La lettera che sta arrivando a molti utenti italiani è unita alla bolletta di luce o gas e lascia ben poco spazio alle interpretazioni. Ha come dicitura: “Proposta di rinnovo delle condizioni economiche”.

La proposta di rinnovo è in realtà una modifica del contratto

In pratica significa che il fornitore “propone” una modifica dei contratti di fornitura, anche se di fatto il consumatore ha ben poco da negoziare. In caso non si vogliano accettare i nuovi termini, infatti, non resta che «recedere in qualsiasi momento dal contratto di fornitura, scegliendo un nuovo fornitore».

Ma cosa comporta il cambio dei termini? Come spiega l’Adnkronos, la novità dovrebbe portare a «un incremento della bolletta in genere superiore al 20% per chi si muove nel mercato libero e quindi non segue gli incrementi decisi dall’Autorità dell’Energia per il mercato tutelato».

Già, perché il cambio di contratto riguarda solo gli utenti che sono già passati al mercato libero. Abbiamo chiesto all’esperto dell’Unione Nazionale Consumatori cosa significa e soprattutto cosa si può fare per evitare questo aumento.

I contratti cambiano per chi è nel mercato libero

L’arrivo delle “proposta di rinnovo delle condizioni economiche” è un fenomeno che sta riguardando moltissimi cittadini e cittadine, come conferma Marco Vignola, responsabile Energia dell’Unione nazionale consumatori: «Le lettere sono numerosissime, tant’è che abbiamo già fatto una segnalazione ad Arera (l’agenzia Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) e all’Agcom (l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato). È già stato aperto un procedimento nei confronti di 4 società e sono state chieste ulteriori informazioni ad altre 25 aziende, praticamente quelle più grandi. Ma via via ne stiamo segnalando di ulteriori: di fatto il fenomeno riguarda la maggior parte dei 700 fornitori che prevedevano prezzi bloccati e che invece stanno modificando i listini e le condizioni contrattuali».

Chi è passato al mercato libero per spendere meno ora spende di più

Il problema è che si tratta di una pratica non consentita dalla legge: «Il Decreto Aiuti Bis ha di fatto chiarito i casi in cui sono lecite queste modifiche» conferma infatti Vignola. «Ciò sta accadendo solo nel mercato libero e non in quello tutelato, che applica le condizioni previste dall’Autorità e i cui utenti possono vedersi modificare le condizioni solo in base alle tariffe comunicate periodicamente dall’Autorità, ma senza che siano mutate le condizioni dei contratto». Il risultato è che spesso chi era passato al mercato libero per spendere meno, si ritrova bollette più salate di chi è rimasto nel mercato tutelato, a parità di consumi.

Cosa fare in caso di cambio di condizioni

Le nuove condizioni economiche nella maggior parte dei casi sono valide ed efficaci per lo più a partire dal 2023, ma in molti casi anche prima e quindi in tanti stanno pensando di cambiare fornitore. Ma attenzione, perché le associazioni dei consumatori avvertono che non è l’unica strada possibile: «Il primo passo è capire se si rientra nei casi previsti dal Decreto Aiuti Bis. Per farlo occorre controllare quanto previsto da Arera e Agcm il 13 ottobre, che hanno stilato un elenco» spiega Vignola. Ad esempio, sul sito Agcm (agcm.it) al primo punto si chiarisce che le modifiche del contratto sono legittime nei «casi in cui, durante il periodo di esecuzione e di validità di un contratto di fornitura, il venditore decide di avvalersi, per giustificato motivo, di una clausola contrattuale nella quale è prevista esplicitamente la possibilità di variare unilateralmente specifiche condizioni contrattuali». Insomma, bisogna verificare che nel proprio contratto sia esplicitamente prevista questa possibilità.

Ma se così non fosse? «Allora si deve procedere con un reclamo scritto ed eventualmente va segnalato il caso alle due autorità» prosegue l’esperto, che aggiunge: «Ricordiamo che comunque le modifiche devono essere comunicate con un anticipo di almeno 3 mesi e, in caso di reclamo, la risposta deve arrivare entro 40 giorni. In caso contrario è possibile procedere con una conciliazione, per chiedere l’annullamento delle variazioni del contratto».

Come trovare offerte più convenienti

L’alternativa è seguire la strada indicata dagli stessi fornitori, ossia cercare alternative più vantaggiose presso altri operatori. Ma scegliere tra 700 operatori è un’impresa pressoché impossibile. Uno strumento utile è rappresentato dal Portale offerte (portale offerte.it).

Ma a questo proposito l’Unione Consumatori sottolinea le criticità: «Si tratta di un portale pubblico che dovrebbe aiutare gli utenti, ma il condizionale è obbligo, perché di fatto per il mercato libero non funziona come dovrebbe. Intanto è complicato da consultare e comunque funziona solo per chi proviene dal mercato tutelato: solo in questo caso è possibile confrontare la tariffa attuale con le altre eventualmente più vantaggiose. Per il mercato libero, invece, manca un codice che dovrebbe mappare tutte le offerte – osserva Vignola – Implementare il sistema non è facile sicuramente, perché ad esempi ci sono codici diversi o è difficile fare stime di spesa: insomma, ci sono difficoltà tecniche, ma proprio per questo chiediamo di rinviare ulteriormente il passaggio obbligatorio al mercato libero, già rinviato tre volte».

Quando avviene il passaggio al mercato libero

Per la luce, infatti, è previsto al 1° gennaio 2024, mentre per il gas la data fatidica è il 1° gennaio 2023: «È troppo presto, specie nelle condizioni in cui ci troviamo ora. Sappiamo che l’Europa preme per la liberalizzazione completa, ma secondo noi andrebbe spostata la data e allineata a quella dell’energia elettrica, per adeguare i sistemi» conclude Vignola.