Di artrite reumatoide soffrono in Italia 400.000 persone, in 8 casi su 10 donne tra i 40 e i 60 anni. La diagnosi spesso è lunga e faticosa, come ci raccontate nelle vostre storie. Per questo per combattere questa malattia è importantissimo riconoscerne i sintomi al più presto.

Noi di Donna Moderna dedichiamo il mese di novembre alla prevenzione dell’artrite reumatoide in collaborazione con l’équipe dell’Unità di reumatologia dell’Università degli studi della Campania Vanvitelli di Napoli, diretta dal professor Valentini. Gli esperti rispondono il lunedì, martedì e giovedì dalle 15 alle 17 al 3665618217 (negli stessi giorni e orari potete mandare un’email a: meseprevenzione@ gmail.com).

L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune. Significa che a scatenarla è un’esagerata reazione del sistema immunitario che attacca le cellule sane credendole nemiche. Le conseguenze di questa lotta sono il danno alle articolazioni e l’infiammazione che, se non vengono curati, peggiorano sempre di più. Fino a compromettere gravemente la vita di chi ne soffre, non solo fisicamente, ma anche dal punto di vista psicologico. I dati infatti dicono che per oltre quattro pazienti su dieci rappresenta nel tempo uno stop ai viaggi e agli hobby, con un forte impatto sul morale.

Oggi la ricerca ha fatto passi avanti rispetto anche solo a qualche anno fa. Esistono cure efficaci, ma spesso per chi ne soffre resta difficile compiere i normali gesti quotidiani. Proprio per agevolare la vita degli ammalatii, è nato il progetto Noi non ci fermiamo: sviluppato da un team composto da pazienti, designer, terapisti, reumatologici, ha l’obiettivo di creare oggetti di uso comune (che si possono scaricare dal sito www.piuability.it, personalizzare e stampare con una stampante in 3D). Un’iniziativa che permette anche di far conoscere la terapia occupazionale, un nuovo approccio all’artrite reumatoide che comprende una serie di strategie in grado di migliorare la quotidianità dei malati reumatici, come l’utilizzo di oggetti ad hoc. «Ricerche internazionali hanno dimostrato che il paziente avverte meno dolore se impara a evitare il più possibile sollecitazioni errate oppure sovraccarichi delle strutture osteoarticolari» spiega Gabriele Valentini, direttore dell’Unità di reumatologia dell’università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli. «E questo consente persino di diminuire il ricorso ai farmaci antidolorifici. Oggi, comunque, i malati hanno una vita più attiva anche perché, rispetto a un tempo, abbiamo a disposizione diverse classi di medicinali che sono in grado di tenere sotto controllo lo stato di infiammazione e il danno alle articolazioni».

In cosa consiste la terapia occupazionale?

Una donna su cinque deve dipendere da altri per svitare i tappi e tagliare gli alimenti. E una su due ha difficoltà a lavarsi i capelli. L’artrite reumatoide infatti colpisce contemporaneamente le articolazioni di entrambi i lati del corpo e soprattutto quelle dei polsi e delle mani. Con dolore e gonfiore che rendono faticosi, se non impossibili, anche i gesti più banali. «Gli oggetti che abbiamo progettato sono tutti adatti all’uso quotidiano» racconta Maria Grazia Pisu, presidente della sezione lombarda dell’associazione pazienti dell’Anmar, l’Associazione nazionale malati reumatici, che ha fatto parte del team di lavoro. «Rispondono a due requisiti: consentire una buona presa anche a chi ha l’articolazione deformata e permettere di compiere i gesti abituali, per esempio svitare un tappo, evitando movimenti dannosi come le torsioni del polso. In più sono leggeri: così mettono al riparo dal rischio di traumi e possono essere portati con sè in borsetta».

La terapia occupazionale, oltre agli oggetti, comprende un modo diverso di eseguire le normali attività e la messa in pratica di strategie furbe, con vantaggi anche psicologici. Si scardina la vecchia teoria che sia obbligatoria l’inattività per proteggere le articolazioni. Stirare e cucinare ora è consentito, a patto di non stare in piedi, ma su uno sgabello alto regolabile, per non sovraccaricare caviglie e piedi. Mentre per evitare di sforzare mani e polsi, quando si legge si può utilizzare un leggio da tavola oppure passare al lettore di e-book. «Noi pazienti abbiamo imparato anche a ricorrere a oggetti di emergenza per aiutarci a svolgere le attività quotidiane più complesse» aggiunge Maria Grazia Pisu. «Come il tappetino del mouse, da utilizzare quando le articolazioni sono molto dolenti, per appoggiarvi il barattolo o la bottiglia da aprire, che così rimangono fermi. Oppure il foglio di plastica per l’imballo di oggetti fragili, da usare per costruire al momento un’impugnatura ergonomica avvolgendolo tre, quattro volte attorno alla penna oppure alla posata».

Ecco 5 oggetti per rendere più facili i gesti quotidiani 


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Apribottiglie con diversi attacchi, da adattare alle differenti misure dei tappi.


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Calzascarpe estensibile per non doversi piegare, utile anche per indossare e togliere le calze.


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Spazzola speciale per lavarsi i capelli che trattiene lo shampoo e ha l’impugnatura ergonomica.


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Gancio per indossare la cintura di sicurezza e chiudere lo sportello dell’auto.


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Pinza per prelevare dagli sportelli bancari, afferrando il bancomat con un semplice tocco.

I farmaci che proteggono anche il cuore

Le cure più moderne per l’artrite reumatoide hanno la capacità di agire sulla reazione esagerata del sistema immunitario, e per questo vanno iniziate il prima possibile, scegliendo i principi attivi più adatti in base alla gravità della malattia. Ma non solo, i farmaci antireumatici sono fondamentali anche per rallentare o addirittura bloccare un pericoloso meccanismo emerso da alcuni anni. Gli studi hanno dimostrato che chi soffre di artrite reumatoide ha un rischio maggiore di andare incontro a infarto del miocardio e ictus. «La prevenzione è vitale» conclude il professor Valesini. «Bisogna anche correggere gli errori nello stile di vita, come il fumo, e tenere sotto controllo l’ipertensione e il diabete. Perché questi fattori possono avere un impatto amplificato sull’apparato cardiocircolatorio di chi soffre di artrite reumatoide».

Come fare la diagnosi precoce 

Come capire se soffrite di artrite reumatoide? Se da un paio di mesi avete dolori e gonfiori a entrambe le articolazioni delle mani o dei piedi, non perdete tempo: rivolgetevi a un centro specializzato. Li trovate sui siti delle associazioni pazienti reumatici (www.anmar-italia.it, www.apmar.it.). Se c’è un sospetto, il primo esame da fare è l’analisi del sangue per verificare la citrullina e il fattore reumatoide: questi due valori, in sei casi su dieci, si alterano in caso di malattia. L’indagine che spazza ogni dubbio però è l’ecografia articolare: riesce a vedere anche piccole zone colpite dalla malattia, che non sarebbero visibili con la radiografia. In più i risultati sono immediati, cosa che non è possibile con esami come la risonanza magnetica.