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Il Tribunale di Firenze ha condannato l’Ispettorato del lavoro del capoluogo toscano per non aver garantito la conciliazione tra vita privata e professionale. Una decisione storica

«Il Tribunale di Firenze nel 2019 ha condannato l’Ispettorato del lavoro del capoluogo toscano per non aver garantito la conciliazione tra vita privata e professionale. Una sentenza storica che ancora oggi resta una pietra miliare.

Il diritto alla conciliazione per la prima volta in una sentenza

Il caso riguarda 83 impiegati, a cui l’Ispettorato non aveva concesso la flessibilità oraria, che in base al contratto collettivo nazionale della Funzione pubblica è dovuta quando si hanno figli sotto i 16 anni. Per la prima volta in Italia un giudice ha riconosciuto l’equilibrio tra famiglia e carriera come un diritto sacrosanto: anche se per ora riguarda solo i lavoratori del settore pubblico e non delle aziende private, è un segnale positivo. Tra l’altro, fa pensare che sul banco degli imputati sia salita proprio l’agenzia che dovrebbe occuparsi della tutela del lavoro. È un’assurdità tutta italiana, simbolo dell’arretratezza delle istituzioni.

Nelle famiglie si afferma la conciliazione ma nelle istituzioni no

Perché nel nostro Paese da una parte la conciliazione sta lentamente diventando realtà nelle famiglie, dove l’equilibrio si realizza solo grazie a una divisione equa dei compiti tra uomini e donne. Però dall’altra, appena si varca la soglia di casa, tutto svanisce. Eppure sono ormai parecchi gli studi che dimostrano che un’organizzazione più flessibile aumenta la produttività. Le aziende lo hanno capito e puntano su smartworking e altre formule,e ora anche la politica si è aggiornata. Gli Stati membri dell’Unione europea si sono adeguati alla nuova Direttiva sul work-life balance. La norma parla chiaro: 10 giorni di congedo di paternità e almeno 4 mesi di congedo parentale per le coppie alla nascita di un figlio, 5 giorni all’anno per le caregiver che si prendono cura dei genitori anziani e, ovviamente, modalità di impiego flessibili.

Tutti devono intercettare questo diritto, che oggi è anche un “bisogno sociale”. Le nuove generazioni si stanno lasciando alle spalle lo stakanovismo che ha dominato gli ultimi 2 decenni e stanno imparando a coltivare di più passioni e sentimenti».

(testo raccolto da Flora Casalinuovo)

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