Legge 104, le novità per i caregiver

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Eleonora Lorusso

Allo studio alcuni benefici per i caregiver che si prendono cura dei familiari over 80. Ecco di cosa si tratta

Aumentano gli anziani, che necessariamente hanno bisogno di maggiore assistenza, e a questi si aggiungono coloro che hanno disabilità anche in età differenti. Se la legge 104 conserva tutt'oggi il suo impianto originale, dal 1992 ha subito alcune modifiche per venire incontro proprio alle esigenze della popolazione che invecchia e a una società che cambia, aumentando la propria sensibilità nei confronti di chi non è autosufficiente.

Alcune novità sono già concrete, altre molto significative potrebbero arrivare entro fine anno. Sono ben tre, infatti, i disegni di legge presentati per introdurre alcuni cambiamenti, recepiti in vario modo nel Testi Unico che attende il vaglio definitivo del Senato. "Negli ultimi due anni e con l'ultima legge di bilancio (2018) in particolare, si è allargata la cornice e sono previste facilitazioni che consistono, ad esempio, in una detassazione per le aziende che offrono benefici ai dipendenti e che dunque favoriscono anche i lavoratori stessi che necessitano di assistere i familiari anziani e non autosufficienti" spiega a Donna Moderna Alessandro Rota Porta, esperto consulente del lavoro.

Ecco cosa potrebbe cambiare e chi potrà usufruire delle nuove agevolazioni.

Le novità per i caregiver familiari

Dal 2018 sono previste novità per i cosiddetti caregiver familiari. I parenti che assistono un disabili potrebbero usufruire di agevolazioni particolari nel caso in cui si prendano cura di un familiare di età pari o superiore agli 80 anni. Eccole in dettaglio.

Un bonus da 1.900 euro, erogato a chi assiste un familiare con disabilità dagli 80 anni di età in su. Lo si può ottenere con due modalità: la prima prevede una detrazione fiscale per le spese sostenute per l'assistenza, pari a una riduzione del 19% dell'Irpef e fino a una massimo di 10 mila euro. È prevista nel caso si abbia un familiare disabile over 80 (entro il 3° grado di parentela). Il caregiver deve essere senza reddito o con reddito Isee inferiore a 25 mila euro annui. È necessario presentare uno stato di famiglia con il nome dell'assistito, oltre l'Isee. La seconda modalità è quella di un assegno di importo pari a 1.900 euro, erogato dall'Inps su base annuale.  

Contributi previdenziali figurativi per la pensione: con questa possibilità, prevista dal ddl Bignami, lo Stato riconosce al caregiver familiare contributi previdenziali figurativi, equiparati a quelli di lavoro domestico, per i periodi durante i quali assiste il familiare in modo costante, tramite convivenza. La data a partire dalla quale sono contemplati è quella del riconoscimento della disabilità al parente. I contributi sono sommati a quelli già versati e sono conteggiati ai fini dell'Ape sociale. "È una misura importante, perché permette di avere una copertura piena ai fini pensionistici anche a chi deve assentarsi dal lavoro per questo tipo di motivi familiari" commenta Alessandro Rota Porta.

Part time e telelavoro: è possibile fare domanda per ottenere una modifica di orari e modalità di lavoro; il cambio nelle modalità di lavoro da full time a part time sarà in misura non superiore al 50%, per una durata massima di 2 anni e reversibile. Si può anche fare domanda per ottenere il telelavoro, in quanto il caregiver rientra nelle categorie protette. Se non fosse possibile per il tipo di incarico, il datore sarebbe obbligato ad assegnare al caregiver mansioni compatibili con il lavoro da casa. "È un beneficio che supera quello già possibile per alcuni lavoratori: nel pacchetto del Jobs Act è prevista la possibilità di chiedere il telelavoro, ma in questo caso si ha diritto solo a una priorità tra tutti coloro che fanno domanda, in caso l'azienda preveda già un cambio di modalità lavorativa. In pratica non c'è alcun obbligo da parte del datore di lavoro, che invece sarebbe previsto nel testo allo studio" dice l'esperto.

Riconoscimento di caregiver familiare: si tratta di una possibilità presente in due dei tre disegni di legge. Consente di ottenere la qualifica di caregiver, come di una persona che si occupa di assistere una parente che necessita di cure.

Tutela per malattie: con questa novità si intende la possibilità di godere delle tutele da malattie professionali dell'Inail. Secondo il ddl Bignami al caregiver andrebbe anche un'assicurazione statale che permette il rimborso delle spese sostenute in caso di malattia o infortunio nell'esercizio dell'assistenza al familiare malato.

Permessi mensili: sono confermati i 3 giorni di permesso retribuito mensile per chi assiste un familiare disabile; questa possibilità sarebbe estesa anche a coloro che siano assunti come "co.co.co".

Ferie solidali: è prevista l'istituzione presso le aziende di un fondo ferie solidale, che permetta ai dipendenti di donare ferie e permessi in eccedenza ai minimi previsti dalla legge ai caregivers. "Anche in questo caso, esiste già qualcosa di simile, ma con una differenza fondamentale. Le ferie solidali possono essere cedute da un lavoratore a un altro solo nel caso in cui il contratto nazionale della sua categoria lo preveda, altrimenti è una opzione non applicabile" dice il consulente del lavoro.

Caregiver in azienda

In attesa dell'approvazione del Testo Unico, ci sono comunque alcuni cambiamenti in atto. "Si tratta della cosiddetta long term care policy o terapie di lungo periodo, previste per malattie gravi. Consiste in una politica di detassazione che le aziende, specie medio grandi, offrono come misure di welfare ai dipendenti. Possono essere sotto forma di rimborso per le spese per la cura e assistenza di anziani o non autosufficienti, o nella concessione di permessi e modulazione degli orari di lavoro. Certo manca ancora una legge organica, ma le misure previste dei ddl allo studio sono molto valide" spiega Rota Porta.

"I vantaggi per i lavoratori non sarebbero di poco conto. La vera differenza rispetto all'attuale normativa è che si aumenterebbero i benefici per coloro che assistono persone disabili o non autosufficienti, mentre al momento i provvedimenti riguardano soprattutto i soggetti lavoratori direttamente interessati da forme di disabilità o con problematiche - spiega il consulente del lavoro. Con il ddl Bignami, ad esempio, potrebbero cambiare le condizioni di chi chiede il part time o il telelavoro, quindi la nuova legge rappresenterebbe un notevole passo avanti".

Quanti sono i caregiver

Si calcola che in Italia i caregiver familiari siano 5 milioni. Per molti si tratta di una necessità. Con l'invecchiamento della popolazione, aumenta infatti il numero di persone anziane che hanno bisogno di assistenza e nella maggior parte dei casi a occuparsi delle cure domestiche sono i familiari, soprattutto per motivi economici.

Secondo un'indagine commissionata ad Swg dalla Federazione dei pensionati autonomi Confersercenti (Fipac), il 71% degli italiani sceglie l'assistenza familiare diretta, soprattutto perché quella affidata a persone terze risulta troppo onerosa (59% dei casi). Per il 32% del campione, invece, prevale la volontà di occuparsi direttamente del parente. Il 4% degli intervistati non ha fiducia nelle strutture pubbliche, mentre una parte minore lamenta la mancanza di queste.

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