Procaci ragazze straniere in cerca di marito o di compagnia, per lui. Soldati americani di stanza in Medio Oriente, medici e ingegneri in trasferta o vedovi in preda alla solitudine, per lei. Sono interlocutori carini e gentili, un po’ goffi nel loro italiano stentato ma bravissimi a entrare in sintonia con noi e a individuare le nostre debolezze. Il rapporto iniziato via chat si fa sempre più ammiccante e confidenziale fino a quando gli scambi diventano hot: foto intime, pose provocanti, sesso telefonico, video inequivocabili. Di solito a quel punto comincia l’odissea: «Paga oppure i tuoi familiari, il tuo capo e i tuoi amici vedranno e sentiranno tutto quello che ho visto e sentito io».

Le testimonianze

Uscire dalla spirale del ricatto è difficile. Valeria, 48 anni, sposata e madre di 2 figlie, ammette di aver pensato addirittura al suicidio: «Mi trovavo in una fase difficile del mio matrimonio e mi sono sentita ascoltata, ma poi la cosa mi è sfuggita di mano. Dopo i primi 700 euro il mio “lui” virtuale ne ha pretesi subito altri 300: ho capito che non si sarebbe mai fermato e ho trovato la forza di confessare tutto a mio marito. La sua comprensione mi ha aiutato a sporgere denuncia». Lorenzo, 58 anni, libero professionista romano, ha invece provato a resistere: «La mia ricattatrice era bella e affabile. Quando mi ha chiesto del denaro non ho pagato, convinto che stesse bluffando. Invece 2 giorni dopo alcuni dei miei contatti Facebook, fra cui mia moglie e diversi clienti, si sono visti recapitare un video con me nudo. È stato un terremoto».

Un fenomeno in crescita

Valeria e Lorenzo sono solo 2 delle migliaia di italiani che ogni anno finiscono nel mirino della “sextortion”, termine inglese che indica la richiesta di denaro per scongiurare la pubblicazione online di materiale hot che potrebbe compromettere la reputazione. Un fenomeno globale, come globale è Internet, ma che negli ultimi anni sta crescendo a dismisura anche nel nostro Paese. «Avere stime certe è impossibile, perché solo una piccola parte delle vittime si spin- ge fino alla denuncia» osserva Lisa Di Berardino, vicequestore aggiunto della Polizia postale e delle comunicazioni in Lombardia. Quel che è certo, spiegano gli investigatori, è che negli ultimi anni in molte città italiane i casi sono quadruplicati, e in grandi centri come Roma e Milano ogni 12 mesi la sola Polizia postale riceve quasi 200 denunce.

Un copione standard

Questa nuova industria del ricatto passa innanzitutto attraverso i social network come Facebook, Twitter e Instagram o i siti di incontri come Meetic, Tinder e Badoo. Il meccanismo è semplice: i cyber criminali, fingendosi attraverso profili fasulli uomini o donne attraenti, contattano la potenziale vittima con un follow o una richiesta di amicizia. Se ricambiato, l’approccio consente loro di appropriarsi di molte informazioni da usare a loro vantaggio più avanti. Poi iniziano il corteggiamento fino a quando convincono i loro interlocutori a spostarsi su WhatsApp, Skype o altre chat, accendere la telecamera e spogliarsi.

A questo punto scatta l’estorsione: dai 300-500 euro in su per comprare il loro silenzio utilizzando in genere il money transfer, semplice e anonimo, o carte prepagate clonate e riconducibili a conti correnti sempre nuovi. «Dietro questo tipo di crimine» spiega Di Berardino «si celano vere e proprie organizzazioni internazionali con centrali operative soprattutto in Marocco, Costa d’Avorio, Filippine, Nigeria, Paesi con cui non è semplice collaborare a livello investigativo». Con conseguente difficoltà a identificare i truffatori, peraltro diventati fra i migliori del mondo nell’occultamento delle loro connessioni Internet e nel furto delle identità altrui.

Una platea trasversale di prede

Professionisti e operai, casalinghe e manager, single o sposati. «Non esiste un profilo tipo della vittima» continua Di Berardino. «Anche se l’85% delle estorsioni riguarda uomini di età compresa fra i 35 e i 45 anni residenti perlopiù in realtà urbane del Nord Italia, si tratta di un fenomeno trasversale che interessa ogni ceto, età e grado di istruzione». Negli ultimi mesi, anzi, sono in crescita esponenziale i casi che riguardano i giovanissimi, minorenni compresi, le cui immagini rischiano non solo di essere diffuse fra i conoscenti, ma anche di finire in circuiti ben peggiori. L’unico denominatore comune fra le vittime sembra essere la solitudine.

«Le persone più esposte» sottolinea Adele Fabrizi, psicoterapeuta dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma «sono quelle con una scarsa rete sociale che investono quindi molte delle loro energie nei rapporti virtuali, che offrono loro un’evasione dai problemi». Secondo l’esperta in questi soggetti, ma anche in molti di coloro che hanno invece relazioni stabili, «la tastiera di un computer può creare una forte intimità che fa cadere ogni barriera inibitoria. Col risultato che si perdono di vista anche le possibili conseguenze del mostrarsi in atteggiamenti compromettenti». Nulla di più rischioso. La parola d’ordine diventa, dunque, fermarsi a pensare prima di fare qualcosa di cui ci si potrebbe pentire. E, qualora si cadesse nella trappola, denunciare. Subito.

5 regole per difendersi: i consigli della Polizia postale

1

Le conoscenze virtuali dovrebbero essere precedute da un incontro reale. Evitate chi non ha amici in comune con voi o scrive in italiano stentato.

2

Diffidate di chi si mostra subito disponbile a una relazione specie se affascinante. È gratificante pensare sia interessato a noi ma sarebbe saggio chiedersi come mai.

3

Mai mandare foto o video osé, sia a estranei sia al proprio partner. L’amore può finire ed è meglio che chi cova rancore non abbia in mano nostro materiale compromettente.

4

Se si cade nella trappola, non cedere al ricatto perché al primo ne seguiranno sempre altri.

5

Bloccare subito il contatto criminale e segnalarne il profilo ai gestori della piattaforma social e della chat.