Negozi e centri commerciali: verso il taglio delle aperture festive

10 09 2018 di Lorenza Pleuteri
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Alla Camera sta per cominciare la discussione dei disegni di legge che cambieranno le regole. Fuori si scatena il dibattito. Facciamo il punto

Abolizione delle aperture festive di negozi e centri commerciali, salvo eccezioni. Deroghe limitate, con la possibilità di alzare le saracinesche in un numero ristretto di domeniche e festività (da 6 a 12 giorni), a rotazione (un quarto dei market per volta) o secondo un calendario prestabilito (es. tutte le domeniche di dicembre, più 4 a scelta). Esenzione dai divieti per botteghe e punti vendita di località turistiche e città d’arte, per bar e ristoranti, per autogrill, edicole, fiorai, gelaterie, gastronomie (e poco altro).

Alla Commissione attività produttive, commercio e turismo della Camera è cominciato l’esame delle proposte di legge che disegnano la “controrivoluzione” degli orari degli esercizi commerciali e dei tempi di lavoro degli addetti, cancellando la liberalizzazione applicata pienamente dal governo Monti con il decreto Salva Italia. Il relatore prescelto è un deputato leghista.

All’esame 5 disegni di legge

Uno dei primi passi sarà la stesura di una bozza unificata, sintesi di tutte le altre. I testi presentati sono 5 (uno targato Lega, uno del Movimento 5 stelle, uno firmato da 11 deputati Pd ora sconfessati da compagni di partito, uno del consiglio regionale delle Marche, uno di iniziativa popolare promosso nella scorsa legislatura da Confesercenti, con la Cei, lo Confederazione episcopale) e con diverse sfumature. Ma la sostanza non cambia. Si punta a tornare indietro, con qualche correttivo, al sistema precedente. Il vicepremier Luigi Di Maio ha confermato l’obiettivo, evidenziato un passaggio del testo grillino (con la previsione dell’apertura a rotazione del 25 per cento dei negozi con gli stessi prodotti) e annunciato che in Parlamento si marcerà a tappe forzate: entro fine anno la normativa sarà approvata, promette. Intanto, dentro e fuori, piovono e si incrociano reazioni di segno opposto.

Pioggia di commenti incrociati

La chiesa conferma l’appoggio alle annunciate restrizioni. Monsignor Fabiano Longoni, direttore dell’ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Cei, ribadisce che “la domenica deve essere un momento di incontro tra le famiglie e nelle famiglie” e annuncia: “Noi non vogliamo fare una battaglia ideologica”. Plaude a scena aperta buona parte del sindacato. Si spacca l’opinione pubblica, così come la politica e il mondo del commercio. Si dividono gli operatori del settore, le associazioni di consumatori, quelle di categoria. Critiche, sì incondizionati, accuse di “ritorno al Medioevo” da una parte e apprezzamento per il “ritorno alla civiltà” dall’altra, distinguo, dubbi, inviti alla mediazione, annunci di battaglie a oltranza.

E montano le preoccupazioni. Che fine faranno i lavoratori del comparto, stabili e precari, con i tagli alle aperture festive? Migliorerà la qualità della vita del personale e peggiorerà quella della clientela? Riprenderanno fiato i piccoli negozi di vicinato  e dilagherà l’ e-commerce (cui i grillini vorrebbero imporre la sospensione festiva delle attività svolte in Italia)? Andranno in crisi centri commerciali e outlet, meta di pellegrinaggi di massa anche nei festivi? Le risposte cambiano, in relazione a chi le formula.

Ecco i numeri del comparto

Qualche dato, per inquadrare la questione. «La grande distribuzione occupa 450 mila dipendenti - dicono i numeri diffusi da fonti del settore - e le domeniche incidono per il 10 per cento, quindi sicuramente si avranno circa 40-50 mila tagli». I cittadini che vanno a far spese di domenica sono nell’ordine dei 19 milioni e mezzo. Tra il 2008 e il 2017, stando a Confcommercio, sono spariti quasi 59.000 negozi, con un vistoso crollo delle aperture di nuove attività.

Come funziona in altri Stati europei

Ma che cosa succede nel resto d'Europa? Nel ddl del consiglio regionale delle Marche si fa il punto della situazione in altri Stati.

Austria: dal lunedì al venerdì orario di apertura 6.00-21.00, sabato 6.00-18.00. Domeniche e festività, chiusura (ad eccezione delle aree turistiche).

Germania: l’organizzazione degli orari di apertura è di competenza dei Länder. Così, anche se c’è la possibilità a livello nazionale dell’apertura 24 ore su 24 dal lunedì al sabato, alcuni Länder prevedono il limite di orario 06.00-22.00 e altri il 6.0-20.00. La domenica è giorno di chiusura con alcune eccezioni: per panetterie, fiorai, edicole, musei, stazioni ferroviarie, aeroporti, resort e luoghi di pellegrinaggio. I regolamenti territoriali consentono l’apertura domenicale solo in casi eccezionali.

Francia: non vi è alcuna restrizione di orario dal lunedì al sabato. La domenica e i giorni festivi i negozi di food possono aprire fino alle 13.00. Per 5 domeniche all’anno, poi, il sindaco può chiedere un’estensione dell’orario di apertura. Nelle zone turistiche e termali le aperture sono libere. E nelle città con più di un milione di abitanti e con forte tendenza al consumo, il prefetto può individuare, in deroga alla chiusura, le zone Puce (Périmètres d’usage de consommation exceptionnel).

Spagna: dal lunedì al venerdì gli orari sono disciplinati dalle normative regionali. Non vi sono restrizioni solo per i negozi di dimensione inferiore ai 150 metri quadrati. Il sabato non vi è alcuna limitazione. Sulle deroghe domenicali decide sempre l’autorità territoriale, anche se è comunque solitamente autorizzata l’apertura per 12 giornate festive nel corso dell’anno.

Belgio:  l’orario di apertura da rispettare va dalle 5.00 alle 20.00 nei giorni feriali e dalle 5.00 alle 21.00 di venerdì e nei giorni feriali prefestivi. Domenica è considerato giorno di riposo settimanale e può essere sostituito, da parte dei singoli commercianti, con un altro giorno. Possono aprire 7 giorni su 7 i negozi al dettaglio (però con orario 5.00-12.00), quelli di forniture e i negozi di giardinaggio (per un massimo di 40 domeniche all’anno, con orario 5.00-20.00), le catene di alimentari con meno di 5 addetti; macellai, panetterie, edicole, fiorai e negozi insediati in zone turistiche (con orario 5.00-20.00). Ulteriori eccezioni: la possibilità di apertura la domenica prima di Natale e di altre 2 domeniche a scelta. Per quanto riguarda i super/ipermercati, questi possono restare aperti 3 domeniche all’anno.

Gran Bretagna: dal lunedì al sabato non c’è alcuna restrizione di orari. Durante le domeniche e i giorni di festa i negozi con superficie sotto i 280 metri quadrati sono liberi di aprire, quelli più grandi possono alzare le saracinesche dalle 10.00 alle 18.00. A Natale e Pasqua le grandi superfici di vendita non possono aprire.

Paesi Bassi: dal lunedì al sabato l’orario di apertura stabilito 06.00-22.00. La domenica e i festivi sono considerati giorno di chiusura. Il governo può autorizzare fino ad un massimo di 12 aperture domenicali per anno. La vigilia di Natale, il Venerdì Santo e il 4 maggio c’è l’obbligo di chiusura alle 19.00. Eccezioni sono previste per i distributori di benzina.

Grecia: dal lunedì al venerdì l’orario è 5.00-21.00 (l’eventuale estensione dell’apertura è decisa dal prefetto), il sabato 5.00-20.00. La domenica è giorno di chiusura obbligatorio eccetto per stazioni di benzina, bar, caffetterie, pasticcerie, negozi fotografici, fiorai, antiquariati. Il prefetto, d’accordo con le parti sociali, può autorizzare l’apertura di altri tipi di rivendite. I negozi sono accessibili, inoltre, la domenica prima di Natale e il 31 dicembre, anche se coincide con la domenica.

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