Con l’autunno arrivano nuove regole e opportunità per i disoccupati. «Per l’Italia si tratta di un cambiamento importante: si passerà dalle politiche passive del lavoro, fatte sostanzialmente di contributi economici, a quelle attive, cioè strumenti concreti per la ricerca di un impiego. Per esempio, attraverso la creazione di percorsi ad hoc per ricollocare licenziati e cassaintegrati ». A parlare è Maurizio Del Conte, presidente di Anpal, Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, l’ente appena nato per mettere in rete e coordinare le strutture che devono occuparsi di chi cerca un nuovo impiego. Da gennaio 2017 la durata dei sussidi statali sarà ridotta perché la stagione degli aiuti a pioggia è finita.

«I nuovi interventi per il lavoro in Italia si ispirano a quanto viene fatto in Nord Europa e presuppongono che tutti siano più responsabili» afferma Del Conte. «Dal disoccupato, che non può crogiolarsi nella sola speranza del sussidio, agli enti di aiuto che devono funzionare davvero». In parte questa logica è dettata dai tempi. «In passato, quando si poteva andare presto in pensione, il contributo di disoccupazione spesso era un ponte tra vita attiva e ritiro dal lavoro» spiega il giuslavorista Giampiero Falasca. «Oggi la situazione è ben diversa: l’assegno di vecchiaia è sempre più lontano e anche il 50enne che perde il posto deve trovarne un altro».

Verrà applicato il cosiddetto principio di condizionalità, che presuppone questo approccio: le persone che non hanno più un impiego ricevono il sussidio se dimostrano che si danno da fare a cercare un nuovo posto. Anche con il supporto degli enti chiamati ad aiutare in modo concreto i disoccupati che, dice l’Istat, sono al momento 11.400.000.

I centri per l’impiego. Chi ora non ha più il lavoro come prima cosa può andare in un centro per l’impiego, l’ex ufficio di collocamento (si trovano in ogni provincia e l’elenco completo è su clicla voro.gov.it). «Qui il disoccupato viene aiutato a fare il bilancio delle proprie competenze, indirizzato verso corsi di formazione in linea con il suo profilo professionale e avvisato quando c’è un annuncio di impiego adatto a lui». Da quest’autunno spetterà ai centri per l’impiego anche distribuire l’assegno di ricollocazione, una nuova misura prevista dal Jobs Act e per la quale sono già stati stanziati 400 milioni di euro. «È un voucher finanziato dallo Stato e ha diritto a riceverlo chi è senza lavoro da almeno 4 mesi» spiega Del Conte. «Potrà essere speso dal disoccupato in corsi organizzati da enti pubblici o privati, che saranno ripagati solo se e quando il candidato troverà davvero un posto. Questo dovrebbe garantire che il sistema funzioni in modo efficiente».

Le agenzie private. Accanto al canale pubblico c’è quello privato, cioè le agenzie per il lavoro, come Manpower GiGroup o Adecco. «In Italia ce ne sono oltre 70 con migliaia di sedi diffuse su tutto il territorio e si rivelano spesso molto efficienti» dice Falasca. «Le agenzie hanno una precisa spinta economica a ottenere buoni risultati: vengono pagate dalle aziende che assumono i disoccupati i quali, invece, accedono gratuitamente ai servizi».

Le Regioni e i Comuni. Oltre a Stato e privati, altri enti intervengono nella ricollocazione di chi ha perso il posto. Buoni risultati li sta ottenendo la Regione Lombardia con Dote unica lavoro: si tratta di un finanziamento che il disoccupato può richiedere per realizzare il Pip (Piano di intervento personalizzato). Questo, elaborato da operatori accreditati dalla Regione, prevede corsi e altre iniziative di inserimento professionale. Un’eccellenza è Afol di Milano. Si tratta di un’agenzia pubblica che in un unico centro offre tutti i servizi che altrove invece sono forniti da enti diversi: incontro tra domanda e offerta, riqualificazione e formazione professionale dei lavoratori e servizi alle imprese. Una sola struttura di riferimento snellisce le pratiche e accorcia i tempi. Ogni anno Afol aiuta circa 230.000 persone senza lavoro e il Comune di Milano ha appena stanziato 1.200.000 euro per i interventi a favore di disoccupati, cassaintegrati ed esodati over 45. Più spesso i Comuni, quando hanno fondi disponibili, aiutano a integrare la Naspi, il sussidio statale (vedi box nell’altra pagina). Lucca, per esempio, ha appena accordato una forma di sostegno al reddito per chi perde il lavoro, mentre Udine offre un contributo al pagamento dell’affitto a quanti, senza più un impiego, rischiano lo sfratto.