Artrite reumatoide: un batterio della bocca tra le cause

Tra i tanti fattori scatenanti dell'artrite reumatoide c'è anche un batterio che si trova nella bocca. Una scoperta che potrà migliorare la diagnosi, la prevenzione e portare a cure più mirate

Tra le cause dell’artrite reumatoide c'è anche un batterio presente nella bocca. A individuarlo sono stati alcuni ricercatori italiani della Fondazione Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica. La scoperta potrebbe aiutare nella diagnosi, oltre che nella cura, di una malattia che può essere molto dolorosa, invalidante e che colpisce soprattutto le donne, con un rapporto di 7 a 1 rispetto agli uomini.

La presenza del batterio scatena la reazione autoimmune

Lo studio, pubblicato su Frontiers in Medicine, mostra come a causare l’artrite reumatoide concorra il Glaesserella parasuis, un batterio presente in bocca e che è stato riscontrato nel 57,4% delle gengive dei pazienti con la malattia. Il batterio è responsabile di infiammazioni gengivali e parodontiti ma soprattutto porta il sistema immunitario a scatenare un attacco autoimmune.

L'artrite è una malattia con tante cause

«Il meccanismo che porta dall'infezione batterica alla malattia è studiato da molti anni e la scoperta conferma l’importanza di questo filone di ricerca, che ancora prosegue. Sappiamo, infatti, che l’artrite reumatoide è una malattia multifattoriale: contribuiscono a scatenarla sia una predisposizione genetica, sia fattori ambientali, come il fumo di sigaretta, l’inquinamento ambientale e alcuni batteri, come quello appena scoperto. Averlo individuato nei pazienti con artrite reumatoide darà sviluppi molto importanti» spiega Giovanni Adami, medico reumatologo presso l’ospedale di Verona, ricercatore presso l'Università della città veneta e coordinatore di un altro studio su questa malattia.

Gli autoanticorpi e il danno alle articolazioni

Il batterio Glaesserella parasuis è in grado di produrre alcune alterazioni nelle proteine del collagene che, non essendo riconosciute dall’organismo, scatenano una risposta da parte del sistema immunitario con anticorpi particolari: «Sono molto specifici della malattia e associati alle forme più aggressive dell’artrite reumatoide. Sono detti autoanticorpi o anti-CCP, cioè anticorpi che combattono contro l'organismo stesso che li produce e le sue articolazioni» spiega Giovanni Adami, medico reumatologo.  

L’artrite reumatoide è infatti una malattia autoimmune che colpisce le articolazioni, soprattutto delle mani e dei piedi. L'infiammazione causa gonfiare e dolori di per sé invalidanti. Ma il vero danno è all’interno: i linfociti T prodotti dal sistema immunitario aggrediscono il collagene di tipo 2 delle articolazioni che vengono progressivamente distrutte.

Come cambieranno le diagnosi

La scoperta può avere effetti importanti nella diagnosi della malattia: «Da 20 anni uno dei principali indicatori dell'artrite reumatoide è la presenza degli anticorpi anti-CCP, insieme al dolore. Ma se si rileva anche il batterio vuol dire che l'artrite si svilupperà in forma aggressiva. Velocizzare la diagnosi e la prognosi permetterà quindi di intervenire subito con un trattamento più deciso» spiega l’esperto.

Attenzione alle infiammazioni delle gengive

«La scoperta è importante anche per la prevenzione: quando la malattia non è ancora conclamata e il paziente non lamenta dolore, se si registra un'alta presenza di anti-CCP correlata a parodontiti e infiammazioni delle gengive, si può intervenire per limitare i fattori di rischio che potrebbero far sviluppare l'artrite. In concreto, è essenziale evitare fumo, inquinamento, migliorare l’igiene orale e curare le infezioni batteriche in modo tempestivo».

Come si tratta oggi l'artrite

L'artrite non ha una cura risolutiva ma la scoperta può aiutare a rendere i trattamenti con i farmaci più mirati. «Nel momento in cui la parodontite si manifesta si potrà scegliere una cura adatta, puntando sui farmaci biologici. Si tratta per lo più di anticorpi monoclonali, già impiegati oggi nelle forme più gravi di malattia» spiega Adami. Nelle manifestazioni meno gravi, invece, si utilizzano per lo più gli immunosoppressori «che però hanno lo svantaggio di agire sul sistema immunitario in modo indiscriminato».

Oltre a nuovi farmaci biotecnologici sotto forma di pillole si ipotizza anche la possibilità di realizzare un vaccino specifico: «Il problema dell’artrite è che le cause sono diverse: non è come il Covid, che è un’infezione provocata solo da un virus. Concorrono i geni e non conosciamo ancora tutti quelli responsabili. Però, ritengo possibile e plausibile che si possa arrivare in futuro anche a un vaccino» conclude Adami.

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