Assegno unico per i figli, al via il 1° luglio

In cosa consiste, chi sono i destinatari e a chi conviene di più

Era stato annunciato e poi atteso, soprattutto dalle famiglie: l’assegno unico e universale per i figli arriverà il 1° luglio, dopo l’approvazione definitiva da parte del Senato, il 30 marzo, e quella alla Camera dello scorso luglio. Andrà a sostituire tutte le attuali misure a sostegno delle famiglie con figli, come detrazioni Irpef per carichi familiari o assegni di vario tipo (bonus bebè, assegno di natalità, adozione, bonus mamme per il terzo figlio) e permetterà quindi di semplificare le pratiche, permettendo a tutte le famiglie di ricevere un contributo, fino a 250 euro al mese per ogni figlio.

«Senz’altro semplificherà la richiesta di molte prestazioni. Anche gli ANF (coloro che usufruiscono dell’Assegno per il Nucleo Familiare, ndr) hanno attualmente una serie di limitazioni che non sono conosciute da tutte le famiglie che spesso si ritrovano a non sapere se ne hanno diritto o meno o in che misura. Comprendendo anche altre prestazioni (bonus bebè e premio alla nascita) sicuramente renderà più facile destreggiarsi nella “giungla” delle pratiche INPS» spiega Carolina Casolo, fondatrice di Sportello Mamme.

Cos’è l’assegno unico e universale

Si chiama “unico” perché racchiuderà in un unico sostegno tutte le forme di aiuto alle famiglie finora presenti; è definito “universale” perché è destinato a tutti i contribuenti, senza distinzioni tra lavoratori dipendenti (come accadeva finora) o autonomi, pubblici o privati, e incapienti.

Chi ne ha diritto

L’assegno unico e universale spetterà a tutti i nuclei familiari dove sia presente almeno un figlio (anche “in arrivo”, cioè a partire dal 7° mese di gravidanza) fino ai 18 anni di età. L’assegno è destinato ai figli a carico dei genitori, ma potrà essere esteso fino ai 21 anni, per «favorirne l’autonomia», a condizione che il ragazzo frequenti l’università o un corso professionale, svolga un tirocinio, sia impegnato nel servizio civile universale, oppure lavori con un reddito ridotto e tale da non permettergli di essere autonomo. Sarà corrisposto direttamente al figlio, anche in caso di iscrizione alle liste di disoccupazione e stia cercando un impiego presso un centro o un’agenzia specializzata.

Quanto vale (anche per secondi figli e disabili)

È previsto un contributo che potrebbe arrivare fino a 250 euro al mese per ciascun figlio, di cui una parte fissa e una variabile, legata al reddito complessivo della famiglia, ma con importo maggiorato dal secondo figlio in poi. L’importo sarà calcolato in base all'Isee e diviso in parti uguali tra madre e padre, e potrà essere ricevuto sotto forma di un credito d'imposta o assegno mensile. Per ciascun figlio con disabilità verrà corrisposta un'aliquota variabile: non inferiore al 30% (nel caso di figlio minorenne) e non superiore al 50% (se maggiorenne e fino a 21 anni) a seconda delle classificazioni della disabilità.

«Secondo le indiscrezioni la quota fissa dovrebbe essere di 40 euro - spiega Carolina Casolo – l’assegno potrebbe essere di 200/250 euro per ISEE bassi, probabilmente sotto i 13.000 euro, ma occorre aspettare i decreti attuativi: auspico che entro il mese di giugno si possa procedere così da poter rispettare la data dell’entrata in vigore, ossia il 1° luglio».

Limiti di reddito e compatibilità con altri sostegni

L’assegno potrà essere ricevuto anche nel caso in cui un genitore percepisca altre forme di sostegno al reddito, come la Pensione e il Reddito di cittadinanza. Non influirà sul calcolo di altre prestazioni sociali agevolate, di assistenza o benefici già previsti per le famiglie con figli disabili. Quanto agli importi, l’assegno varierà a seconda dell’Isee e potrà, in caso di percettori di redditi elevati, arrivare all’azzeramento. Anche lo stesso Reddito di cittadinanza verrà considerato. C’è solo da sperare che questa semplificazione non influisca su quanto le famiglie hanno percepito fino ad oggi e che non porti ad una riduzione delle agevolazioni totali ricevute finora. Per avere risposte certe in questo senso bisognerà, ovviamente, attendere i dettagli della misura.

A chi conviene

«Sicuramente conviene ai lavoratori autonomi o disoccupati, che attualmente non hanno agevolazioni fiscali rispetto ai lavoratori dipendenti, e a quei lavoratori che non raggiungono la soglia minima per le detrazioni fiscali. Mentre le coppie conviventi dipendenti (le cosiddette coppie di fatto) potrebbero essere penalizzate – spiega Casolo - Ad oggi infatti, conta solo il reddito del richiedente, previa la rinuncia del partner alla misura. Con l’assegno unico universale 2021, invece, farà riferimento l'Isee del nucleo familiare che include sia patrimoni mobiliari che immobiliari di entrambi i genitori (anche se non coniugati e addirittura non conviventi)».

Chi può fare domanda

L’assegno sarà erogato a tutti coloro che sono in possesso di cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell’Unione europea; ai titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente o esser suo familiare; a chi ha cittadinanza di uno Stato non appartenente all’Unione europea, ma è titolare di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno annuale. Ne possono beneficiare anche coloro che pagano le imposte sul reddito in Italia; chi vive con i figli a carico in Italia; chi ha la residenza in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, o chi ha sottoscritto un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di due anni.

L'assegno unico per ogni figlio nel 2021 dovrebbe riguardare circa 12,5 milioni di ragazzi italiani, di cui 10 milioni sono minori di 18 anni. Il numero di famiglie interessate dal sostegno è previsto in aumento rispetto al passato, visto il nuovo inserimento di autonomi e disoccupati tra i beneficiari. Complessivamente le famiglie interessate dal nuovo assegno unico familiare dovrebbero essere 11 milioni circa.

I fondi per le famiglie

I fondi complessivi ammontano a 3 miliardi di euro per il 2021 (che saliranno a 5 nel 2022), recuperati dalla riorganizzazione degli attuali assegni e bonus in vigore (bonus bebè, assegno di natalità e dal terzo figlio in poi, assegni al nucleo, ecc.).

Ad oggi l’Italia è uno dei Paesi che investe meno nelle politiche di sostegno alla famiglia: appena l'1,1% del Pil nel 2018, la metà della media UE, tanto da collocarsi al terzultimo posto tra gli Stati membri, davanti solo a Malta e Paesi Bassi e molto indietro rispetto, ad esempio, alla Germania (3,3%). L'obiettivo del provvedimento è anche di innalzare la quota riducendo il divario rispetto agli altri Paesi europei.

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