Animali in tribunale: cosa dice la legge

15 02 2017 di Paola Nardi
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Un divorzio, un’eredità o un litigio. Se in mezzo ci sono anche un cane o un gatto, come va a finire?

Sono circa 14 milioni e mezzo i cani e i gatti in Italia (dati Eurispes 2017) e le loro storie spesso finiscono nelle aule dei tribunali. «Sono protagonisti incolpevoli di liti che riguardano i loro padroni» precisa Edgar Meyer presidente di Gaia animali & ambiente (gaiaitalia.it). «Fino all’anno scorso erano addirittura considerati una res, una cosa, e potevano essere sequestrati, alla stregua di un divano o una tv se chi li accudiva aveva problemi con il Fisco. Ora è stato modificato l’articolo 514 del Codice di procedura Civile e nessuno li può pignorare». Ma spesso si ritrovano nel mezzo di una disputa per colpa del padrone. Queste 3 situazioni sono le più eclatanti.

Se l’amore finisce

«La legge parla chiaro» dice Meyer.«In caso di divorzio, per l’animale domestico si può chiedere affido e mantenimento condivisi: così marito e moglie provvedono in parti uguali alle spese e non rinunciano alla compagnia del pet». E se uno dei due non è d’accordo? «Per la legge l’animale resta con il proprietario, cioè con la persona che l’ha iscritto all’anagrafe canina, dopo averlo fatto microchippare». 



Se trovi un randagio

Ogni anno vengono abbandonati circa 80.000 gatti e 50.000 cani (stime Lav): non è difficile trovarne uno e decidere di prenderlo con sé. «Se ha il microchip va restituito al proprio padrone. Altrimenti la legge ti consente di tenerlo» spiega Meyer. «Ma se dopo qualche giorno il proprietario lo reclama e sei sicura che è in buona fede, ridarglielo diventa un obbligo morale». 



Se il gatto resta solo


Molti animali vivono con anziani. Cosa succede quando chi li accudisce non c’è più? «Cani e gatti vengono ereditati con gli altri beni, ma spesso accade che l’erede non abbia voglia di occuparsi dell’animale. C’è chi li riporta in canile, di solito in quelli privati: quelli pubblici accettano solo animali abbandonati. Per essere sicuri che il proprio cucciolo resti in buone mani è sempre meglio citarlo nel testamento».

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