Come liberarsi dall’ansia di dover far tutto

07 03 2019 di Vera Caprese
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A stressare noi donne è la costante lista di impegni da ricordare e da organizzare. Gli esperti lo chiamano “carico mentale”. E la coach che ha appena scritto un bestseller ci aiuta ad affrontarlo

Secondo l’Ocse, in Italia, ogni giorno una donna dedica 306 minuti, pari a 5 ore della propria giornata, a lavori non pagati. Più del doppio degli uomini (2 ore). Non solo: il 65 per cento delle intervistate vive l’intera giornata pensando a quando poter cominciare il compito successivo.

«Proprio in questo consiste il carico mentale. Non corrisponde al fare tutto, ma al pensare a tutto: mansioni domestiche, familiari ed educative, dal cambio degli armadi alle prenotazioni per le vacanze, passando per la spesa e gli appuntamenti col dottore» spiega Marie-Laure Monneret, coach e autrice del libro appena uscito Devo dirti sempre tutto (DeAgostini) «Una specie di vigilanza costante e pervasiva, un lavoro di gestione, di pianificazione e di anticipazione che spesso le donne si trovano a fare completamente da sole».

Eppure i dati dicono che dal 2009 l’impegno degli uomini a casa è aumentato di quasi 30 minuti al giorno...

«Attenzione a cantare vittoria: è vero che gli uomini hanno iniziato a collaborare di più, ma sono ancora selettivi sulle mansioni. Per esempio, si occupano maggiormente della cura dei figli, ma non dei lavori domestici. E poi quante volte diciamo: “Mio marito mi aiuta molto”? Se lui aiuta è proprio perché la responsabilità la sentiamo nostra».

Significa che siamo noi ad assumerci il carico mentale?

«Significa che di solito lo consideriamo normale e non ce ne accorgiamo. Agli uomini viene richiesta devozione totale sul lavoro, ma dalle donne si pretende devozione a tutte le cause. Quindi una donna dice a se stessa: posso impegnarmi nella carriera se porto a termine anche tutti gli impegni familiari. Colpa del retaggio culturale e degli stereotipi che perpetrano la convinzione che siamo biologicamente destinate all’accudimento».

Come “diagnosticare” allora un carico mentale eccessivo?

«Esamina i tuoi comportamenti. Tutte le notti fai delle liste a mente? Sei sempre tu che scappi dall’ufficio ogni volta che c’è un’emergenza familiare? Quando il tuo partner si occupa di qualcosa in casa o per la famiglia tu controlli che abbia fatto tutto bene? Sono questi i campanelli d’allarme».

Quali sono le conseguenze?

«A differenza dello stress da lavoro, quello da carico mentale non si interrompe mai, né nei weekend né durante le vacanze. Si porta via tutte le energie e riduce la capacità di concentrazione, ostacolando la riusci- ta professionale e causando anche una perdita di fiducia in se stesse perché non ci si sente capaci di soddisfare tutte le esigenze. Senza contare che pesa come un macigno sulla coppia: si rimprove- ra il partner di non assumersi le sue responsabi- lità e non ci si sente capite».

Come si fa a “guarire”?

«La prima cosa che mi viene da consigliare è fare un po’ di lavoro su di sé. Molte donne neanche ammettono di essere afflitte dal carico mentale, perché questo ruolo da una parte le fa star male ma dall’altra dà loro una sensazione di potere anzi, di più, di onnipotenza. Ogni giorno dimostrano di saper gestire tutte queste “cose da fare”. Senza mai fermarsi, senza neanche prendere fiato. Ma se l’immagine che si dà agli altri, e prima di tutto al proprio partner, è quella di una donna infallibile come si può poi pretendere che quello stesso partner ci capisca e riconosca le fatiche che il ruolo di manager familiare comporta?».

Quindi lei sta dicendo che bisogna accettare e mostrare i propri limiti?

«Esatto. Fatto questo diventa molto più facile far percepire e riconoscere il carico mentale a chi ci circonda. E diventa anche più semplice comunicare con mariti e fidanzati in modo costruttivo. Le accuse del tipo: “Non ti occupi mai di niente” sono inutili e dannose. Quando parliamo in termini di principi rischiamo di diventare giudicanti, saccenti e aggressive. All’altro arrivano molto più facilmente le richieste pratiche ed esplicite come: “Puoi per favore annotare quello che manca sul promemoria attaccato al frigo?”».

Ma allora cosa si può chiedere in pratica al proprio partner?

«La redistribuzione dei compiti. È fondamentale. Significa dividere la responsabilità di ricordare, eseguire e monitorare le cose da portare a termine ogni giorno. Facendogli capire quanto questa condivisione ci alleggerisca la vita e le giornate. Ma anche dandogli fiducia. Spesso ci limitiamo ad affidare singole mansioni, senza delegare mai del tutto. Senza mollare, insomma».

Una tecnica di pronto soccorso per i periodi più faticosi?

«Puntare sullo stress-balance: fai una lista delle mansioni che ti creano stress e stima il tempo per eseguirle. Poi confrontalo con quello a tua disposizione e, se ce n’è bisogno, pensa a come recuperarlo. Già questa semplice programmazione ci renderà più serene. Ma soprattutto non dimenticarci del “recupero”: spesso l’intero tempo delle donne è diviso tra lavoro e accudimento della famiglia. Se vogliamo migliorare la nostra capacità di concentrazione dobbiamo concederci almeno un momento di relax ogni giorno. Andate a ballare, fate sport, dedicatevi a una passione: sono ottimi farmaci per le menti affaticate».

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