Artrite: oggi si può guarire?

10 09 2019 di Cinzia Testa
<p>L’attrice canadese Megan Park, 33 anni, soffre di artrite reumatoide da quando era adolescente. Nel 2015 lo ha rivelato per sensibilizzare sulla malattia</p> Credits: Getty Images

L’attrice canadese Megan Park, 33 anni, soffre di artrite reumatoide da quando era adolescente. Nel 2015 lo ha rivelato per sensibilizzare sulla malattia

Ci sono almeno tre forme possibili di artrite. E arrivare velocemente alla diagnosi è la prima sfida da vincere per ogni malato. Lo spiega un grande reumatologo che ci racconta anche le speranze legate alle ultime cure

Per tutto settembre puoi trovare informazioni e ascolto presso il team dell’Unità operativa di reumatologia e immunologia clinica di Humanitas di Milano, diretta dal professor Carlo Selmi. Questa settimana il giovedì dalle 16.30 alle 19.30 e il lunedì dalle 9 alle 12 al 0282242900. Oppure puoi inviare una mail a: prevenzionereuma@humanitas.it

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Non c’è solo l’artrite reumatoide, la più nota e temuta tra le malattie reumatiche autoimmuni. Ci sono anche l’artrite psoriasica e quella reattiva, con sintomi simili ma che richiedono terapie diverse. È fondamentale riconoscerle tempestivamente perché oggi ci sono cure efficaci anche per chi, fino a pochi anni fa, sarebbe stato destinato alla sedia a rotelle. Importante quindi rivolgersi subito allo specialista.

«Molti si fanno un’autodiagnosi leggendo in rete e poi si curano da sé con antidolorifici» spiega Carlo Selmi, responsabile dell’Unità operativa di reumatologia e immunologia clinica dell’Humanitas di Milano. «Così continuiamo a vedere pazienti che arrivano nei nostri reparti quando è troppo tardi». Abbiamo chiesto al nostro esperto quali sono le ultime novità nella diagnosi e nella cura delle varie forme di artrite.

Ma oggi si può guarire dall’artrite?

«Sì, succede in sette casi su dieci ma solo per la forma chiamata reattiva. È un’artrite particolare che colpisce i giovani e che segue un’infezione intestinale come un’enterite batterica, oppure genito-urinaria come la clamidia. I meccanismi non sono ancora chiari, ma sembra che quando c’è una predisposizione alle malattie autoimmuni, il batterio responsabile dell’infezione si possa diffondere alle articolazioni, provocando l’artrite reattiva. Per questo bisogna eliminarlo fin dai primi sintomi con un farmaco ad hoc. E, se si scatena l’artrite, ripetere la terapia associata a farmaci antinfiammatori contro il dolore».

Come si distinguono le varie forme? Ci sono biomarcatori?

«Oggi si sa che, in sei casi su dieci di artrite reumatoide, dalle analisi del sangue risultano alterati i valori della citrullina, un marcatore che è sempre negativo nelle altre due forme. In attesa che la ricerca ne scopra di nuovi, alcuni studi si sono focalizzati sulle peculiarità della malattia, per arrivare a una diagnosi rapida».

Quindi lo specialista è in grado di sospettare il tipo di artrite ancora prima di fare gli esami?

Se il dolore riguarda oltre cinque articolazioni (di solito in modo simmetrico, cioè a entrambi i lati del corpo), soprattutto mani e piedi rispetto a ginocchia, gomiti e spalle, è molto probabile si tratti di artrite reumatoide.Le probabilità sono ancora più alte se la persona fuma. Può essere, invece, artrite psoriasica quando, oltre alle cinque articolazioni dolenti, c’è anche una forte infiammazione ai tendini come la tallonite, la fascite plantare oppure il gomito del tennista.

Infine, può essere artrite reattiva se si scatena in un periodo che va da quattro giorni a un mese dall’infezione, con dolori che colpiscono una o più delle grandi articolazioni, cioè i gomiti, le ginocchia, le spalle o le anche. In genere si aggiunge un’infiammazione ai tendini come nel caso della psoriasica. Gli esami dunque, dopo aver ascoltato il paziente, servono come conferma: quelli più indicati per dimostrare la presenza di infiammazione articolare sono l’ecografia oppure la risonanza magnetica. Perché riescono a vedere anche piccole zone colpite dalla malattia in fase attiva, che non sarebbero visibili con la radiografia in grado, invece, di osservare i danni irreversibili».

Come mai l’artrite psoriasica viene scoperta anche con sette anni di ritardo?

«Nel 25% dei casi artrite e psoriasi colpiscono pressoché in contemporanea oppure prima si presenta la malattia reumatica e poi quella dermatologica. Nel 75% dei casi invece l’artrite si manifesta anni dopo le chiazze psoriasiche, ma solo il 15% dei pazienti psoriasici si affida a uno specialista. Invece è importante, in caso di macchie spesse, arrossate e spellate presenti in zone del corpo come i gomiti e il palmo delle mani, rivolgersi al dermatologo per impostare una cura ad hoc. E mettere al corrente subito lo specialista se compaiono dolori articolari, anche perché, al momento, non c’è quasi mai la possibilità di sapere a priori in chi si manifesterà l’artrite. Sottolineo “quasi mai”, visto che la ricerca si sta muovendo e oggi si sa, ad esempio, che una psoriasi che colpisce le unghie ne aumenta la probabilità».

All’ultimo congresso di reumatologia è stato dato ampio spazio alle nuove cure: ci può dire quali?

«Oggi abbiamo farmaci innovativi che solo fino a cinque anni fa erano impensabili. Come le cosiddette “piccole molecole”, che bloccano la malattia perché rendono le cellule del sistema immunitario in un certo senso sorde. E, senza una reazione, non si scatena la battaglia che provoca l’infiammazione e i ben noti sintomi. Oltre a questi, ora ci sono i farmaci biotecnologici: colpiscono sostanze come le citochine, che rappresentano la voce del sistema immunitario. Bloccandole si ferma l’infiammazione. A breve, per entrambe queste classi di farmaci, saranno disponibili molecole ancora più mirate, ma la sfida è un’altra: capire quale delle due cure è più adatta al singolo paziente, perché ognuno risponde in maniera diversa. Per ora, come è stato fatto con i farmaci contro l’ipertensione, procediamo per tentativi, finché non si trova quella che funziona meglio per quel malato. Lo scopo è quello di arrivare a identificare il profilo del candidato ideale per la specifica terapia. E forse non siamo così lontani dall’obiettivo».

<p>La 65enne star di Hollywood Kathleen Turner convive con l’artrite da quando aveva 38 anni. Ma per molto tempo ha tenuto segreta la sua condizione</p>

La 65enne star di Hollywood Kathleen Turner convive con l’artrite da quando aveva 38 anni. Ma per molto tempo ha tenuto segreta la sua condizione

LA TESTIMONIANZA
«Siamo ancora pazienti di serie b»

«Ho cominciato a stare male sette anni fa, dopo un mal di gola che si è poi rivelato essere un’infezione da virus Epstein-Barr. All’inizio i medici pensavano che soffrissi di fibromialgia: sono stati due anni di inferno, di cui uno trascorso in sedia a rotelle, segregata in casa perché abito al secondo piano senza ascensore. Poi, la diagnosi di artrite psoriasica, agevolata forse dal fatto che nel frattempo era esplosa la psoriasi su testa, piedi, mani e gomiti».

Inizia così il racconto di Simona Ladik, 38 anni, insegnante e vicepresidente dell’associazione pazienti A. Ma. R. V. Veneto. «Ogni anno cambio scuola e, quando varco la soglia il primo giorno, mi chiedo sempre quale sarà l’atteggiamento nei miei confronti. Come associazione ci impegniamo costantemente per far conoscere queste patologie che troppo spesso vengono sottovalutate o creano forme di discriminazione. Io l’ho vissuto sulla mia pelle, isolata dai colleghi a causa delle mani fasciate per le lesioni dovute alla psoriasi. Questo mi ha portata a vivere la malattia come una zavorra sul lavoro, ma oggi ho imparato a parlarne con serenità, anche per dare voce a tutti i malati. Noi pazienti reumatici non abbiamo diritto a prenderci un giorno di permesso retribuito per recarci in ospedale per la somministrazione del farmaco biotecnologico. E non è giusto essere costretta a chiedere due giorni di ferie quando gli effetti collaterali della terapia mi impediscono di uscire. Anche per questo sono diventata parte attiva dell’associazione, non vogliamo più essere bollati come “pazienti di serie b”. Ci vuole tanta forza e non si può mollare, bisogna essere guerriere e sorridere a questa vita che per noi è senza dubbio sempre in salita. Sento che lo devo a mia mamma, morta di sclerodermia, un’altra malattia autoimmune, quando avevo 17 anni. E al mio partner, che mi sostiene costantemente, materialmente e psicologicamente».

I NUMERI
✔ Secondo il registro dell’Annals of rheumatic disease, tra il 6 e il 42% dei pazienti con psoriasi sviluppa l’artrite
✔ L’artrite reumatoide colpisce più le donne, con un rapporto 4:1 rispetto agli uomini
✔ La fascia d’età più a rischio di artrite reumatoide e psoriasica è quella tra i 30 e i 50 anni
✔ L’artrite reattiva è più frequente nei giovani tra i 15 e i 30 anni

A CHI RIVOLGERSI
Se hai dolori e gonfiori a entrambe le articolazioni rivolgiti a un Centro di reumatologia. Lo trovi sui siti delle associazioni pazienti anmaritalia.it e apmar.it.

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