L’amore al tempo delle escort

17 02 2011 di Lavinia Rittatore

Guardando quotidiani e tv, sembra che l’Italia sia popolata da ragazze che si vendono in cambio di denaro, favori, fama. Come se fossero loro il modello vincente di femminilità oggi. La verità è ben diversa, dice la psicologa Maria Rita Parsi: queste donne sono il contrario dell’emancipazione e della libertà sessuale. In realtà sono misogine tanto quanto i loro clienti, non si rispettano e non rispettano il loro sesso

<p>Ha scritto una valanga di libri sulle donne, il loro rapporto con il corpo e la sessualità, l’emancipazione femminile: <a href="http://donnamoderna.bol.it/libri/Fragile-come-un-maschio/Maria-Rita-Parsi/ea978880449936/"  target="_blank"><i>Fragile come un maschio</i></a>, <a href="http://donnamoderna.bol.it/libri/L-amore-dannoso/Maria-Rita-Parsi/ea978880447729/"  target="_blank"><i>L’amore dannoso</i></a>, <a href="http://donnamoderna.bol.it/libri/Promiscuita.-Confusione/Maria-Rita-Parsi-Filippo-Zagarella/ea978887794631/"  target="_blank"><i>Promiscuità</i></a>. Figurarsi se adesso, davanti allo show di tante, tantissime, giovani donne che si fanno pagare in cambio di favori sessuali, <a href="http://donnamoderna.bol.it/libri/autore/Maria-Rita-Parsi/7/S/-0/"  target="_blank"><b>Maria Rita Parsi</b></a>, psicoterapeuta, riesce a tacere. Il Rubygate, da Ruby Rubacuori ovvero Karima El Mahroug, la ragazza marocchina che, secondo i magistrati di Milano, avrebbe partecipato a feste roventi a casa del premier Silvio Berlusconi, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Da troppo tempo ci viene proposto un modello femminile inaccettabile» spiega <a href="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/2011/02/18/la-sindrome-rancorosa-del-beneficato/"  title="Maria Rita Parsi"  target="_self">Parsi</a>, che ha appena pubblicato <i><a href="http://donnamoderna.bol.it/libri/Ingrati.-sindrome-rancorosa/Maria-Rita-Parsi/ea978880459807/"  target="_blank">Ingrati, la sindrome rancorosa del beneficiato</a> </i> (Mondadori). «Sembra che il mondo sia popolato solo da giovani donne disposte a tutto per ottenere privilegi, potere, denaro. Senza dover faticare come le comuni mortali. E l’umiltà? La costanza? La valorizzazione dei propri talenti autentici? Tutto sparito, dietro a fretta, avidità, ritmi frenetici per catturare il più possibile, in una specie di fast food della sessualità e della visibilità». </p><p>    </p><p> <b>Le donne alzano la voce</b><br />“Se non ora quando”: è il titolo della manifestazione in difesa della dignità femminile indetta per 13 febbraio scorso nelle piazze di tutto il Paese.“In Italia la maggioranza delle donne lavora dentro o fuori casa, crea ricchezza, si sacrifica...Questa ricca e vasta esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale offerta da giornali, tv, pubblicità. E ciò non è più tollerabile” si legge nell’appello firmato sinora da 75mila donne. Le strade si riempiranno anche di tanti nomi noti. All’iniziativa hanno infatti aderito le attrici Margherita Buy,Angela Finocchiaro, Laura Morante, politiche come Giulia Bongiorno e Anna Finocchiaro, religiose come suor Eugenia Bonetti e Maria Bonafede, scrittrici come Silvia Avallone e Michela Murgia. </p> Credits: Ph Desta

Ha scritto una valanga di libri sulle donne, il loro rapporto con il corpo e la sessualità, l’emancipazione femminile: Fragile come un maschio, L’amore dannoso, Promiscuità. Figurarsi se adesso, davanti allo show di tante, tantissime, giovani donne che si fanno pagare in cambio di favori sessuali, Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, riesce a tacere. Il Rubygate, da Ruby Rubacuori ovvero Karima El Mahroug, la ragazza marocchina che, secondo i magistrati di Milano, avrebbe partecipato a feste roventi a casa del premier Silvio Berlusconi, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Da troppo tempo ci viene proposto un modello femminile inaccettabile» spiega Parsi, che ha appena pubblicato Ingrati, la sindrome rancorosa del beneficiato (Mondadori). «Sembra che il mondo sia popolato solo da giovani donne disposte a tutto per ottenere privilegi, potere, denaro. Senza dover faticare come le comuni mortali. E l’umiltà? La costanza? La valorizzazione dei propri talenti autentici? Tutto sparito, dietro a fretta, avidità, ritmi frenetici per catturare il più possibile, in una specie di fast food della sessualità e della visibilità».

   

Le donne alzano la voce
“Se non ora quando”: è il titolo della manifestazione in difesa della dignità femminile indetta per 13 febbraio scorso nelle piazze di tutto il Paese.“In Italia la maggioranza delle donne lavora dentro o fuori casa, crea ricchezza, si sacrifica...Questa ricca e vasta esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale offerta da giornali, tv, pubblicità. E ciò non è più tollerabile” si legge nell’appello firmato sinora da 75mila donne. Le strade si riempiranno anche di tanti nomi noti. All’iniziativa hanno infatti aderito le attrici Margherita Buy,Angela Finocchiaro, Laura Morante, politiche come Giulia Bongiorno e Anna Finocchiaro, religiose come suor Eugenia Bonetti e Maria Bonafede, scrittrici come Silvia Avallone e Michela Murgia.

<p> ­­­<b>Siamo arrivati all’equazione donna uguale escort? </b><br /> <b> </b>«Ma no! Il mondo femminile è composto per la stragrande maggioranza da persone che lavorano duro, che fanno acrobazie per tenere tutto insieme, famiglia, figli, mariti. A me indigna il terribile messaggio che viene fatto passare e cioè che queste escort siano modelli vincenti». <br />  <b>Però si pongono come tali: vestono abiti di marca, sono sotto la luce dei riflettori, vanno in tv... </b><br /> <b> </b>«Vero. E allora spieghiamo che escort è la versione più chic di prostituta. Ora ditemi voi se una prostituta nei secoli è stata per le donne un modello vincente. Però c’è chi le vuole far passare come tali. Patrizia D’Addario, la escort pugliese, ha perfino scritto un libro sulle sue esperienze del “mestiere”. Più di una discoteca ha invitato Ruby come attrazione, e la si rincorre per intervistarla. Trovo tutto ciò grottesco e offensivo per il genere femminile». <br />  <b>La liberazione sessuale,bandiera del femminismo, è stato forse il seme da cui è partita questa degenerazione dei comportamenti? </b><br /> <b> </b>«Non scherziamo. Quando abbiamo combattuto per l’emancipazione femminile, avevamo ben chiari i nostri obiettivi. Lo slogan “il corpo è mio e me lo gestisco io”, aveva più e diversi significati. Per esempio partorire senza troppo dolore, e infatti sono nati i parti dolci, è stata introdotta l’epidurale. Ma il messaggio era anche “tu non mi puoi stuprare e passarla liscia”, e così la violenza sessuale, da reato contro la morale è diventato reato contro la persona. Rivendicavamo il diritto di provare il piacere sessuale in un’epoca in cui le donne per definizione non potevano avere l’orgasmo. Erano battaglie per la piena dignità delle donne, per una libertà autentica. Che c’entra tutto questo con la presunta libertà delle escort? Nulla». <br />  <b>Non sono donne indipendenti che gestiscono il proprio corpo come meglio credono? </b><br /> <b> </b>«Al contrario, sono schiave che fanno il mestiere più antico del mondo e che vogliono spremere gli uomini. Sono bulimiche, si ingozzano di qualunque pietanza. Poi, raggiunto il limite, vomitano. Basta leggere le loro intercettazioni per vedere lo schifo che provano. Non viene mai suggerita, nelle loro conversazioni, un’azione positiva: una ragazza s’inventa ricatti, un’altra vuole ottenere favori, un’altra ancora una casa, una sistemazione per sé e per la famiglia, la partecipazione a una trasmissione, un’altra esige un ruolo pubblico». <br />  <b>Qualcuno potrebbe accusarla di eccessivo moralismo. </b><br /> <b> </b>«Guardi, fare la prostituta è una cosa atroce, e non solo perché non è moralmente edificante. Immaginate di avere 17 o 25 anni. Di fare sesso a pagamento per mantenervi. Non vi vengono i brividi all’idea di trovarvi tra le braccia di uno sconosciuto che può essere anche una persona pericolosa? Un conto è subire tutto questo perché si è prigioniere della tratta come le povere nigeriane. Un conto è vendere il proprio corpo per arricchirsi in modo facile e rapido. E ci vedo qualcosa di patologico». <br />  <b>In che senso? </b><br /><b> </b>«Non sono in grado di fare diagnosi, è ovvio. Ma a mio avviso tutte hanno avuto qualche trauma nel passato. Chi è stata maltrattata da padre o zii, chi ha avuto una madre assente o troppo presente, ossessiva, chi è stata abusata. Sono sicura che nessuna di queste vanta un’infanzia e un’adolescenza lineari. Mi fa impressione Ruby, con le sue mille verità o mille bugie: racconta che è stata violata da due zii, che è stata malmenata dal padre, che è scappata di casa, che ha rubato. Poi dice il contrario. Che le sia successo tutto questo o meno, il risultato è che sembra avere un Avatar, una specie di doppia personalità. Per non parlare del profondo disprezzo che tutte le protagoniste di queste vicende, indistintamente, mostrano nei confronti del proprio sesso. Sono profondamente misogine». </p><p>  </p> Credits: Contrasto

­­­Siamo arrivati all’equazione donna uguale escort?
«Ma no! Il mondo femminile è composto per la stragrande maggioranza da persone che lavorano duro, che fanno acrobazie per tenere tutto insieme, famiglia, figli, mariti. A me indigna il terribile messaggio che viene fatto passare e cioè che queste escort siano modelli vincenti».
Però si pongono come tali: vestono abiti di marca, sono sotto la luce dei riflettori, vanno in tv...
«Vero. E allora spieghiamo che escort è la versione più chic di prostituta. Ora ditemi voi se una prostituta nei secoli è stata per le donne un modello vincente. Però c’è chi le vuole far passare come tali. Patrizia D’Addario, la escort pugliese, ha perfino scritto un libro sulle sue esperienze del “mestiere”. Più di una discoteca ha invitato Ruby come attrazione, e la si rincorre per intervistarla. Trovo tutto ciò grottesco e offensivo per il genere femminile».
La liberazione sessuale,bandiera del femminismo, è stato forse il seme da cui è partita questa degenerazione dei comportamenti?
«Non scherziamo. Quando abbiamo combattuto per l’emancipazione femminile, avevamo ben chiari i nostri obiettivi. Lo slogan “il corpo è mio e me lo gestisco io”, aveva più e diversi significati. Per esempio partorire senza troppo dolore, e infatti sono nati i parti dolci, è stata introdotta l’epidurale. Ma il messaggio era anche “tu non mi puoi stuprare e passarla liscia”, e così la violenza sessuale, da reato contro la morale è diventato reato contro la persona. Rivendicavamo il diritto di provare il piacere sessuale in un’epoca in cui le donne per definizione non potevano avere l’orgasmo. Erano battaglie per la piena dignità delle donne, per una libertà autentica. Che c’entra tutto questo con la presunta libertà delle escort? Nulla».
Non sono donne indipendenti che gestiscono il proprio corpo come meglio credono?
«Al contrario, sono schiave che fanno il mestiere più antico del mondo e che vogliono spremere gli uomini. Sono bulimiche, si ingozzano di qualunque pietanza. Poi, raggiunto il limite, vomitano. Basta leggere le loro intercettazioni per vedere lo schifo che provano. Non viene mai suggerita, nelle loro conversazioni, un’azione positiva: una ragazza s’inventa ricatti, un’altra vuole ottenere favori, un’altra ancora una casa, una sistemazione per sé e per la famiglia, la partecipazione a una trasmissione, un’altra esige un ruolo pubblico».
Qualcuno potrebbe accusarla di eccessivo moralismo.
«Guardi, fare la prostituta è una cosa atroce, e non solo perché non è moralmente edificante. Immaginate di avere 17 o 25 anni. Di fare sesso a pagamento per mantenervi. Non vi vengono i brividi all’idea di trovarvi tra le braccia di uno sconosciuto che può essere anche una persona pericolosa? Un conto è subire tutto questo perché si è prigioniere della tratta come le povere nigeriane. Un conto è vendere il proprio corpo per arricchirsi in modo facile e rapido. E ci vedo qualcosa di patologico».
In che senso?
«Non sono in grado di fare diagnosi, è ovvio. Ma a mio avviso tutte hanno avuto qualche trauma nel passato. Chi è stata maltrattata da padre o zii, chi ha avuto una madre assente o troppo presente, ossessiva, chi è stata abusata. Sono sicura che nessuna di queste vanta un’infanzia e un’adolescenza lineari. Mi fa impressione Ruby, con le sue mille verità o mille bugie: racconta che è stata violata da due zii, che è stata malmenata dal padre, che è scappata di casa, che ha rubato. Poi dice il contrario. Che le sia successo tutto questo o meno, il risultato è che sembra avere un Avatar, una specie di doppia personalità. Per non parlare del profondo disprezzo che tutte le protagoniste di queste vicende, indistintamente, mostrano nei confronti del proprio sesso. Sono profondamente misogine».

 

<p> <b>All’apparenza sembrano invece il trionfo della femminilità ammiccante e disponibile. Non le pare? </b><br /> <b> </b>«No, sono misogine, almeno quanto i loro clienti. Non si rispettano e non rispettano il loro sesso, si mercificano. Ma fra dieci anni che cosa ne sarà della loro vita? Non considerano nemmeno l’idea di faticare e fare la gavetta per raggiungere un obiettivo: sia un posto da commessa sia una cattedra all’università. Sono delle sciagurate che intrigano per avere più quattrini, che ricattano, che sparlano delle altre. Usano il loro corpo di donne e infangano così il prezioso sforzo di tutte le altre donne per essere considerate persone e non come oggetti. Queste signorine con i loro servizi a caro prezzo, che le hanno aiutate perfino a conquistare la luce dei riflettori, sono le protagoniste di un fenomeno sociale che io definisco: l’amore al tempo delle escort». <br />  <b>Lei pensa che sia cambiato per tutti il concetto di amore? </b><br /> <b> </b>«No, è stato solo scoperchiato un vaso di Pandora vecchio come il mondo, solo in una versione più moderna e atroce. Per la stragrande maggioranza delle donne l’amore è parità, consapevolezza, conoscenza del partner, donarsi all’altro come scelta, complicità, intimità che non vuol dire solo sesso. Nella storia di Ruby e delle altre vedo solo promiscuità e annullamento. Parte della pubblicità e certa televisione sono corresponsabili di questo degrado. Senza scrupoli usano il corpo della donna per vendere di tutto, dalle automobili ai lampioni. E in diverse trasmissioni, per non parlare dei reality, vediamo ragazzette mezze- nude, mute, che si agitano sulla scena e passano senza lasciare traccia. Ci sono tanti furbacchioni che sanno che il corpo femminile è il corpo più attraente del mondo, è il corpo della matrice, della madre». <br />  <b>Ma c’è differenza tra un uomo che compra una prostituta per strada, e finisce lì, e quello che la “acquista” promettendo ricchezza, carriera, promozione sociale? </b><br /> <b> </b>«Di partenza nessuna. In tutti e due i casi, c’è un profondo disagio. In loro c’è l’invidia del grembo: appena nati hanno perso il loro Paradiso terrestre, il corpo che li ha generati. E molti lo desiderano al punto da farne un’ossessione, un chiodo fisso. Lo vogliono possedere, controllare a ogni costo e a ogni prezzo. La differenza semmai è per chi si prostituisce: la strada è pericolosa, l’harem o la corte è uno spazio protetto, a volte anche principesco». <br />  <b>Dunque, come ha detto maldestramente il giornalista Piero Ostellino, il potere delle donne passa proprio attraverso il corpo? </b><br /><b> </b>«Non come lo interpreta questa schiera di escort che lo avviliscono in tutti i modi, complici di tutti quei maschi che lo vogliono solo sfruttare, umiliare, offendere. Loro credono di essere sedute sulla propria fortuna, ma si tratta solo di grave autolesionismo». </p><p>  </p> Credits: Afp

All’apparenza sembrano invece il trionfo della femminilità ammiccante e disponibile. Non le pare?
«No, sono misogine, almeno quanto i loro clienti. Non si rispettano e non rispettano il loro sesso, si mercificano. Ma fra dieci anni che cosa ne sarà della loro vita? Non considerano nemmeno l’idea di faticare e fare la gavetta per raggiungere un obiettivo: sia un posto da commessa sia una cattedra all’università. Sono delle sciagurate che intrigano per avere più quattrini, che ricattano, che sparlano delle altre. Usano il loro corpo di donne e infangano così il prezioso sforzo di tutte le altre donne per essere considerate persone e non come oggetti. Queste signorine con i loro servizi a caro prezzo, che le hanno aiutate perfino a conquistare la luce dei riflettori, sono le protagoniste di un fenomeno sociale che io definisco: l’amore al tempo delle escort».
Lei pensa che sia cambiato per tutti il concetto di amore?
«No, è stato solo scoperchiato un vaso di Pandora vecchio come il mondo, solo in una versione più moderna e atroce. Per la stragrande maggioranza delle donne l’amore è parità, consapevolezza, conoscenza del partner, donarsi all’altro come scelta, complicità, intimità che non vuol dire solo sesso. Nella storia di Ruby e delle altre vedo solo promiscuità e annullamento. Parte della pubblicità e certa televisione sono corresponsabili di questo degrado. Senza scrupoli usano il corpo della donna per vendere di tutto, dalle automobili ai lampioni. E in diverse trasmissioni, per non parlare dei reality, vediamo ragazzette mezze- nude, mute, che si agitano sulla scena e passano senza lasciare traccia. Ci sono tanti furbacchioni che sanno che il corpo femminile è il corpo più attraente del mondo, è il corpo della matrice, della madre».
Ma c’è differenza tra un uomo che compra una prostituta per strada, e finisce lì, e quello che la “acquista” promettendo ricchezza, carriera, promozione sociale?
«Di partenza nessuna. In tutti e due i casi, c’è un profondo disagio. In loro c’è l’invidia del grembo: appena nati hanno perso il loro Paradiso terrestre, il corpo che li ha generati. E molti lo desiderano al punto da farne un’ossessione, un chiodo fisso. Lo vogliono possedere, controllare a ogni costo e a ogni prezzo. La differenza semmai è per chi si prostituisce: la strada è pericolosa, l’harem o la corte è uno spazio protetto, a volte anche principesco».
Dunque, come ha detto maldestramente il giornalista Piero Ostellino, il potere delle donne passa proprio attraverso il corpo?
«Non come lo interpreta questa schiera di escort che lo avviliscono in tutti i modi, complici di tutti quei maschi che lo vogliono solo sfruttare, umiliare, offendere. Loro credono di essere sedute sulla propria fortuna, ma si tratta solo di grave autolesionismo».

 

<p>L'ultimo libro di <a href="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/2011/02/18/la-sindrome-rancorosa-del-beneficato/"  title="libro Maria Rita Parsi"  target="_self"><b>Maria Rita Parsi</b></a><i> </i>è <b><a href="http://donnamoderna.bol.it/libri/Ingrati.-sindrome-rancorosa/Maria-Rita-Parsi/ea978880459807/"  target="_blank"><i>Ingrati, la sindrome rancorosa del beneficiato</i></a> </b>(Mondadori) dove la psicoterapeuta spiega cosa succede nella testa di chi chiede aiuto, lo riceve, e poi fa finta di nulla. O ancora peggio ti pugnala alle spalle. E nella testa di chi, il benefattore, generosamente si prodiga e non viene nemmeno ringraziato. «Chi sviluppa il sentimento dell’ingratitudine non vuole riconoscere ad altri il fatto di aver avuto bisogno, di essersi trovato in una situazione di impotenza, di subalternità» dice Parsi. «Così deve “eliminare” il testimone di quel momento di debolezza, non ringraziandolo, o anche denigrandolo». </p><p>   </p><p><a href="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/2011/02/18/la-sindrome-rancorosa-del-beneficato/"  title="Maria Rita Parsi"  target="_self"><b>Maria Rita Parsi parla del suo libro</b></a></p><p>   </p><p>Vedi anche: <a href="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/"  target="_self">Donna e Mamma</a>, il blog di Maria Rita Parsi sul nostro sito</p>

L'ultimo libro di Maria Rita Parsi è Ingrati, la sindrome rancorosa del beneficiato (Mondadori) dove la psicoterapeuta spiega cosa succede nella testa di chi chiede aiuto, lo riceve, e poi fa finta di nulla. O ancora peggio ti pugnala alle spalle. E nella testa di chi, il benefattore, generosamente si prodiga e non viene nemmeno ringraziato. «Chi sviluppa il sentimento dell’ingratitudine non vuole riconoscere ad altri il fatto di aver avuto bisogno, di essersi trovato in una situazione di impotenza, di subalternità» dice Parsi. «Così deve “eliminare” il testimone di quel momento di debolezza, non ringraziandolo, o anche denigrandolo».

 

Maria Rita Parsi parla del suo libro

 

Vedi anche: Donna e Mamma, il blog di Maria Rita Parsi sul nostro sito

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