Con la finanziaria useremo meno contanti

10 10 2019 di Adriano Lovera
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Bonus Befana, cashback, sconti sull’Iva. Sono alcune misure contenute nella manovra di bilancio. Obiettivi: incentivare bancomat e carte  di credito e contrastare l’evasione fiscale. Ma quali saranno gli effetti sulle nostre tasche?

Più pagamenti elettronici, meno evasione fiscale e una spinta ai consumi. Il governo Conte bis si è dato queste parole d’ordine per confezionare la manovra di bilancio 2020, stretto fra la necessità di recuperare una trentina di miliardi per non essere costretto ad aumentare l’Iva e iniziare un percorso di lieve e graduale abbassamento delle imposte.

«In Italia l’evasione è enorme, stimata in 100 miliardi, di cui almeno 35 di Iva non fatturata per acquisti in nero e in contanti» spiega Massimo Baldini, professore di Scienze delle finanza all’università di Modena e Reggio Emilia. «Anche questo esecutivo, come altri in passato, ha deciso di aggredire il problema cercando di favorire i pagamenti tracciabili». Ecco alcune domande chiave per capire come le misure in via di approvazione impatteranno sulle nostre spese quotidiane.

Cos’è il cashback?

Dovrebbe rappresentare la novità più importante tra quelle allo studio del governo. In pratica, si tratta di un “premio” per chi salda il conto con carte di credito in negozi e ristoranti, bancomat o altri sistemi tracciabili (tipo Satispay), che obbligano il negoziante a emettere lo scontrino. Dal punto di vista fiscale si tradurrà in una riduzione dell’Iva per il consumatore. «Chi paga con un sistema elettronico riavrà indietro tra l’1% e il 3% della spesa» chiarisce l’esperto.

È invece sparito il provvedimento gemello che avrebbe dovuto penalizzare con altrettanti punti di Iva in più i pagamenti in contanti. Che restano i preferiti da molti esercizi, non certo perché tutti loro abbiano l’abitudine di sottrarsi allo scontrino, ma soprattutto perché le commissioni trattenute dalle banche (dall’1% al 5% dell’importo) penalizzano gli incassi.

Come funzionerà il nuovo strumento?

Le modalità pratiche del cashback sono tutte da definire. Si è parlato di introdurre una carta multifunzione che contenga diversi dati del cittadino, tra cui codice fiscale ed estremi bancari. «L’emissione, però, avrebbe tempi lunghi e bisognerebbe indire una gara tra poste, banche e altri operatori specializzati per stampa e gestione della nuova card» aggiunge il professor Baldini. Più pratico immaginare che verranno coinvolti i normali circuiti bancari su cui oggi “girano” i pagamenti elettronici.

Le ipotesi, in questo caso, sono 2: un accredito diretto del cashback sul proprio conto corrente, come avviene in alcuni Paesi europei, dall’Olanda alla Svezia, per l’elettronica o i consumi culturali come libri o teatro. Oppure un bonus scalabile dai pagamenti successivi: soluzione, questa, già adottata in Italia dallo scorso luglio per gli acquisti di carburante da parte dei titolari di partita Iva.

Che cos’è il bonus Befana?

Nelle intenzioni dell’esecutivo, che però anche in questo caso non ha ancora chiarito importi e ambiti d’intervento, è un ulteriore incentivo anti-contanti: dovrebbe contemporaneamente aiutare la lotta all’evasione e spingere i consumi. «È chiamato così perché il riaccredito di parte delle spese sostenute nell’anno precedente avverrebbe nella prima settimana di gennaio» spiega l’esperto. L’idea è quella di uno sconto fiscale intorno al 19-20% per alcune categorie di spesa saldate con pagamenti elettronici, fino a un tetto di 2.500 euro l’anno: porterebbe un beneficio massimo di 475-500 euro a persona.

«Non è ancora chiaro, tuttavia, se sarà applicabile a tutti i tipi di acquisto rischiando di diventare un doppione del cashback» osserva il professor Baldini «o se verrà limitato a pochi settori». In questo secondo caso, al momento più probabile, andrebbero privilegiati i pagamenti che più spesso vengono effettuati in nero: riparazioni, piccoli lavori domestici, pulizie e consumo di bevande.

L’Iva salirà o no?

Niente aumento per l’Iva ordinaria, ora al 22%: il premier Giuseppe Conte è stato categorico. Anzi, c’è l’ipotesi di abbassare l’aliquota sui beni alimentari più comuni, come pane, pasta, latte, che dal 4% potrebbe scendere all’1%. Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico, ha aggiunto di voler tagliare i costi fissi delle bollette energetiche. E il Codacons ha fatto i conti sul possibile risparmio. «Si tratterebbe in media di 26,30 euro annui a famiglia su pane e pasta e 7,20 euro sul latte. Mentre portare dal 10% al 5% l’Iva su luce e gas aggiungerebbe un risparmio di circa 75 euro» osserva il presidente Carlo Rienzi.

In molti, in questi giorni, citano l’esempio del Portogallo, che in pochi anni ha recuperato il 13% dell’evasione Iva con un sistema simile che favorisce l’uso delle carte. «In realtà» ammonisce Baldini «ciò che hanno fatto a Lisbona non è tanto premiare i pagamenti tracciabili, ma allargare il paniere di spese detraibili. In parole povere, se il ristoratore, il carrozziere o l’idraulico offrono un sconto importante pur di rinunciare alla fattura, è difficile che il consumatore si impunti a usare il bancomat per avere indietro l’1-2%. Lo fa, invece, se a fine anno può scaricare dalle tasse parte di quel costo».

Novità anche per ticket e ristrutturazioni edilizie

Curarsi potrebbe costare meno, dal 2020, per le fasce di reddito più basse. Il governo studia l’ipotesi di cancellare il sistema dei ticket, che oggi prevede un costo fisso a seconda del tipo di prestazione (fino a 36,15 euro), cui si aggiungono 10 euro per ogni ricetta. Al suo posto, un ticket “progressivo” che parta da zero per i redditi molto bassi e salga in proporzione all’Isee. I dettagli, però, sono da definire poiché oggi da queste voci l’Erario incassa 3 miliardi l’anno. Probabili un avvio graduale e un rincaro per i redditi più alti: c’è chi ha fissato l’asticella a 100.000 euro, chi a 300.000. Potrebbero diventare progressive anche altre agevolazioni, come il bonus al 50% sulle ristrutturazioni edilizie, che scenderà al salire del reddito, fino ad azzerarsi.

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