Pacchi online shopping ragazza

Hai una piccola impresa? È ora di vendere online

In Italia solo 7 imprese su 100 hanno un e-shop. Peccato perché il trend delle vendite sul web è esploso. E oggi è una vera opportunità per tutti, anche per i piccoli negozi di quartiere

Nel nostro Paese il lockdown ha dato una forte spinta al digitale e ha fatto scoprire agli italiani le potenzialità dell’e-commerce. «Fino a qualche mese fa questo era ancora un canale marginale: in media vi spendevamo 7 euro su 100» spiega Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio e-commerce b2c del Politecnico di Milano. «Ma con il Covid sono cadute le ultime barriere che tenevano lontani tanti connazionali dalla spesa su Internet, come il timore di mettere online il numero della propria carta di credito o quello di non poter toccare e provare i prodotti».

Così è esploso il trend e-commerce che, anche nella fase 2, continua a crescere e segna un +178,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (dati Nielsen). Peccato che le nostre imprese non siano ancora del tutto pronte e meno di 7 su 100 abbiano già uno shop online (dati Istat). Mettersi al pari con il digitale non è più un’opzione: oggi è necessario per riuscire a rispondere alle nuove esigenze dei consumatori.

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Il Covid ha fatto emergere ancora più chiaramente come l’e-commerce sia indispensabile non solo ai grandi marchi ma anche alle piccole e micro imprese che operano nel settore commercio e servizi. «Gli imprenditori local hanno il timore di dover competere con i brand internazionali» spiega Alessandro Cocchini, direttore marketing e operation di Pagine Sì!, agenzia che studia e propone programmi di sviluppo per le aziende. «In realtà, l’interesse dei player più rilevanti non è tagliare fuori i piccoli venditori, ma convincerli a vendere sulle loro piattaforme».

Inoltre, la formula digitale non deve per forza avere grandi ambizioni. «Può servire anche solo a offrire un servizio in più ai clienti del proprio quartiere» aggiunge Pontiggia. «Si chiama e-commerce di prossimità: l’acquisto virtuale è più comodo e veloce. E, se fatto dal negoziante di fiducia, è anche percepito come più sicuro».

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Ci sono vetrine virtuali prêt-à-porter...

Chi non ha budget o vuole fare degli esperimenti per capire se i suoi prodotti hanno mercato può metterli su un marketplace come Amazon, dove vende al netto di una commissione che può arrivare fino al 20%. L’alternativa è creare un sito da sé con poche centinaia di euro, a patto di avere un po’ di dimestichezza con il web e poche pretese di spingersi al di là del pubblico che si ha già. Si può fare, per esempio, su prestashop.com e it.shopify.com che danno anche la possibilità di integrare servizi di trasporto e logistica in abbonamento. Altre opportunità facili e gratuite si stanno aprendo sui social. Mark Zuckeberg ha appena lanciato i Facebook shops e gli Instagram shops: i commercianti possono allestire una vetrina per vendere a costo zero, con la possibilità per il cliente (al momento solo negli Stati Uniti) di concludere l’acquisto sulla pagina anziché rimandare al proprio sito o a un ordine via mail.

... e siti su misura indicizzati su Google

La soluzione più professionale ed efficace è avere un proprio e-shop: oggi basta investire un quarto rispetto a 15 anni fa (si va da 2 a 10 mila euro). «Chi vuole raggiungere un vasto pubblico, o conquistare nuove fette di mercato, deve affidarsi a professionisti che, oltre a creare il negozio da zero, offrano il servizio di indicizzazione su Google, cioè facciano in modo che il loro nome appaia tra i primi risultati di ricerca quando un cliente cerca un prodotto sul web. Servono competenze e una “manutenzione” costante del sito per ottenere questi risultati» spiega Cocchini. «Il professionista al quale ci si affida deve garantire una strategia multichannel, cioè la possibilità di essere presenti in tutti i cosiddetti touchpoint sul web: comparatori di ricerca come Kelkoo, vetrine sui social network e grandi marketplace come Amazon. Perché sono tutti canali che si alimentano a vicenda». Un’altra strategia per portare clienti al sito è il newsblog, tornato in voga nell’ultimo anno. «Funziona per i prodotti che hanno una storia da raccontare, come artigianato o food. Notizie scritte in ottica Seo, per essere indicizzate sui motori di ricerca, sono apprezzate e lette e portano traffico al sito».

Durante e dopo il lockdown il commercio online locale è cresciuto del +349%. La formula più usata? Click&Collect (ordini, paghi e passi a ritirare). lo sostengono i dati raccolti dall’osservatorio Netcomm

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e-commerce: le regole valide per tutti

Una volta portati i potenziali clienti dentro al sito bisogna convincerli a comprare. Come? «Innanzitutto evitando l’effetto confusione: la grafica deve essere semplice e pulita e anche se in magazzino ci sono migliaia di prodotti nella home conviene tenere solo quelli di punta, cioè i più venduti o quelli diversi da tutti gli altri e con un prezzo vantaggioso. Meglio se in bundle cioè accoppiati ad altri prodotti per stimolare ulteriori acquisti» continua Cocchini. «Le foto devono essere originali, non scaricate dal catalogo dell’azienda madre, con tag e label che facilitino la ricerca a chi naviga su Google Image». È molto frequente che qualcuno decida di comprare ma poi, poco convinto o distratto da altro, lasci i prodotti nel carrello. «Noi consigliamo di inviare messaggi mirati e convincenti come, per esempio, “se concludi questo acquisto hai uno sconto del 15% sul prossimo ordine”».

Se prima della pandemia nelle vendite online andava forte l’elettronica e cresceva l’abbigliamento, oggi tutti i settori sono in salita, dal fitness ai farmaci. Funziona bene il Food & Grocery che, nei primi sei mesi del 2020, ha raggiunto 2,5 miliardi di euro, uno in più rispetto al 2019 (Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano)

Tre brand che hanno fatto boom (in quarantena)

Abiby, il marchio che fa da talent scout online ai prodotti beauty, ha registrato un +340% di vendite nei primi cinque mesi dell’anno.

Shopiemonte, l’e-commerce di prodotti enogastronomici piemontesi ha segnato un incremento delle vendite superiore al 230%.

Tulips, una startup romagnola che ha sviluppato il primo supermercato online incentrato su un magazzino gestito da robot, a marzo ha distribuito 20.000 prodotti contro i 5.000 dei mesi precedenti. Lo scontrino medio per famiglia è passato da 60 a 120 euro.

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