8 frasi da non dire ai bambini a tavola

24 05 2017 di Barbara Rachetti

Durante i pasti con i figli ci scappano espressioni molto istintive, che invece possono diventare delle bombe per i bambini. Ecco i consigli di due esperte, in collaborazione con il Progetto EAT Alimentazione sostenibile del Gruppo ospedaliero San Donato Foundation

Facile che i pasti in famiglia diventino battaglie. Ci sediamo a tavola con i nostri bambini e scattano spontaneamente frasi e comportamenti che ci sembrano normali, e invece possono diventare delle bombe. Pensiamoci: ogni parola ha un peso specifico che, tra una resistenza e un capriccio, tanta stanchezza e piccole vendette reciproche, a tavola diventa ancora più gravoso.

Noi adulti, insomma, mettiamo in atto un copione tramandato di generazione in generazione, frasi fatte che ci dicevano genitori e nonni e che proponiamo in maniera automatica, senza renderci conto che il cibo ha anche una valenza  emotiva, oltre che nutrizionale. Al cibo attribuiamo significati importanti che fanno parte della nostra storia di vita. Con esso creiamo un legame mnemonico e affettivo, che affonda le radici nel passato ma resta per sempre capace di rievocare certe sensazioni. E così sarà anche per i nostri figli.

Con l’aiuto di due esperte del Gruppo San Donato Foundation (Daniela Ignaccolo, biologo nutrizionista, specialista in Scienza dell’Alimentazione e Laila Fabiana Al Kassem, dietista) abbiamo raccolto le frasi più comuni che a tutti noi capita di dire ai nostri figli, e che invece sarebbe meglio evitare.

1. “Devi mangiare tutto quello che c’è nel piatto” 

Che tortura! Il cibo diventa un dovere. Un modo per allontanare il piacere della tavola. Ma è proprio necessario vedere il piatto pulito? Questa nostra esigenza mentale, che risponde al principio di ridurre gli sprechi e rispecchia l’immagine antica dei bambini africani, non tiene conto di un semplice fatto: magari il bambino non ha tutta quella fame. O forse non gli piace ciò che gli proponete. Forzarlo può ottenere solo l’effetto contrario: un rifiuto ulteriore.

2. “Se mangi tutto ti faccio vedere i cartoni animati”

Il cibo in questo modo diventa una merce di scambio. Chiediamo un favore al bambino e in cambio gli facciamo fare tutto ciò che vuole. Che conseguenze produce questo comportamento? Si educa il bimbo a fare le cose per ottenerne altre in cambio. Il ricatto dà potere al genitore nel breve periodo ma poi gli toglie autorevolezza perché ogni volta che si dovrà far obbedire, dovrà barattare. 

3. “Non sporcare!”

In alcune famiglie il divieto di sporcarsi mentre si mangia è ossessivo. Associare al cibo il concetto di sporco e il clima nevrotico che si viene a creare di conseguenza, non aiutano a rendere il pasto un momento da gustare. Come si può mettere in bocca con serenità qualcosa che fa tanto arrabbiare la mamma? Soprattutto quando sono piccoli, i bambini sporcano, un po’ per acquisire la manualità e un po’ perché devono manipolare il cibo per conoscerlo. Mettiamolo in conto.

4. “Mangia per fare contenta la mamma”

È frustrante vedere che il bambino non mangia quando magari abbiamo cucinato con amore e pazienza. Ma dicendogli così, gli facciamo passare il messaggio che ci siamo impegnate e sacrificate per lui e che se non mangia ci fa dispiacere, facendo leva sul senso di colpa. Se gli chiederete di mangiare per farvi felici, lui non solo non capirà il vero valore del cibo, ma si sentirà sbagliato e in difetto. E vivrà il pasto come un compito, da portare a termine solo per voi. Peccato, perché il cibo non dev’essere una prova d’amore. Il rischio è che da grande il bambino possa avere paura delle reazioni degli altri, temere di dispiacere alle persone con i suoi comportamenti, senza riuscire a essere se stesso e a esprimere quello che gli piace o non gli piace. Pensiamoci.

5. “Se fai il bravo ti dò una caramella”

In questo modo usiamo il cibo come premio o punizione, andando, tra l’altro, ad aumentare la preferenza per i cibi desiderati che, in genere, sono quelli meno sani.

6. “Sbrigati” 

Mangiare lentamente è una buona abitudine, aiuta ad apprezzare il cibo. Se il bimbo si dilunga troppo, forse non ama quello che sta mangiando oppure lo fa apposta. Se riusciamo a non dare troppa importanza alla cosa e a non tormentarlo inutilmente, non ne faremo motivo di tensione. 

7. “Quanto hai mangiato a scuola?”

Al rientro da scuola, meglio chiedere “Come stai” invece che proiettarsi subito sul suo pasto. Facendo così, passa il messaggio che il cibo per noi mamme conta più delle sue emozioni.

8. “Mangia questa cosa buona così starai meglio”

Usando il cibo come consolazione o conforto, gli stiamo dicendo che ci si può sentire meglio con una cosa da mangiare: in pratica, gli si insegna a mascherare le emozioni con una gratificazione immediata fornita da un alimento. Ma in questo modo si condiziona il suo rapporto con il cibo. In futuro, cioè, il bimbo diventato adulto può cercare nel cibo ciò che la realtà al momento non gli fornisce: appagamento, conforto, sicurezza.


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