Donald Trump

Donald Trump e le donne

Dall’algida first lady Melania all’erede designata Ivanka, passando per due ex mogli e svariate amanti. Ognuna racconta un aspetto del presidente Donald Trump. Che proprio sul voto femminile si gioca la rielezione

Nell’universo di Donald Trump, ogni donna parla di lui. Perché sono obbligate alla lode sperticata, certo, ma anche perché ciascuna delle ancelle alla corte di Sua Presidenza racconta un aspetto preciso della personalità del capo.

Melania, la rivalità con Ivanka e la sua freddezza

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Quelle del circolo intimo si riconoscono dalla messa in piega: lunga con boccolo, e quasi sempre bionda. Fa eccezione Melania, la terza moglie, ma il suo castano è sempre più sbiadito. Algida e impenetrabile, è stata l’enigma più seducente dell’era trumpista, ma solo perché abbiamo voluto illuderci oltre ogni evidenza che fosse una sorta di prigioniera politica. Donald non è un uomo che contempli il dissenso, neanche silenzioso.

Le donne “preferite” da Trump

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Ivanka, 38 anni, nata dal matrimonio con Ivana, è la secondogenita di Trump e, di fatto, la sua erede
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Melania, 50 anni, la terza moglie, ha sposato Donald nel 2005
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Tiffany, 26 anni, è l’unica figlia nata dalle nozze con la seconda moglie, Marla Maples

E la first lady, come scrive la sua ex migliore amica Stephanie Winston Wolkoff nel libro Melania and Me, appena pubblicato negli Stati Uniti, sa bene chi è l’uomo che ha sposato. Il libro è un innocuo memoir di ripicca, però è denso di dettagli rivelatori (per esempio: si è trasferita alla Casa Bianca solo dopo la sostituzione del wc usato dagli Obama). E conferma la faida tra Melania e Ivanka, o - come la chiama lei - «la principessa». Trump si sente più simile a un imperatore che a un presidente: Ivanka è quindi l’erede designata. Si dà arie da donna in carriera e alla convention del partito repubblicano ha presentato papà come «il presidente del popolo, difensore del buon senso e paladino dei lavoratori».

È Ivanka Trump la vera First Lady d’America

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Ivanka è la figlia di Ivana, simulacro platinato degli anni ’80: sposata Trump dal 1977 al 1992, divorziò con clamore dopo il tradimento di lui con Marla Maples (altra bionda, ma di categoria svampita). In tribunale accusò l’ex-marito di stupro, poi agli avvocati assicurò che non intendeva «in senso letterale». Emerse dal matrimonio più ricca di 14 milioni e qualche appartamento; adesso lo ricorda con affetto.

Dall’unione di Donald e Marla, invece, è nata Tiffany, in onore del negozio di gioielli più fotogenico della Quinta Strada. Perché Trump è, prima di tutto, ricco sfondato. O almeno ci tiene a disegnarsi così, ma nessuno è riuscito a fargli rendere pubblica la dichiarazione dei redditi. Anche Tiffany ha parlato alla convention, in rappresentanza della quota giovani-carini-e-disoccupati causa pandemia: il gene della faccia tosta scorre potente nella stirpe.

C’è però una frangia di consanguinee dissidenti. La nipote Mary, figlia di un fratello di Donald, ha scritto nel suo vendutissimo libro di panni sporchi – Too Much and Never Enough, uscito quest’estate negli Usa – che zia Maryann, sorella maggiore del presidente, lo considera impreparato, inaffidabile e privo di qualsivoglia principio. Insomma: uno che imbrogliava agli esami dell’università.

“The Girls of Trump”

Non saranno tuttavia queste scaramucce a scalfire l’immagine di Trump. Nel 2016, un mese prima delle elezioni, il Washington Post pubblicò un video in cui l’allora candidato si vantava del suo stile di seduzione («Prenderle per la passera») nella speranza di rovinargli la reputazione: sappiamo com’è andata.

Trump è l’espressione di un’ipocrisia diffusa: così impunito già negli anni ’80 da proporre a Playboy una rubrica intitolata “The Girls of Trump” per mettere in mostra le impiegate più procaci, con oltre 20 accuse di molestie sessuali all’attivo, ha il vezzo di pagare il silenzio delle amanti (come la pornostar Stormy Daniels, che ha incassato 130.000 dollari per non raccontare di quando nel 2006, mentre Melania accudiva il neonato Barron, lei assicurava al neopapà intrattenimenti per adulti).

Eppure Donald Trump ha costruito una carriera politica sui valori di patria e famiglia, e si promuove come indefesso sostenitore dell’emancipazione femminile. Dopotutto Kellyanne Conway (bionda di categoria rapace) è stata la prima donna a dirigere una campagna presidenziale di successo: quella di Trump nel 2016. Alla convention di quest’anno lo ha ringraziato per averla «aiutata a infrangere le barriere della politica». Poi si è ritirata: la figlia Claudia, 15 anni, ha annunciato su TikTok l’intenzione di emanciparsi dalla potestà dei genitori, e lei è «una madre, prima di tutto».

Le donne “detestate” da Trump

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Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di origini portoricane, bersaglio di tweet sessisti e razzisti del presidente
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Stormy Daniels, amante di Donald Trump nel 2006
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Kamala Harris, candidata alla vicepresidenza con Joe Biden, da sempre feroce critica di Trump

È sul voto femminile che si gioca la partita delle elezioni americane

L’abilità di suscitare emozioni primarie è per i trumpisti un talento naturale. E siccome quest’anno bisognava rassicurare le minoranze, sul palco sono salite esemplari donne del popolo: una nonna graziata in nome della riforma del sistema giudiziario, la vedova di un ex poliziotto ucciso durante le manifestazioni di Black Lives Matters, un’abortista pentita. È sul voto femminile che si gioca la partita. Quello che i democratici tentano di intercettare con l’empatia dolente di Michelle Obama, la competenza di Kamala Harris, l’irresistibile sfacciataggine di Alexandria Ocasio-Cortez: donne incapaci di sottomettersi a chicchessia, rappresentano tutto ciò che Trump detesta. Chissà a chi decideranno di somigliare, le americane.

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