoratori dipendenti (come accadeva finora) o autonomi, pubblici o privati, e incapienti.

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I requisiti per l'assegno unico

L’assegno unico e universale spetterà a tutti i nuclei familiari dove sia presente almeno un figlio (anche “in arrivo”, cioè a partire dal 7° mese di gravidanza) fino ai 21 anni di età. L’assegno è destinato ai figli a carico dei genitori, ma potrà essere richiesto anche dai figli maggiorenni, per «favorirne l’autonomia», a condizione che il ragazzo frequenti l’università o un corso professionale, svolga un tirocinio, sia impegnato nel servizio civile universale, oppure lavori con un reddito ridotto e tale da non permettergli di essere autonomo. In questo caso sarà corrisposto direttamente al figlio, anche in caso di iscrizione alle liste di disoccupazione e stia cercando un impiego presso un centro o un’agenzia specializzata.

Quanto vale l'assegno unico

È previsto un contributo fino a 175 euro al mese per ciascun figlio, di cui una parte fissa e una variabile, legata al reddito complessivo della famiglia, ma con importo maggiorato dal secondo figlio in poi. L’importo sarà calcolato in base all'Isee e diviso in parti uguali tra madre e padre, e potrà essere ricevuto sotto forma di un credito d'imposta o assegno mensile.

L'importo pieno (175 euro) andrà a chi ha fino a 15mila euro di reddito annuale, per scendere in modo progressivo e proporzionato fino a 50 euro (o 25 per i maggiorenni) per i redditi oltre i 40 mila euro o per chi non presenta Isee.

Maggiorazioni per i figli disabili e famiglie numerose

Sono previste maggiorazioni, in particolare per i nuclei familiari più numerosi: l’assegno sarà superiore (tra 15 e 85 euro a figlio) in base all'Isee dal terzo figlio in su. Se entrambi i genitori lavorano, inoltre, sono contemplati 30 euro al mese in più per ciascun figlio, che scendono sempre in base all’Isee, fino a azzerarsi oltre i 40mila euro.

In caso di figli disabili non ci sono limiti di età e gli importi variano solo in base al grado di disabilità: per i minorenni si riceveranno 105 euro al mese in più "in caso di non autosufficienza", 95 euro al mese in più "in caso di disabilità grave" e 85 euro in più "in caso di disabilità media". Per maggiorenni disabili fino a 21 anni l’importo deciso dal Governo è di 50 euro al mese in più, mentre oltre i 21 anni tornerà il criterio dell’Isee: fino a 15mila euro il sussidio sarà di 85 euro al mese, che scenderà fino a 25 euro mensili con redditi complessivi pari o superiori a 40mila euro.

Incentivi alle giovani madri

In caso di giovani mamme e proprio per incentivare la natalità, sono previsti 20 euro al mese in più per ogni figlio la cui madre ha meno di 21 anni. In questo caso non sarà tenuto conto dell'Isee, quindi non ci sono limiti di reddito per poter presentare la domanda.

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Come e quando presentare la domanda per l'assegno unico

Può presentare domanda uno solo dei genitori e a lui sarà corrisposto l’assegno, oppure "a richiesta anche successiva, in pari misura" tra padre e madre. In caso di affidamento esclusivo "l'assegno spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario”. Una volta compiuta la maggiore età, anche i figli potranno fare direttamente richiesta, ma dovranno frequentare "un corso di formazione scolastica o professionale o un corso di laurea", svolgere "un tirocinio" o avere un lavoro con reddito complessivo "inferiore a 8.000 euro annui", essere "registrato come disoccupato e in cerca di un lavoro ", svolgere "il servizio civile universale". Le domande di possono presentare dal 1° gennaio 2022: l'Inps corrisponderà l'assegno entro i 60 giorni successivi, quindi la domanda di gennaio sarà evasa entro febbraio-marzo successivi. Le richieste si inoltrano tramite il portale web dell’Inps, con Spid, Carta di identità elettronica (Cie) o Carta Nazionale dei Servizi (Cns) e pin.

Ci sono anche gli "arretrati"

Per tutte le domande di assegno unico e universale che saranno presentate entro il 30 giugno, è previsto il riconoscimento delle mensilità arretrate spettanti a decorrere da marzo, primo mese di erogazione della prestazione.

Limiti di reddito e compatibilità con altri sostegni

Un requisito fondamentale per presentare la domanda è avere la cittadinanza italiana oppure un permesso di soggiorno, per cittadini extracomunitari, permesso di lavoro o di ricerca superiore a sei mesi. Occorre anche avere la residenza in Italia "da almeno due anni, anche non continuativi" oppure la titolarità "di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno semestrale". Necessari anche il domicilio e il pagamento delle tasse in Italia.

I beneficiari del Reddito di cittadinanza non dovranno fare domanda per l'assegno unico perché sarà l'Inps a corrisponderlo in modo automatico, "d'ufficio", ed effettuando i calcoli. L'importo di quanto sarà erogato dall'Inps si otterrà, infatti, sottraendo da quanto spetta per l'assegno unico la quota del Reddito di cittadinanza "relativa ai figli minori".

L’assegno, dunque, potrà essere ricevuto anche nel caso in cui un genitore percepisca altre forme di sostegno al reddito, come la Pensione e il Reddito di cittadinanza e non influirà sul calcolo di altre prestazioni sociali agevolate, di assistenza o benefici già previsti per le famiglie con figli disabili.

A chi conviene l'assegno unico

«Sicuramente conviene ai lavoratori autonomi o disoccupati, che attualmente non hanno agevolazioni fiscali rispetto ai lavoratori dipendenti, e a quei lavoratori che non raggiungono la soglia minima per le detrazioni fiscali. Mentre le coppie conviventi dipendenti (le cosiddette coppie di fatto) potrebbero essere penalizzate – spiega Casolo - Ad oggi infatti, conta solo il reddito del richiedente, previa la rinuncia del partner alla misura. Con l’assegno unico universale 2021, invece, farà riferimento l'Isee del nucleo familiare che include sia patrimoni mobiliari che immobiliari di entrambi i genitori (anche se non coniugati e addirittura non conviventi)».

A chi andrà il sussidio

L'assegno unico per ogni figlio nel 2021 dovrebbe riguardare circa 12,5 milioni di ragazzi italiani, di cui 10 milioni sono minori di 18 anni. Il numero di famiglie interessate dal sostegno è previsto in aumento rispetto al passato, visto il nuovo inserimento di autonomi e disoccupati tra i beneficiari. Complessivamente le famiglie interessate dal nuovo assegno unico familiare dovrebbero essere 11 milioni circa.

Ad oggi l’Italia è uno dei Paesi che investe meno nelle politiche di sostegno alla famiglia: appena l'1,1% del Pil nel 2018, la metà della media UE, tanto da collocarsi al terzultimo posto tra gli Stati membri, davanti solo a Malta e Paesi Bassi e molto indietro rispetto, ad esempio, alla Germania (3,3%). L'obiettivo del provvedimento è anche di innalzare la quota riducendo il divario rispetto agli altri Paesi europei.

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