Mancano 2 mesi alle elezioni europee, che chiameranno al voto 400 milioni di elettori tra il 23 e il 26 maggio. Saranno le prime senza Regno Unito: la Brexit regala ogni giorno sorprese, ma al momento i sudditi di sua Maestà sono esclusi. Per questo il prossimo Europarlamento “dimagrirà” da 751 a 705 deputati, distribuiti secondo la popolazione (prima la Germania, che ne avrà 96, poi la Francia con 79 e l’Italia con 76).

Secondo gli analisti saranno anche le prime consultazioni davvero “europee”, che non si giocano su temi nazionali. «Al centro del dibattito c’è l’Unione stessa, come diventerà in futuro e quanta presenza avrà nella vita dei Paesi membri» spiega Marta Dassù, direttore Affari europei dell’Aspen Institute.

Gli schieramenti in campo

Le difficoltà della Brexit mostrano che abbandonare l’Europa non conviene. A maggio si scontreranno alle urne diverse “visioni” di Europa: quella francese del presidente Emmanuel Macron, quella tedesca di Annegret Kramp-Karrenbauer, erede di Angela Merkel, e il blocco sovranista di cui fanno parte anche i partiti di governo italiani. «Il presidente Macron, come ha spiegato in una lettera rivolta a tutti gli europei, spinge per uno sforzo ulteriore di integrazione, a partire da una vera polizia di frontiera, un unico ufficio per la gestione delle richieste d’asilo e un sistema di difesa comune» sintetizza Marta Dassù.

«Dall’altro lato c’è l’idea della presidente della Cdu tedesca che teme un’unione troppo centralista e si limita a proporre maggior cooperazione tra i governi». Poi c’è il grande campo sovranista-euroscettico, composto da varie anime che vanno dal blocco di Visegrad (l’alleanza dei governi nazionalisti di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) ai partiti italiani Lega e 5 Stelle. «Sono convinti che lo Stato nazionale resti il fulcro della sovranità popolare e della legittimità democratica. Non hanno intenzione di cooperare più di tanto e vedono nell’Europa un vincolo, più che una leva utile».

Le disegugaglianze fiscali ed economiche

Ma c’è una differenza, rispetto al passato. Le scritte “no-euro” o “via da Bruxelles” non faranno parte dei manifesti elettorali. «Nessuno pensa seriamente di abbandonare l’Europa: le difficoltà della Brexit hanno dimostrato che non conviene» dice l’esperta. Paghiamo ancora le conseguenze economiche della crisi del 2008-2011. Su un punto sono tutti concordi: l’Europa va riformata profondamente. «Doveva garantire diritti sociali e benessere ma per molti aspetti non è avvenuto» ammette Nerina Boschiero, professoressa di Diritto internazionale all’Università Statale di Milano.

Nel mirino c’è soprattutto la situazione economica. Paghiamo ancora le conseguenze della crisi del 2008-2011, cui Bruxelles aveva risposto con l’austerity imposta a tanti Paesi, dalla Grecia all’Italia, che aveva finito per piegare le persone nel tentativo di puntellare i bilanci. Strategia criticata con un “mea culpa”, seppur tardivo, anche dall’attuale presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. A preoccupare è la disoccupazione, al 18% in Grecia, al 14% in Spagna, vicina al 9% nella Francia dei gilet gialli. «Non è un mistero: quando la gente sta bene, non protesta. Se sta male chiede un cambiamento e purtroppo arriva a dar fuoco agli Champs Elyseès» nota Boschiero.

Le conseguenze? «I sovranisti pensano che si starebbe meglio chiudendosi. Ma è un’illusione. Oggi che i Paesi vanno in ordine sparso, cosa abbiamo ottenuto? Se Apple in Irlanda può pagare il 2% di tasse, va là. Non da noi. Idem per l’industria attirata nell’Est da condizioni favorevoli. Le diseguaglianze si abbattono armonizzando le regole, non il contrario». Francia e Germania sono decise a prendersi la leadership politica. Compito del nuovo Parlamento, in autunno, sarà anche nominare la Commissione, ossia il braccio esecutivo europeo, e il successore del presidente Juncker.

Gli scenari possibili

I sondaggi dicono che i sovranisti avranno successo, ma non così tanto da puntare alla maggioranza. Secondo il Financial Times, i più votati resteranno il Partito popolare europeo (circa il 19%). Si delineano 2 scenari. Il primo è un’Europa di centro-destra, con un’alleanza tra Ppe e sovranisti moderati, che proprio Matteo Salvini potrebbe cercare di compattare. «Il quesito è fino a che punto il Ppe sarà disponibile ad aprirsi a questi partiti» ammette Marta Dassù.

Ma c’è anche chi prevede un’inedita alleanza al centro tra popolari e socialisti (in Germania governano insieme da anni), con l’appoggio dei deputati di “En marche” di Macron. C’è da convincere la Kramp-Karrenbauer, timida all’ipotesi. Ma di certo la soluzione verrà partorita dall’asse franco-tedesco. Parigi e Berlino sono decise a prendersi la leadership europea, hanno appena organizzato una storica seduta comune di parlamentari, ad Aquisgrana, e hanno incontrato insieme il leader cinese Xi Jinping. A pochi giorni di distanza dal memorandum economico con Pechino, che il nostro Governo ha siglato da solo.

Noi e l’Europa: il progetto di Donna Moderna in collaborazione con #100esperte

Per 8 settimane pubblichiamo inchieste che hanno come tema l’Unione europea dal punto di vista politico, economico, culturale. Un avvicinamento alle elezioni del 23-26 maggio (in Italia si vota il 26). Lo speciale è realizzato in collaborazione con “100 donne contro gli stereotipi” (www.100esperte.it) un database di esperte di Stem, politica internazionale ed economia: un progetto ideato dall’Osservatorio di Pavia e dall’Associazione Gi.U.Li.A. sviluppato con Fondazione Bracco e grazie al supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.