Le donne fumano sempre di più

01 06 2018 di Cinzia Testa
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Mentre gli uomini smettono, le donne continuano a fumare. E aumentano i casi di tumore al polmone

Lui smette di fumare, lei continua. Perlomeno in Italia. «Stiamo assistendo alla fine delle differenze di genere», sottolinea Silvia Novello Presidente di WALCE, Women against lung cancer Europe e docente del dipartimento di Oncologia polmonare all’Università di Torino. «Cala infatti il numero di uomini fumatori che in un anno sono passati da 6,9 a 6 milioni. Però crescono le fumatrici che da 4,6 milioni del 2016 salgono a 5,7 milioni. Questo cambiamento si riflette anche nel tumore del polmone. Per questo tipo di cancro i nuovi casi tra le donne sono in aumento del 3 per cento ogni anno».

Aumentano le donne che fumano

A conferma di quanto stia diventando un vizio prettamente femminile ci sono anche i dati di un’indagine promossa da Fondazione Umberto Veronesi e condotta da AstraRicerche. Dieci donne su cento accendono almeno 16 sigarette al giorno. L’abitudine al tabacco è inoltre più diffusa fra le donne “over”: fuma la metà delle donne fra i 55 e i 65 anni d’età, contro il 39 per cento delle ragazze al di sotto dei 24. Le ragioni? Ha un effetto rilassante per il 42,3% delle fumatrici e aiuta a cancellare le arrabbiature per il 37%.

I danni del fumo in gravidanza

A peggiorare una situazione già abbastanza critica, c’è anche spesso l’assenza di impegno a smettere in gravidanza e dopo il parto. «Fumare in “dolce attesa” provoca diversi danni alla salute», sottolinea la professoressa Novello. «I più frequenti sono aborto spontaneo, parto prematuro, aumento della mortalità perinatale e infantile, basso peso alla nascita e ritardi nella crescita cognitiva». La lista dei danni si allunga se si include poi chi fuma da molti anni. «È un peccato se si pensa che basterebbe non fumare, o comunque smettere, per ribaltare un destino infausto», dice la professoressa Novello. «Il fumo aumenta fino a 14 volte il rischio di insorgenza del tumore del polmone».

I rischi dei luoghi pubblici dove ancora si fuma

Quest’anno c’è una ricorrenza importante: sono trascorsi 15 anni dall’entrata in vigore della cosiddetta “Legge antifumo”, più nota come Legge Sirchia dal cognome dell’allora ministro della Salute, che ne è stato il promotore. Dal 2003 non si può più fumare nei luoghi pubblici, come bar, cinema, ristoranti.

Ma non è ancora sufficiente. Perché ci sono ancora troppi posti dove si può fumare, danneggiando anche chi sta vicino. Spiagge, canyon street, cioè zone pedonali in città, stazioni ferroviarie: eccole, le zone più “tossiche”. «Negli anni abbiamo rilevato la concentrazione di black carbon, un tracciante presente all’interno del particolato più fine», sottolinea Roberto Boffi, pneumologo e coordinatore della Tobacco Control Unit dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. «I risultati contribuiscono a demolire la falsa concezione che fumare all’aperto faccia meno male. Nella realtà, invece, non è così. In più, non dimentichiamoci che le sostanze tossiche e cancerogene della sigaretta si concentrano nell’aria e vengono respirate anche da chi non fuma».

Per dare un’idea, la concentrazione di black carbon è otto volte superiore nelle zone all’interno della Stazione Centrale di MIlano, dov’è permesso fumare, rispetto alle densità rilevate nelle aree all’esterno della stazione. «Ci sono poi locali dove si continua a fumare», aggiunge il dottor Boffi. «Come nelle sale da gioco d’azzardo. Qui a causa del fumo di sigaretta c’è più del doppio di inquinamento, come polveri fini e black carbon, rispetto a quello del traffico cittadino».

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