Il caso di Emanuela Orlandi si riapre. Nuove indagini potranno far luce sulla scomparsa della ragazza, all’epoca 15enne, di cui si perse ogni traccia il 22 giugno del 1983. A darne notizia, a pochi giorni dal 14 gennaio quando si celebrerebbe il suo 55esimo compleanno, è stato il promotore della Giustizia Vaticana Alessandro Diddi, dopo settimane nelle quali la vicenda era tornata sotto i riflettori, complice anche una fortunata serie tv su Netflix, Vatican Girl.

Manifesto Emanuela Orlandi

Perché si torna a indagare sul caso Emanuela Orlandi

La svolta pare sia giunta per diversi fattori, non solo per l’interesse sollevato sul caso proprio dal programma trasmesso da Netflix, ma anche per l’insistenza del fratello di Emanuela, Pietro, e per la precisa volontà di «ricerca della verità e della trasparenza» espressa da Papa Francesco.

Emanuela Orlandi: la storia della liceale

Emanuela è una ragazza di 15 anni, liceale e appassionata di musica, tanto che frequentava una scuola di musica in piazza Sant’Apollinare a Roma, vicino al Senato. Nata il 14 gennaio 1968, è figlia di un commesso alla Prefettura della casa pontificia e viveva con la famiglia (i genitori e 4 fratelli) in Vaticano. Uscita un pomeriggio per andare a lezione di piano, flauto e solfeggio, non torna a casa alla sera. L’ultima a sentirla, per telefono, è la sorella Federica alla quale Emanuela, da una cabina telefonica, dice di aver incontrato un uomo che le ha offerto una grossa somma (370mila lire, circa 600 euro di oggi) per un lavoro di volantinaggio di poche ore, volantinaggio in occasione di una sfilata di moda. La sorella la convince a tornare a casa per parlarne con i genitori, ma a casa quella sera la ragazza non torna: le amiche la perdono di vista dopo la scuola di musica.

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La storia della Vatican Girl su Netflix

Passano anni, il mistero di infittisce, le piste si moltiplicano, ma il fratello Pietro non si arrende e lo scorso 22 giugno 2022, in occasione dell’anniversario della scomparsa, lancia un nuovo appello affinché chi sa – dentro il Vaticano – parli. Lo scorso autunno, invece, è arrivata la serie tv di Netflix, che proprio la famiglia ritiene utile per far luce sui fatti: «Questa serie è importante – ha commentato Pietro Orlando – anche perché è trasmessa in 160 paesi nel mondo, a milioni sapranno. Ho ricevuto messaggi di solidarietà dagli Usa al Sudamerica e pure dall’India. Il Vaticano so che è preoccupato per questo, sanno che non ci fermeremo mai finché la verità non verrà fuori».

Nel docu-film fa discutere la testimonianza di un’amica di Emanuela, secondo cui una persona vicina al Papa all’epoca «c’ha provato» con Emanuela. Ma le piste sono molte.

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Una delle manifestazioni organizzate dal fratello di Emanuela Orlandi, Pietro

Dalla scomparsa all’appello del Papa: le varie ipotesi

Tante le piste seguite dagli inquirenti nel corso degli anni, alimentate da voci più o meno confermate, mitomani, lettere anonime. Di sicuro rimangono l’appello di Papa Giovanni Paolo II, a luglio del 1983, così come l’ipotesi che il rapimento di Emanuela fosse legato alla richiesta di scarcerazione del turco Ali Agca, ritenuto responsabile dell’attentato allo stesso Papa un anno prima. Qualcun altro collegò il caso all’omicidio del banchiere Roberto Calvi e al fallimento del Banco Ambrosiano, un anno prima. Non sono stati esclusi neppure il coinvolgimento della Banda della Magliana e di un giro di pedofilia, mentre in questi giorni si è parlato di un misterioso dossier sulla Orlandi, in Vaticano, citato nel libro Nient’altro che la verità di monsignor Georg Gaenswein, il segretario personale di Benedetto XVI, che però nega l’esistenza di un fascicolo segreto. Di certo la famiglia di Emanuela è sollevata: «Da un anno chiedevamo di essere ascoltati», ha affermato la legale della famiglia Orlandi, Laura Sgrò.

Ora si dovrebbe indagare anche sulla scomparsa di una coetanea di Emanuela Orlandi, Mirella Gregori, sparita sempre nel 1983.