Un bambino di due anni, figlio di una coppia vegana, è stato ricoverato in ospedale a Nuoro per una grave forma di denutrizione. I vegani insieme ai vegetariani sono arrivati in Italia al 7,3% della popolazione. Secondo il Rapporto Eurispes 2019, però, mentre i vegetariani sono in calo, ad aumentare sono proprio coloro che escludono ogni tipo di alimento di origine animale, sia per ragioni ideologiche, che strettamente alimentari. Circa il 25%, infatti, considera quello vegano un vero e proprio stile di vita, mentre 3 su 10 si dicono convinti dei benefici per la salute. 

“La dieta vegana, differente da quella vegetariana che ammette latte vaccino e derivati come formaggi o uova, è sempre una dieta sbilanciata. Priva di proteine di origine animale, è carente di una serie di vitamine (come la B12) e minerali (come calcio e ferro) che sono di importanza cruciale nei primissimi anni di vita. Se un adulto può compensarne la mancanza con un’integrazione adeguata, nei bambini un’alimentazione vegana può portare a patologie anche molto gravi e a danni irreversibili, soprattutto a livello di sistema nervoso centrale” spiega Giovanni Corsello, già presidente della Società Italiana di Pediatria.


L’allarme dei pediatri

“È importante che le donne in gravidanza vengano messe a conoscenza dei rischi che corrono per la propria salute e quella del feto, rischi che permangono anche nelle fasi successive di allattamento e svezzamento del bambino” spiega Giuseppe Malfi, presidente dell’Associazione Italiana di Dietetica e nutrizione clinica (Adi). “Integrare i nutrienti necessari non è semplice sia nella vita intrauterina sia nelle prime fasi di crescita. Per questo da 0 a 3 anni la dieta vegana non è ritenuta sicura né indicata” spiega Corsello.

I rischi per i bambini

“La dieta vegana non garantisce il giusto apporto di vitamina B12, che si trova solo negli alimenti di origine animale. La mancanza di questa vitamina, nelle prime fasi di vita, non permette ad alcune aree del cervello di strutturarsi in modo corretto. Si rischiano patologie a livello del sistema nervoso centrale, di tipo compulsivo e cognitivo, come ritardi mentali di vario grado. Un bambino gravemente malnutrito, inoltre, può avere problemi di tipo cardiovascolare, quindi ipotrofia in cuore e muscoli: si tratta di una riduzione delle cellule che può limitare o rallentare la normale attività motoria e la funzione cardiovascolare” spiega il pediatra Giovanni Corsello.

Se a soffrire è il cervello

Di recente la nutrizionista britannica Emma Derbyshire ha spiegato, sulla rivista BMJ Nutrition, Prevention & Health, come stia crescendo la carenza di colina o Vitamina J, strettamente legata alla diffusione dell’alimentazione vegana. Si tratta di una molecola fondamentale per il corretto funzionamento del cervello e del sistema nervoso, la cui ridotta quantità è legata a depressione, perdite di memoria, Alzheimer e altre forme di demenza, disturbo bipolare, convulsioni e schizofrenia. “Finora l’EFSA, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha riconosciuto tre effetti principali della dieta vegana: sul metabolismo lipidico (dei grassi), sulla produzione di omocisteina (che insieme all’acido folico contribuisce alla produzione dei globuli rossi) e sul mantenimento della funzionalità epatica, dunque del corretto funzionamento del fegato, che la sintetizza. A questi effetti, però, si aggiunge la produzione di acetilcolina, che influisce proprio sul meccanismo della memoria e sul tono dell’umore” spiega Diana Scatozza, medico specialista in Scienze dell’alimentazione e farmacologia clinica.

Come evitare carenze

“La colina è prodotta dall’organismo solo in minima parte ed è normalmente integrata con l’alimentazione: è contenuta soprattutto nel tuorlo dell’uovo, nei pesci grassi come il salmone (ma anche nel merluzzo), nelle uova di pesce (come quelle di lompo) e nei legumi, tra i quali la soia, anche se in quantità minori” spiega la nutrizionista. Per questo una dieta vegana rischia di esserne troppo povera e va compensata con integratori, per lo più a base di lecitina di soia. “Per evitare carenze occorre compensare il ridotto apporto, oltre che della vitamina B12, anche di calcio, zinco e ferro, per non andare incontro a forme di anemia. Tra gli alimenti di origine vegetale la soia è quella che ha il quantitativo di proteine maggiore e più simile a quelle di origine animale: va bene nell’adulto, ma non nei primi anni di vita, anche per il rischio di allergizzazione che comporta. Nei bambini, poi, va sfatato il mito che sia sufficiente mangiare legumi per integrare l’apporto proteico: non è così semplice somministrarli in giusta quantità in età pediatrica e spesso non se ne garantisce un’assunzione adeguata” spiega Corsello.

Possibili benefici?

Uno studio della Oxford University, pubblicato sul British Medical Journal, mostra come un’alimentazione priva di carne abbassa i livelli di colesterolo e di vitamine. Se questo comporta un maggior rischio di andare incontro a ictus (+20%), riduce quello di infarto e malattie cardiache (-22%), grazie a una pressione sanguigna inferiore, a un più basso indice di massa corporea e a una minore incidenza di diabete. Alcuni esperti però hanno mostrato perplessità per le modalità con le quali è stato condotto lo studio (autodichiarazioni dei soggetti coinvolti, principalmente bianchi).

Un’altra ricerca, pubblicata su Critical Nutrition, ha invece sottolineato i benefici della dieta vegana sul microbiota, cioè l’insieme di microrganismi che vivono nell’intestino. Gli esperti hanno dimostrano come l’alimentazione a base vegetale aumenta l’apporto di fibre, antiossidanti e fitonutrienti, promuovendo la proliferazione dei batteri “buoni”, con effetti positivi, ad esempio sul sistema immunitario.

Ad accomunare scettici e convinti sostenitori della dieta vegana (e vegetariana) è però sicuramente l’importanza di aumentare il consumo di verdure rispetto a quello di carne, in particolare rossa. “Le gravi carenze della dieta vegana nei bambini non si riscontrano in una alimentazione vegetariana”. Infine, non va tralasciato un aspetto: “Un adulto può decidere in modo autonomo, anche per motivi ideologici, ma al bambino va garantito il diritto alla salute e quindi ad avere un’alimentazione corretta  e non carente” conclude Corsello.