Come funzionano le Storie di Linkedin

Anche Linkedin introduce la funzione "Stories". Si possono attivare solo sulla app per dispositivi mobili. La funzionalità si trova nella homepage ed è simile a quella delle storie di Instagram

Da canale privilegiato per trovare e mantenere contatti di lavoro, ora LinkedIn introduce le Storie, aggiungendo una delle funzioni più utilizzate anche da altri social network. Dopo Facebook e Instagram, dunque, ecco che anche sul network professionale arriva la possibilità di inserire brevi foto e video, di non oltre 20 secondi, che si cancellano automaticamente dopo 24 ore. L’obiettivo è aumentare l’interazione tra utenti, soprattutto in un momento in cui lo smart working è aumentato e, in maniera inversa, sono diminuite le occasioni di contatto fisico tra colleghi. La novità, annunciata a fine settembre, è arrivata ora anche in Italia per 14 milioni di utilizzatori di LinkedIn, che adesso potranno arricchire le attività con immagini, filmati, adesivi e brevi testi.

Con le Storie aumenta la visibilità

Da un lato c’è la possibilità di incrementare il tipo di attività possibili sul social professionale, offrendo una nuova modalità per affrontare i temi di attualità del proprio settore di competenza, dall’altro si potrà aumentare la propria visibilità. Gli altri social come Instagram, infatti, lo hanno capito da tempo: le storie attirano più attenzione rispetto ai post. Ecco, dunque, che anche LinkedIn si adegua, mettendo a disposizione degli utenti una nuova funzione per farsi conoscere nel settore professionale o per allargare la propria rete di contatti, dopo che lo stesso social business ha visto crescere le conversazioni tra utenti del 55% in un anno e del 60% i contenuti creati dagli iscritti.

Come funzionano le Storie di Linkedin

Il nuovo strumento è stato prima introdotto in via sperimentale in Brasile, Olanda, emirati Arabi Uniti, Australia e Francia. Ora arriva anche in Italia, ma solo su dispositivi mobili tramite App. La funzionalità si trova nella homepage e si presenta in modo del tutto simile a quella delle storie di Instagram. In alto compaiono le icone in riquadro rotondo e cliccando si accedere alla telecamera dello smartphone, dalla quale iniziare a registrare il proprio video. Sempre nella barra nella parte superiore dello schermo sarà possibile guardare le storie degli altri contatti. Esattamente come accade da tempo per altri social, anche su Linkedin sarà possibile controllare chi avrà visualizzato le storie.

Si aggiunge poi anche una nuova possibilità: quella di interagire con i propri contatti su tematiche del giorno, di attualità o strettamente legate al proprio ambito lavorativo, rispondendo alla Domanda del giorno, che richiama il A cosa stai pensando di Facebook. Ma cosa pubblicare?

Cosa pubblicare nelle Storie

A dare qualche suggerimento è lo stesso social network che spiega che la parola d’ordine è «Essere rilevante». I filmati quindi dovrebbero permette di «condividere rapidamente le informazioni e rispondere agli ultimi avvenimenti più importanti o agli eventi attuali». Ciò non significa necessariamente dover creare un filmato sull’emergenza sanitaria: è possibile, invece, «condividere ciò che è importante per se stessi e per il proprio settore, assicurandosi che i contenuti che si creano siano pertinenti per i propri follower e il proprio pubblico». Se si ha un’impresa, per esempio, può essere utile ricorrere alle storie per lanciare nuovi prodotti da far conoscere in modo più diretto e immediati tramite i brevi filmati. Le aziende di recruiting, invece, possono sfruttare questa modalità per realizzare video in cui si spiega che tipo di figura professionale si sta cercando.

Un altro uso nell’interazione tra aziende e candidati a un posto di lavoro può essere quello di innovare le classiche FAQ, le domande frequenti, in modo da rendere l’interazione digitale più accattivante.

A cosa stare attenti

Quanto alla forma, trattandosi di filmati occorre prestare attenzione anche ai dettagli e soprattutto al modo in cui ci si presenta, dato che ci si trova su un social network di carattere professionale e non di puro svago come possono essere Instagram o Facebook (anche se anche questi ultimi da tempo sono diventati canali privilegiati di molte aziende e imprese). Attenzione, quindi a «mostrare il proprio aspetto professionale», ma senza trascurare il «tocco umano. Alle persone piace interagire con gli altri».

Per questo a molti brand piace l’idea di poter ricorrere alle storie per mostrare piccole pillole di vita lavorativa in ufficio, per pubblicizzare i valori dell’azienda, mostrando premiazioni o routine lavorativa.

Questo può valere anche per potenziali candidati. Via libera, quindi, anche alle foto della propria postazione di lavoro agile, da casa o in uno spazio condiviso, così come al lancio di eventi in diretta, purché si risulti autentici, altrimenti il rischio è di perdere credibilità.

Oltre a promuovere prodotti e notizie, le storie possono contribuire ad allargare la community o rafforzare i contatti al suo interno: a questo servono soprattutto le conversazioni, che possono essere incrementate grazie al lancio di filmati rapidi e chiari.

I blog diventano video

Le storie, dunque, aumentano le possibilità offerte dal social network, tra le quali rimangono importanti i post, ma anche i blog, che anzi possono beneficiare della possibilità di ricorrere ai video. Se finora era possibile tenere dei «diari» testuali, oggi sarà possibile arricchirli con immagini che possono aiutare a visualizzare i contenuti, a mostrare alcune descrizioni raccontate nei documenti, ecc. Tra i primi a innovare in questo senso c’è l’esempio della Harvard Business Review, che ha modificato i propri contenuti sotto forma di post con delle V-Blog Stories, in formato «guida video».

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