Lovescam, la truffa sulle app di dating

È più diffusa di quanto si pensi e riguarda donne separate, sole, tra i 40 e i 60 anni. Dopo scambi di messaggi per mesi, vengono convinte a finanziare il viaggio aereo del corteggiatore e poi altre spese. Spesso le donne si vergognano e non denunciano: sono i figli a farlo

Stefania C. ha 55 anni. Divorziata. Libera professionista. Ha una figlia di 20 anni. Si sente sola, soprattutto dopo un inverno di coprifuoco e vita sociale ridotta all’osso. Un anno fa si è iscritta a un’app di dating e ha conosciuto Diego, 30 anni, affascinante, premuroso. E malandrino, ma questo lei non lo sapeva.

Richieste continue di soldi

Scatta la scintilla, o almeno così pare. Diego la corteggia come nessuno faceva da tempo, la fa sentire bella, apprezzata, speciale. Dopo tre mesi di intenso scambio di messaggi e telefonate, conversazioni sempre più coinvolgenti e dichiarazioni d’amore, Stefania è molto coinvolta. Diego vive in Sud America e chiede a Stefania di versargli 2000 euro per venire a trovarla in Italia. Poi le chiede altri 600 euro per la richiesta del visto. Poi altri 1000 euro per pagare le cure del figlio malato, saltato improvvisamente fuori dal nulla e frutto di un amore di gioventù. Seguono vari bonifici per pagare la connessione internet, la ricarica del cellulare, gli abiti di Diego. Una volta Stefania ha pagato perché Diego le ha fatto credere di averle inviato un regalo prezioso rimasto però bloccato alla frontiera e che servivano soldi per oliare i meccanismi dei funzionari doganali e recapitarlo. La storia di Stefania è vera e riguarda molte donne. Racconta un fenomeno in ascesa e molto preoccupante. Ci aiuta ad avere il quadro della situaizone Fabiola Silvestri, dirigente del Compartimento Polizia Postale di Torino, che ci ha fornito tutte le informazioni raccolte in questo articolo.

Dove finiscono i soldi

Tutti i soldi versati da Stefania sono andati a finanziare vere e proprie organizzazioni criminali specializzate in truffe amorose - dette anche love scam - che operano su diversi livelli, in cui il Diego della situazione ci mette solo la (bella) faccia. Il corteggiatore può spacciarsi per soldato americano, ingegnere, medico. A volte prende perfino foto rubate dalla rete - un vero e proprio furto di identità - dai profili social di uomini ignari che si trovano, loro malgrado, a impersonare questi personaggi. I soldi che Stefania ha versato al suo sedicente fidanzato hanno seguito una rotta internazionale che, attraverso passaggi intermedi in Europa, sono arrivati in paesi del centro Africa che attualmente non si dimostrano molto collaborativi nel perseguire questi crimini.

La sextortion riguarda gli uomini

Il classico caso di truffa d’amore noto fino a qualche anno fa era quello dell’uomo italiano raggirato da una avvenente ragazza dell’est Europa che lo contattava quasi sempre a scopo matrimonio. Il pretesto per l’invio delle somme di denaro era quindi legato all’acquisto dei biglietti aerei o all’ottenimento del visto. Attualmente gli uomini cadono più facilmente vittime del fenomeno delle sextortion: vengono convinti da belle donne che appaiono in webcam a spogliarsi e filmarsi mentre compiono atti di autoerotismo, salvo poi essere ricattati subito dopo di pubblicare quelle immagini in rete se non pagheranno.

Il lovescam ha le donne come vittime

Il trend negli ultimi anni vede le donne sempre più protagoniste del lovescam. Il primo contatto con la Stefania di turno è affidato a una sorta di manovalanza del crimine, ragazzi spesso molto giovani esperti di social media che stabiliscono un primo approccio su siti d’incontro come Tinder, Meetic oppure semplicemente sulle fan page di attori e cantanti. Una volta stabilito il contatto e fidelizzata la vittima, i rapporti vengono in realtà gestiti da un secondo livello di persone in grado di alimentare la relazione anche per svariati mesi o anni. In molti casi si tratta di abili manipolatori dotati di conoscenze e sensibilità anche di tipo psicologico, capacità che emergono soprattutto in caso di tentennamenti o ripensamenti da parte della vittima. Ma attraverso la manipolazione, questi soggetti riescono a insinuarsi nella vita di donne come Stefania convincendole a ritornare sui propri passi. Tant’è che a volte, anche dopo la presentazione della denuncia, le donne vengano ricontattate e ricadono nella rete di questi soggetti.

Chi sono le vittime preferite?

Le donne di età compresa fra i 40 ed i 60 anni sono le prede più ambite dai falsi corteggiatori sui social. Sono casalinghe, psicologhe, insegnanti, imprenditrici e quindi anche persone che avrebbero tutti gli strumenti per capire in quale situazione pericolosa stanno andando a finire. «In realtà, al di là della posizione sociale e culturale sono solitudine e mancanza di tempo per frequentazioni affettive ad aver creato le condizioni di vulnerabilità di queste donne» spiega Fabiola Silvestri. Il legame che si crea con il truffatore è entusiasmante per la vittima che ha la sensazione di tornare a vivere, di essere nuovamente amata con la prospettiva di un nuovo legame sentimentale.

Come riconoscere la truffa d’amore?

La richiesta di denaro da parte di un corteggiatore conosciuto in rete e con cui si intrattengono solo rapporti virtuali è sempre indice che qualcosa non torna. In particolare deve scattare il campanello d’allarme quando le richieste diventano continue e pressanti. Spesso le donne incappate in questa situazione non ammettono di essere state ingannate e la denuncia viene sporta dai figli o da parenti che si accorgono che c’è qualcosa che non va (e il conto in banca che si assottiglia) in quella relazione tossica. La Polizia di Stato consiglia innanzitutto di non pagare mai e di diffidare di uomini che si dichiarano subito pronti a un rapporto sentimentale o addirittura un matrimonio dopo pochi clic in rete e, soprattutto, di diffidare di chi chiede somme di denaro a fronte di improbabili situazioni. Conviene anche controllare preventivamente se l’immagine del profilo utilizzata dal corteggiatore non sia già presente in rete e non riconduca a identità diverse. Per denunciare è sufficiente recarsi in qualunque ufficio di Polizia e raccontare la situazione fornendo quanti più dettagli possibile sul profilo utilizzato dal truffatore, i conti sui quali è stato dirottato il denaro e tutti i pagamenti effettuati.

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