Teresa Noce congresso della Cgil
Teresa Noce sul palco del congresso della Cgil negli anni del dopoguerra.

8 marzo: le 3 donne che scelsero la mimosa

Coraggiose, passionali e paladine della parità. Questa è la vita poco raccontata delle tre donne che nel dopoguerra hanno scelto il fiore dell’8 marzo. E si sono ribellate ai maschilismi della politica

Simbolo dell’8 marzo, le mimose sono amate o detestate, senza mezze misure. Ma dietro la scelta di quel fiore c’è una storia di passione che ha trovato a fatica spazio nei libri di storia: è un potente triangolo di tradimenti e ideali e ha per protagoniste tre donne che lottano per affermare se stesse e non solo.

La Festa della donna era nata negli anni ’20

Siamo nel 1946. L’Italia sta raccogliendo le macerie lasciate dalla guerra. Prova a ricostruire e lo fa anche con i mattoni della politica: si progetta la Costituzione, si vota e ai seggi arrivano per la prima volta anche le donne. Già, ragazze e madri di famiglia: bisogna coinvolgerle. E non c’è modo migliore, pensa il Partito Comunista, che ripristinare la famosa Festa della donna, quella che era nata negli anni ’20 ma che poi era stata censurata dal fascismo.

Ci vuole un simbolo e l’allora numero due del partito, Luigi Longo, chiama l’anima rosa del Pci: Teresa Mattei, Rita Montagnana e Teresa Noce. Sono combattenti che stanno facendo la Storia. Anche se nessuno, o pochissimi, lo sanno, perché alla fine a salire alla ribalta sono sempre gli uomini.

Rita Montagnana
Rita Montagnana con una copia di Noi donne, il giornale di cui è stata storica direttrice.

Teresa Mattei, Rita Montagnana e Teresa Noce

C’è Teresa Mattei, genovese: ha l’animo ribelle e non lo nasconde. Da ragazzina viene espulsa da tutte le scuole italiane perché osa ribellarsi a un professore che incensa le leggi razziali. Durante il fascismo conosce per due volte il carcere ma non si ferma davanti a nulla, nemmeno alla partecipazione all’assassinio del filosofo Giovanni Gentile. Poi diventa partigiana: Chicchi è il suo nome in codice e macina chilometri tra le montagne portando medicine, armi e segreti di battaglia. Quando l’Italia è libera, entra nell’assemblea Costituente e nel Pci. E lì conosce le sue compagne.

C’è Rita Montagnana, sguardo fiero come il quartiere torinese degli operai, dove è nata. Ebrea, a 15 anni è già una sartina, fatica con ago e filo e scende in piazza per i diritti delle lavoratrici. Questo impegno la porta a Mosca, alla conferenza internazionale delle comuniste. Lì conosce Palmiro Togliatti: lui è il leader del Pci, lo chiamano “il Migliore”. Non è difficile per Rita innamorarsi di lui. E dirgli sì, il giorno del matrimonio e molti altri dopo.

E poi c’è l’altra anima del trio, Teresa Noce. Anche lei torinese, figlia di operai, è tra le fondatrici del Partito Comunista, anche se tutti la ricorderanno solo come moglie di Luigi Longo, uno dei “capi” dei rossi. Invece Teresa è molto altro: fonda un giornale, lotta nella guerra civile spagnola con il nome di battaglia Estella, attraversa in incognito Stati e confini. E prova sulla sua pelle l’esperienza devastante dei campi di concentramento.

Palmire Togliatti Rita Montagnana politica
Palmiro Togliatti con Rita Montagnana.

Niente violette come in Francia, ma mimose

Quando le tre si ritrovano per rianimare la Festa della donna, non hanno dubbi. Niente violette come in Francia, troppo costose, ma mimose. Sono ovunque, sbocciano proprio a fine febbraio e profumano le campagne. Erano già i fiori delle partigiane, sono perfetti, così piccoli ma forti, tutti stretti insieme, come le donne. I simboli, poi, non bastano: Teresa, Rita e Teresa chiedono impegno per la condizione femminile, vogliono essere ascoltate.

Quelle signore che durante la guerra hanno portato avanti il Paese, prendendo il posto degli uomini al fronte, non possono essere dimenticate. «La mimosa significa tenacia» dirà la Mattei in una delle ultime interviste prima di morire, nel 2013. «E quando ancora oggi vedo le ragazze manifestare con questo fiore tra le mani mi commuovo, perché non bisogna mai abbassare la voce».

Le tre “ragazze della mimosa” continuano a combattere

Purtroppo, loro dovranno farlo. E ci sarà sempre lo zampino di Palmiro Togliatti. Lui prima corteggia la Mattei, poi, tempo dopo, le ordina di rinunciare al bambino che sta aspettando, concepito nel 1947 con l’amante Bruno Sanguinetti. Troppo scandaloso, anche per il Pci. Ma Teresa non si piega, si rifiuta, vuole rappresentare le ragazze madri in Parlamento e osa contestare le scelte politiche del segretario. E dopo quel no in Parlamento non ci metterà più piede. Anche Rita Montagnana verrà tradita da Togliatti. Per anni ne è la moglie fedele mentre lui ha una relazione clandestina con Nilde Iotti. Si diranno addio e alla fine degli anni ’50 Rita lascerà il partito.


«In certi giorni del mese le donne non ragionano» disse un deputato. «Gli uomini non ragionano mai» rispose Teresa Mattei


Stessa sorte per Teresa Noce: lei scoprirà addirittura dai giornali che il marito Luigi Longo ha chiesto il divorzio. Ripudiata in prima pagina ed espulsa dal comitato centrale del Pci. Perché le donne, in quegli anni, sono importanti, ma solo se non si ribellano. Le tre “ragazze della mimosa” però continueranno a combattere per i loro ideali: si occuperanno dell’infanzia, si schiereranno con i sindacati. E non abbasseranno mai la testa. Proprio come aveva fatto la Mattei, agli inizi della sua carriera in Parlamento, con la forza dell’ironia: un deputato la interrompe, sottolineando che «in certi giorni del mese le donne non ragionano». Lei, senza pensarci un istante, ribatte che gli uomini non ragionano mai.

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