Cosa ha detto Matteo Salvini nell’intervista a Time

Matteo Salvini sulla copertina di Time Magazine

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di

David Allegranti

Il vicepremier ha rilasciato una lunga intervista al settimanale americano, in cui racconta la sua idea di Europa e come intende allargare il suo consenso in vista delle prossime elezioni europee

Sei anni fa, nel 2012, toccò a Mario Monti, “Can this man save Europe?”, “Quest’uomo può salvare l’Europa?”. Stavolta sulla copertina del settimanale americano Time c’è finito Matteo Salvini, lo “zar dell’immigrazione” che sta “portando avanti la missione di disfare la Ue”. Due prospettive politiche radicalmente opposte: il salvatore della patria (Monti), il distruttore (Salvini). A ogni epoca, insomma, il suo Zeitgeist, lo spirito dei tempi. Al capo della Lega, ministro dell’Interno e vicepremier, senz’altro non dispiacerà essere visto come il Terminator anti-Bruxelles, visto che Salvini è in missione per conto del dio Orbán (nel senso di Viktor, primo ministro dell’Ungheria). «Stiamo lavorando per recuperare lo spirito europeo che è stato tradito da coloro che guidano questa Unione. È chiaro che devono cambiare le dinamiche europee», ha detto Salvini nell’intervista a Time.

Un grande classico dei populisti: noi non siamo contro l’Unione Europa, è l’Ue che è contro di noi, è l’Ue ad aver disatteso le aspettative. Naturalmente, dietro le parole del leader leghista c’è un disegno preciso. Secondo una recente analisi dell’istituto di ricerca e analisi politica Cattaneo, tra i partiti critici o più scettici verso il progetto dell’Ue, si nota l’espansione dei gruppi di destra o centrodestra (Ecr, Efdd, Enf), che potrebbero passare dall’attuale 16,5 per cento dei seggi a poco meno di un quarto di eurodeputati nella prossima legislatura (24 per cento). Non un’ondata fascista, ma una crescita significativa sì. Salvini potrebbe approfittarne per far crescere ulteriormente il proprio consenso interno.  Il capo della Lega intende presentare le prossime elezioni europee come uno scontro fra “élite e popolo”; da una parte il tradizionale blocco liberale, socialdemocratico che ha governato finora l’Europa - definito sprezzantemente “tecnocratico” dagli avversari - e le sue istituzioni a Bruxelles, dall’altra un “popolo” aggredito dall’immigrazione, di cui Salvini sarebbe portavoce. Chissà che non riesca ad aver ragione. Quantomeno nelle urne.

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